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COMUNICATO STAMPA
Firenze, 15 settembre 2008
ATO TOSCANA, RIFONDAZIONE: «SI CHIEDE UNA SORTA DI DELEGA IN BIANCO SULLE FUTURE POLITICHE A CHI RAPPRESENTERÀ I COMUNI»
Questo
il testo dell'intervento dei consiglieri del gruppo di
Rifondazione Comunista:
«La legge regionale 61 del novembre dello scorso anno ha ridotto il numero
degli Ambiti territoriali ottimali per la gestione dei rifiuti, da undici che
erano a tre. Questa operazione, non semplice e realizzata nell'ottica
di una visione non solo industriale, ha colto due obiettivi: quello di una
riduzione e semplificazione di organismi (ogni ATO ha un presidente, un
Consiglio e un'Assemblea) e quello di riaffermare il ruolo dei Comuni e la loro
piena responsabilità nel raggiungimento degli obiettivi in materia di raccolta
differenziata (65% nel 2012) e riduzione della produzione di rifiuti.
La legislazione precedente, infatti, affermando il principio della chiusura del
ciclo dei rifiuti per ogni ATO, aveva determinato una progettazione in piccola
scala, con la proliferazione di impianti di
incenerimento e di discariche. L'accorpamento di diversi ATO, quindi, dà la
possibilità di
riprogettare l'intero ciclo su una più ampia scala,
attraverso nuovi piani provinciali da far confluire in un "super
piano" nel quale l'attivazione di sinergie fra i diversi enti consente di
intervenire secondo le indicazioni della Regione, per la riduzione dei rifiuti
e l'aumento della differenziata.
E' noto che la produzione di rifiuti in Toscana è al primo posto ed è
altrettanto noto che su 100 tonnellate di nostri rifiuti circa 90 finiscono in inceneritori e in discariche, mentre aumentano
nelle altre Regioni soluzioni di riutilizzo dei materiali trattati (materie
seconde) così da produrre ricchezza oltre che ridurre la quantità di materie
tossiche.
La maggior parte dei Comuni della Toscana, grandi e piccoli, al massimo si
misura con piccoli progetti di incremento della
differenziata tali da non consentire il raggiungimento degli obiettivi fissati
con l'aumento di un 5% annuo, continuano ad assimilare i rifiuti speciali a
quelli urbani e non intervengono sugli impianti esistenti che continuano a
lavorare come dieci anni fa.
In questa situazione di poca differenziata e non riuso
delle materie seconde, la creazione dei tre ATO nella Regione era ed è il
momento per arrivare ad un piano interprovinciale che non sia solo la somma
delle fotocopie degli attuali piani provinciali ma uno strumento che, nella
consapevolezza della complessità del problema, sappia usare dei prossimi anni
per approntare soluzioni di scala, politiche fortemente incisive sulla
produzione dei rifiuti, produrre ricchezza dal riutilizzo.
La delibera di costituzione dell'ATO Toscana centro non prende in
considerazione nessuna di queste necessità, e chiede una sorta di delega in
bianco sulle future politiche di ambito a coloro che
in quella sede rappresenteranno i Comuni: non sappiamo come si potrà aumentare
ogni anno del 5% la raccolta differenziata, non sappiamo cosa sarà fatto per
non essere sottoposti alla ecotassa a carico di chi
non raggiunge gli obiettivi; non sappiamo se e come si intende intervenire su
Case Passerini.
Più che altro, davanti a un problema complesso ma non
improvviso, sul quale la ricerca e la sperimentazione procede in ogni Paese e
città, non vediamo niente di nuovo rispetto a scelte ormai datate e a una
cultura che parla sempre di "buttare i rifiuti" e non di utilizzare i
rifuti».