IL FONDO TORDI DELLA BIBLIOTECA COMUNALE CENTRALE DI FIRENZE
§ 1. Le vicende del Fondo Tordi
La nascita della Biblioteca Comunale è strettamente connessa con quella dell’Archivio Storico :
" La biblioteca con l’Archivio storico comunale trae le sue origini dalla riunione in un'unica sede nei quartieri monumentali in Palazzo Vecchio dalla parte storica dell’Archivio vecchio della Comunità di Firenze al quale era unita una discreta biblioteca composta in gran parte di libri provenienti dalle soppresse congregazioni religiose, dagli uffici amministrativi comunali, da lasciti, doni e acquisti "1.
Nel 1913, con l’approvazione del Regolamento per il servizio della Biblioteca e dell’Archivio Storico del Comune di Firenze, confluirono nella biblioteca ulteriori libri, vecchi e nuovi, raccolti negli uffici comunali e ancora provenienti da lasciti, donazioni e da sporadici acquisti.2
La raccolta, specializzatasi nel corso del tempo, ha acquisito, oramai, il carattere storico culturale confacente ad un patrimonio il cui scopo è documentare esaustivamente la storia culturale, politica ed amministrativa di Firenze e della Toscana.
Quest’ultimo settore dei fondi storici, pur costituendo parte integrante del patrimonio complessivo, è stato a lungo trascurato. La Regione Toscana ha recentemente avviato un progetto4, il cui scopo è gettare luce sulle origini e sulla formazione di queste peculiari raccolte conservate nelle biblioteche toscane, coordinando le indagini.
La Biblioteca Comunale Centrale di Firenze ha, dunque, raccolto l’invito e, sulla spinta di nuove emergenti necessità di ricerca e sulla base dei soddisfacenti risultati dei lavori di recupero catalografico su supporto informatico dei suddetti fondi, ha intrapreso una ricognizione totale delle singole raccolte, con l’obiettivo di rendere effettivamente fruibile un patrimonio, altrimenti destinato al disuso.
Il lavoro effettuato sul Fondo Tordi, dunque, si inserisce in questo contesto di rinnovato interesse e di rivalutazione, o meglio valutazione, di un patrimonio latente il cui scopo ultimo continua ad essere la necessità di palesare l’intrinseca carica informativa, mutando la propria condizione ed evolvendo dall’originario stato di "informazione in potenza" all’attuale stadio di "informazione in atto"5.
La volontà di concretizzare quest’informazione "in potenza", trasformandola in un insieme di unità bibliograficamente ordinate ed accessibili era già presente in Tordi il quale, destinando una parte della sua libreria privata alla Biblioteca Comunale di Firenze, confidava in un ottimale, continua ed adeguata tutela e valorizzazione del nucleo donato; si legge, infatti, dal testamento10 " I libri relativi a Firenze che recheranno un’apposita mia indicazione, dovranno essere passati alla biblioteca Storica del Comune di Firenze, presso la quale già feci collocare, per precedente dono, la mia collezione topografica fiorentina11 in onore della mia adorata figlia Giulietta […]Vieto in modo assoluto e perpetuo che tutti questi miei doni siano portati e studiati fuori dell’ambiente e della sorveglianza diretta delle Biblioteche e degli Enti di coltura ai quali li ho destinati ".
Il primo marzo dello stesso anno Ciullini inviava una relazione al Podestà di Firenze12nella quale si tracciava un breve quadro della tipologia e della consistenza della raccolta, " […] circa mille volumi tra opere e miscellanee, che il testatore aveva distribuito in due librerie. Questo materiale librario è costituito in prevalenza di opere storiche riguardanti Firenze e la Toscana ", si informava che prima di disporne il trasporto in Palazzo Vecchio, era stata eseguita una cernita della raccolta, scartando un terzo circa dei volumi, ossia le opere di cui la Biblioteca possedeva già un esemplare, tali volumi rimanevano di diritto al Comune di Orvieto; l’intraprendente bibliotecario in seguito alla riduzione quantitativa del lascito, proponeva ed otteneva dallo stesso Comune e dalla famiglia del benefattore la donazione di alcune stampe, al fine di accrescere e completare la Raccolta topografica donata nel 1917 da Tordi. Ciullini terminava la suddetta relazione suggerendo :
" Credo opportuno aggiungere che di questi libri dovrà essere redatto e stampato un catalogo particolare e che essi dovranno essere riuniti in uno scaffale apposito sul quale sia iscritto il nome del donatore. E […] riterrei opportuno provvedere alle rilegature necessarie, alla schedatura ed alla stampa del catalogo".
Una ulteriore relazione15 inviata dal bibliotecario all’Assessore per la pubblica istruzione nel 1946, avente come oggetto lo stato di conservazione e di uso della Biblioteca ed Archivio storico, informa che Ciullini, promosso Direttore dell’Istituto, si accingeva
" all’ordinamento delle raccolte all[o] scopo di metterle subito a profitto degli studiosi […] Le raccolte bibliografiche erano state distribuite in diverse categorie secondo le materie dei libri e seguendo un sistema empirico era stato compilato anche un catalogo per autore in ordine alfabetico di soli nomi e indicazioni sommarie dei libri […] così che era sorta una tale confusione che ognuno può facilmente giudicare da se "; allo stato delle cose Ciullini decideva di porre rimedio formando " ex novo un catalogo generale ", concretizzatosi, poi, nell’esecuzione di ben sette cataloghi16 di cui non vi è più traccia, ad eccezione del catalogo alfabetico per autori, a tutt’oggi in uso nella biblioteca seppur limitatamente al posseduto anteriore al 1940 circa, e del catalogo topografico, oltre al registro d’ingresso.
Questa parzialità ha, successivamente, reso necessario un riordinamento del patrimonio intero, con conseguente ricatalogazione, tale lavoro si compiva negli anni Cinquanta ad opera della dr.ssa Renata Gioi Baroni17, in occasione della redazione della propria tesi di laurea; si provvedeva, così, alla compilazione di un nuovo catalogo generale a schede per autori e per soggetti, in cui confluiva il precedente catalogo per autori; anche questo lavoro non veniva portato a termine, il Fondo Tordi, come gli altri lasciti posseduti dalla biblioteca, non riceveva alcun trattamento particolare, permanendo nello stato di confusione generale creatosi al principio: disperso tra le altre raccolte.
Successivi e parziali riordinamenti si sono succeduti negli anni Ottanta e Novanta
( come si evince dal registro d’ingresso e dai duplici o triplici numeri d’inventario presenti sulle pubblicazioni esaminate18), ma il tentativo di riorganizzare ex novo il patrimonio, senza procedere singolarmente per separate sezioni, ha comportato il permanere del generale stato di disordine, coinvolgendo tra le varie raccolte il Fondo Tordi e rendendo necessario il presente lavoro.
La Biblioteca Comunale di Firenze nell’ambito del progetto di valorizzazione e riordinamento del proprio patrimonio, ha avviato ed oramai pressoché concluso, il recupero catalografico su supporto informatico delle raccolte possedute; tale recupero, resosi necessario per il cattivo stato di conservazione dei cataloghi cartacei parziali e datati, ha comportato, inoltre, un’indagine approfondita e definitiva dei vari Fondi storici e la pubblicazione in rete dei cataloghi di tali raccolte; la ricognizione del Fondo Tordi e la presentazione del catalogo delle opere a stampa, si inseriscono in questo contesto.
" Generalmente una biblioteca inizia il nuovo tipo di gestione informatizzata a partire dalle nuove acquisizioni […] il sistema informatizzato raggiunge la sua massima efficienza nel momento in cui tutte le procedure e tutti i servizi sono gestiti con lo strumento informatico, e soprattutto nel momento in cui le notizie bibliografiche di tutto il patrimonio della biblioteca sono immagazzinate nell’elaboratore […] Per questi motivi tutte le biblioteche che hanno avviato un processo di informatizzazione attivano […] dei progetti per il recupero delle notizie bibliografiche ancora su supporto cartaceo; questa fase del processo viene indicata nell’uso comune come […] recupero della catalogazione pregressa […] Il recupero può essere fatto […] con una catalogazione retrospettiva, che prevede una nuova analisi sia formale che concettuale e una ricatalogazione di tutte le raccolte, riprendendo in mano il patrimonio libro per libro […]19".
Il recupero catalografico su supporto informatico è avvenuto utilizzando il software di catalogazione per biblioteche Easycat20 che immette via Intranet le schede nel catalogo, è basato sul software di information retrieval CDS/ISIS dell’UNESCO; Easycat cataloga materiale bibliografico: monografie, periodici ecc. ed altre tipologie documentarie quali manoscritti, libro antico, materiale musicale, e per ogni base di dati si possono utilizzare Authority Files e Thesauri; consente di acquisire dati da tutti i formati e di convertirli in formato UNIMARC, adotta il formato dei dati bibliografici ISBD, attraverso il quale consente la catalogazione, controllando automaticamente sia la grammatica che la sintassi del formato standard, impedendo l’immissione di dati incongruenti e segnalando la presenza di errori nei dati acquisiti, permette la catalogazione partecipata di più biblioteche ed archivi, assegnando ad ogni ente un profilo identificativo e assicurando, così, il controllo della catalogazione. Easycat è oggetto di una convenzione con ICCU ( Istituto Centrale per il Catalogo Unico) per l’accesso a SBN ( Servizio Bibliotecario Nazionale), inoltre, i dati sono compatibili con l’OPAC Easyweb, un motore di ricerca via web basato anch’esso sul software CDS/ISIS, ed immediatamente disponibili in rete, l’OPAC ( Online Public Access Catalogue) è un interfaccia amichevole che permette la consultazione e l’interrogazione del catalogo elettronico, Easyweb si utilizza su dati provenienti da qualsiasi fonte, di ogni formato e tipologia, è dotato di un’interfaccia funzionale, flessibile e di immediata comprensione, permette la navigazione differenziando il tipo di ricerca per liste, per campi e per operatori booleani.
La ricognizione totale e corretta della raccolta richiedeva, dunque, indagini approfondite e incrociate con informazioni documentarie d’altro tipo, realizzabili solo con un lavoro mirato ed esclusivo.
Per indagare circa la sorte dei presunti esemplari mancanti si è fatto ricorso all’inventario22, nel quale erano stati registrati i libri del Fondo nel momento dell’acquisizione, identificati da un timbro recante la scritta "Lascito Tordi", apposto in corrispondenza sui volumi registrati; l’inventario, compilato manualmente, costituito da quattro quaderni, recava delle scarne indicazioni : numero d’ingresso, breve descrizione del volume costituita dal nome dell’autore, titolo, luogo e anno di edizione ed infine l’indicazione della provenienza, ossia il timbro.
Sfogliando il registro e confrontando i dati con la bozza di catalogo disponibile, si è rilevato che non tutti gli esemplari che ad inventario apparivano timbrati come Lascito Tordi erano presenti sul catalogo, ma d’altra parte, alcuni libri immessi nel catalogo elettronico non avevano alcun contrassegno o nota ad inventario tali da permettere di ipotizzare l’appartenenza al Fondo.
Inoltre, i volumi appartenenti al Fondo Tordi, non costituivano una serie continua nell’inventario, bensì comparivano a gruppi più o meno consistenti, intercalati dalla registrazione di altri libri acquisiti dalla biblioteca, talvolta gli stessi volumi comparivano due volte, reinventariati a distanza di tempo.
Se è ragionevole supporre che l’inventariazione del Fondo non sia stata totale e continua, poiché 1300 volumi richiedono del tempo per essere effettivamente collocati, ma sia stata intercalata dalla registrazione di volumi di altre raccolte che l’Istituto doveva comunque assorbire nel quotidiano lavoro di registrazione, catalogazione e collocazione, non può essere definita coerente o sensata la scelta a distanza di quaranta o cinquant’anni di reinventariare alcuni volumi senza darne alcun cenno; così se il grosso dei pezzi ha un numero d’ingresso compreso tra 4000 e 6000, corrispondenti agli anni successivi all’acquisizione della raccolta, avvenuta nel 1934, alcune serie ricompaiono inventariate con numero d’ingresso compreso tra 23 e 24000 e ancora tra 29 e 30000, corrispondenti rispettivamente all’inizio degli anni Ottanta e Novanta23, evidentemente in corrispondenza di riordinamenti e tentativi di recupero retrospettivo parziali e, comunque, incompleti.
I pezzi recuperati sono stati
descritti, inseriti nel catalogo elettronico e conseguentemente nel catalogo
cartaceo, sono stati esclusi gli esemplari attribuiti per sbaglio, identificati
con la sigla LTO quelli presenti nell’elaboratore ma non trattati come
appartenenti alla raccolta, per un totale rispettivamente di 1316 record
bibliografici nell’elaboratore elettronico e altrettante descrizioni nel
catalogo cartaceo
( si parla chiaramente delle
opere a stampa ).
Da questo totale esulano le pubblicazioni periodiche appartenenti al Fondo, almanacchi e lunari, pubblicazioni individuate, con fatica, per mezzo dell’inventario a causa delle scarne notizie riportate e della scelta di registrare non i pezzi fisici, ma il titolo del periodico, indipendentemente dalle annate presenti, siano due, tre o cinque, la registrazione ad inventario è unica e priva di collocazione; fisicamente i periodici della raccolta, come il resto delle pubblicazioni, sono disseminati e non raccolti in una serie continua o particolare, ma la dispersione qui ha una ragione d’essere : poiché la biblioteca possiede molti titoli di queste stesse pubblicazioni vi ha inserito, accrescendo le serie possedute, gli esemplari "tordiani". Le descrizione degli almanacchi e dei lunari non sono state immesse nel catalogo elettronico poiché la biblioteca sta avviando ora il recupero e la catalogazione del materiale bibliografico seriale, quindi si è scelto di fornire un catalogo cartaceo alfabetico degli esemplari, anche per il loro numero ridotto, rimandando ad un secondo momento l’inserimento di questa serie nell’apposito database.
Le opere a stampa includono esemplari antichi e di pregio, seppur in numero esiguo, trattandosi di un Fondo costituito principalmente da pubblicazioni moderne del XIX e del XX secolo, tra gli esemplari del Cinquecento (otto) è presente un’edizione aldina26, unica superstite di un gruppo di pregiate edizioni27 giunte nel ’34 ma oggi perdute, inoltre si contano circa venti esemplari del XVII secolo ed ottantuno del XVIII secolo; le pubblicazioni sono quasi esclusivamente in lingua italiana ad eccezione di pochi esemplari in lingua latina, francese, inglese e tedesca, le stesse considerazioni valgono per il paese di pubblicazione.
Una porzione consistente delle miscellanee ( circa trecento) è costituita da estratti, pubblicati in occasione di nozze e ricorrenze; alcune delle riviste letterarie da cui sono tratti gli articoli hanno fatto la storia della cultura italiana a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, possiamo a titolo esemplificativo menzionare le più ricorrenti : "L’archivio storico italiano", "Rassegna nazionale", "Nuova antologia" oltre al gran numero di riviste a circuito toscano.
Tra le pubblicazioni miscellanee circa trecento, complessivamente, recano dediche manoscritte degli autori ai vari personaggi del contesto storico-culturale fiorentino, quali Licurgo Cappelletti, Alessandro Gherardi, Umberto Marchesini, Ansaldo Ansaldi che compaiono talvolta come destinatari delle dediche, talaltra come dedicatari a testimonianza dell’esistenza di un circuito intellettuale nel quale Domenico Tordi, destinatario di circa venti dediche, si era attivamente inserito, instaurando rapporti più o meno diretti con i vari studiosi sia per necessità dettate dall’attività di ricerca, sia per la comune frequentazione di circoli ed accademie culturali, soprattutto dell’Accademia Colombaria di Firenze, di cui Tordi era membro anziano e dove avrebbe instaurato dei rapporti con Carlo Carnesecchi, primo Archivista di Stato di Firenze, a cui sono indirizzate ben settanta dediche; è probabile che in qualche modo lo studioso orvietano sia entrato in possesso di una parte della libreria dell’archivista, purtroppo la parzialità della raccolta della Biblioteca Comunale e l’impossibilità di verificare la presenza di altre dediche sui Fondi conservati negli altri Istituti non hanno permesso di andare oltre la pura supposizione.
Poiché Easycat, il software di catalogazione utilizzato dalla biblioteca, offre database differenziati per ogni tipologia bibliografica, catalogare il libro antico in formato diverso dal moderno ( e lo stesso può dirsi dei manoscritti), avrebbe significato riproporre anche nell’elaboratore, la dispersione fisica della raccolta a cui si stava tentando di ovviare; Quindi la totalità del materiale, indipendentemente dalla tipologia e pur comportando questa scelta l’omissione di alcune informazioni, è stata trattata con il medesimo criterio, catalogata in formato standard ISBD(M)29, immessa in un unico database, al fine di ottenere come risposta, all’interrogazione per campi ( selezionando il Fondo LTO Lascito Tordi), l’intero catalogo delle opere a stampa, senza alcuna lacuna e senza dover effettuare ulteriori ricerche.
L’ISBD e conseguentemente tutte le applicazioni dello standard, affermano la centralità della descrizione catalografica e si basano sulla rappresentazione degli elementi descrittivi della notizia bibliografica in una successione costante di aree informative, contraddistinte da una punteggiatura convenzionale, utilizzata per individuare l’inizio di un’area , ripetuta per tutta le aree ad esclusione della prima; la punteggiatura oltre a contraddistinguere l’inizio delle aree, individua all’interno delle stesse i diversi elementi informativi.
L’ISBD(M) è costituito da 8 aree, ciascuna area, ad eccezione della prima è preceduta da punto, spazio trattino, spazio (. - ), per ciascuna area è fornita l’indicazione delle fonti interne ed esterne da cui ricavare le informazioni, gli elementi ricavati da fonti non prescritte sono registrati entro parentesi quadre o nell’area delle note. Le aree sono:
AREA 5
Per le stesse ragioni menzionate
nell’area 4, raramente è presente l’indicazione del formato del
volume, quando già inserita nell’elaboratore l’informazione è
stato mantenuta, per gli estratti, talvolta sono indicate le pagine dell’articolo
rispettando la numerazione della rivista stessa ( es. da p. a p.) quando
l’articolo si presenta come pubblicazione autonoma sono indicate le pagine
riferite all’esemplare ( es. p.).
AREA 7
Qui vengono inserite tutte
le informazioni che non trovano posto nelle altre aree. Poiché in
quest’area non esiste un riscontro formale della descrizione e non è
possibile numerare le note presentate, gli elementi non sono trascritti
in modo normalizzato; si è tentato di uniformare il più possibile
le informazioni, mantenendo una punteggiatura costante per quegli elementi
che si ripetono nelle pubblicazioni presentando delle affinità,
al fine di garantirne, comunque, un immediato riconoscimento.
Le dediche manoscritte,
l’occorrenza della pubblicazione ( nozze, necrologi ecc.), l’indicazione
di estratto, queste informazioni si ripetono costantemente nelle note di
numerose schede descrittive, essendo il Fondo costituito principalmente
da opuscoli di poche pagine per i quali connotare il contesto di pubblicazione
equivale ad aumentare la significatività della descrizione catalografica
e la conoscenza dell’esemplare, scopo precipuo della pratica catalografica.
L’uso della punteggiatura rimane invariato, l’area 3 assente nello standard ISBD(M), è qui preposta all’indicazione della numerazione del periodico; le aree sono le seguenti :
AREA 3
Poiché si tratta
di periodici del Sette e dell’Ottocento e non si era in possesso di indicazioni
dirette o comunque ricavabili dai volumi esaminati circa l’inizio e la
cessazione della pubblicazione seriale, si è fatto riferimento a
repertori esterni che hanno fornito queste indicazioni e si è deciso
di inserire tali indicazioni nell’area delle note al fine di illustrare
con maggiore completezza la storia editoriale del periodico laddove, ovviamente,
sia stato possibile ricostruirla.
AREA 7
Si è deciso di inserire
in quest’area l’indicazione della periodicità della pubblicazione,
informazione desunta in modo diretto dai repertori consultati o indirettamente
dagli esemplari stessi, quando fossero disponibili più numeri dello
stesso titolo, individuando l’arco di tempo intercorso dalla pubblicazione
di un volume all’altro; oltre alla periodicità sono stati inseriti
gli estremi del periodico, inizio e cessazione della pubblicazione, queste
informazioni sono state interamente desunte dai repertori; infine si è
espressamente indicato l’esemplare utilizzato per la descrizione, non essendo
disponibile il primo numero del periodico, sul quale solitamente si dovrebbe
basare la descrizione del seriale.
Attraverso l’indicizzazione delle opere è stato compilato un indice dei soggetti per il catalogo alfabetico delle opere a stampa corredato, così, di accessi semantici, mentre per il catalogo dei periodici non è stato compilato alcun indice in considerazione e dell’esiguità degli esemplari (trentaquattro) e della ripetitività dei soggetti stessi : almanacchi e lunari, con l’unica differenziazione del luogo di riferimento.
I soggetti, spesso, sono stati inseriti in sede di catalogazione informatizzata, talvolta il soggetto è stato omesso, rendendo necessario un’ulteriore analisi delle pubblicazioni che ne risultavano sprovviste, in prospettiva della compilazione dell’indice e per garantire omogeneità nelle informazioni fornite per ogni pubblicazione; i soggetti mancanti, nella maggior parte dei casi, si riferivano a pubblicazioni il cui contenuto difficilmente può essere indicizzato, vale a dire componimenti in prosa o in versi dal contenuto letterario, per i quali un’analisi pur accurata permette, al limite, di formulare soggetti quali : poesia italiana, prosa italiana, ecc. cercando di limitare l’ambito mediante l’indicazione di coordinate spaziali e temporali, utili alla contestualizzazione e all’identificazione dell’opera.
La scelta di soggettare tutte le pubblicazioni, seppure non ineccepibile, risponde alla volontà di presentare un catalogo formalmente corretto, completo ed uniforme, ma, prima ancora, costituisce una necessità al fine di identificare compiutamente ed illustrare, con la maggiore obiettività possibile, le caratteristiche del fondo storico analizzato rendendolo visibile in tutte le sue componenti.
Il repertorio utilizzato per la corretta formulazione delle stringhe di soggetto è stato il Soggettario per i cataloghi delle biblioteche italiane curato dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e i relativi aggiornamenti; pur essendo uno strumento datato, pubblicato nel 1956, il Soggettario è, tutt’oggi , il più completo ed efficiente in materia, per ovviare all’arretratezza ed alle lacune terminologiche sono state pubblicate delle liste di aggiornamento ( fino al 1998).