Un puzzle da 25.000 pezzi
di Nicola Labanca
D'altronde, sempre dal punto di vista generale, come potrebbe farsi la storia della produzione e della circolazione del libro senza la conoscenza - fra le altre - della storia dell'istituzione che più di altre ha concorso non solo alla sua conservazione (secondo un'antica e statica concezione di biblioteca come "bene culturale") quanto soprattutto alla sua diffusione (biblioteca quindi come dinamico "servizio", come organizzazione funzionale ad una determinata comunità di utenti)? Il fatto che da noi la necessità di un simile intreccio di approcci, nonostante alcune meritorie eccezioni, venga riaffermato ancora troppo raramente rispetto a quanto sarebbe opportuno rappresenta un'ulteriore dimostrazione del carattere tutto sommato recente delle ricerche italiane in questo campo di studi e indica, su entrambe i versanti e nonostante i notevolissimi e recenti sviluppi, la parzialità di molte delle conoscenze disponibili.
Con una metafora bibliografica alla moda d'Oltralpe, potremmo dire che c'è bisogno in Italia non solo di qualcosa di analogo alla Histoire de l'édition française (Paris 1982-1986) ma anche alla Histoire des bibliothèques francaises (Paris 1990-92) che con quella collabori a definire le trasformazioni dei campi della lettura.
Anche se nascoste sotto le dimesse vesti dell'operazione amministrativo-bibliotecaria di recupero di un vecchio fondo dimenticato in polverosi scatoloni, proprio da tali considerazioni generali aveva preso le mosse, ormai qualche anno fa, il riordino della Biblioteca dell'Università Popolare (in acronimo, BUP). Un riordino che ha costantemente tentato di dimostrare quanto il lavoro di descrizione bibliografica possa anche non esaurirsi in mera registrazione e svilupparsi come un tentativo pratico di conferma di un'impostazione scientifica, o metodologica: nel caso specifico, quello della ricostruzione della stratificazione delle collezioni.
In verità, le condizioni di partenza sembravano quanto mai sfavorevoli.
Il primo ordine di difficoltà stava nella lunga vita (sia pur soggetta a trasformazioni e arricchimenti come a torsioni e capovolgimenti) dell'ente emanante. L'Università popolare di Firenze fu infatti fondata nel 1901, conobbe un deciso sviluppo nella seconda metà del quindicennio prebellico, superò il filtro della Grande Guerra per vivere un'esaltante fase di espansione nel primo dopoguerra. Costretta in un angolo dall'affermarsi del fascismo, fu fascistizzata nel 1926 per essere poi trasformata in sezione fiorentina dell'Istituto fascista di cultura nel 1927 (Istituto di cultura fascista, si ricorda, nel 1937). Con la Liberazione fu però ricostruita su nuove basi e svolse un ruolo non secondario nella Firenze del dopoguerra: un ruolo smorzatosi a partire dal 1953-56, ed entrato in crisi con gli anni Sessanta, anche se poi sopravvisse, erogando alcuni servizi culturali (fra cui anche quello di biblioteca) sino alla prima metà degli anni Settanta, quando l'ente fu dimenticato dalla città e travolto da una crisi finanziaria inesorabile.
Tali complesse vicende, che pure danno la dimensione dell'interesse del case study, si rispecchiavano - secondo ordine di difficoltà - nella vita delle collezioni della biblioteca (che al tempo dovette godere di una certa notorietà nell'ambito del più generale movimento delle Università popolari, se era considerata forse a ruota solo della più nota biblioteca della Umanitaria milanese). É a tutti evidente quali mutamenti dovette subire la politica degli acquisti della biblioteca ad esempio nel passaggio dai suoi primi e più moderati avvii al suo essere roccaforte della diffusione della "cultura socialista" fra 1918 e 1922 sino poi alla sua fascistizzazione. Questa, se formalmente era arrivata relativamente tardi, ebbe effetti devastanti sull'omogeneità delle raccolte (arricchite ma allo stesso tempo "inquinate" dalla scelta, non infrequente per il regime, di "concentrare" nella sede dell'IFC altre biblioteche di diversa provenienza, come quelle della Pro Cultura o del Circolo filologico fiorentino). Infine, nel periodo del secondo dopoguerra, a compiti nuovi la BUP aveva risposto mutando di nuovo la veste, facendosi ora strumento di crescita collettiva antifascista ma non riuscendo da sola a sopperire alle antiche carenze del sistema di lettura cittadina per divenire così, dalla vecchia "biblioteca popolare" che era, una più aggiornata "biblioteca pubblica", o "biblioteca di tutti": e questo in una Firenze tradizionalmente attenta alla "lettura colta" (quella della Biblioteca nazionale centrale, delle altre prestigiose biblioteche statali o universitarie, nonché per certi versi della biblioteca letteraria del Gabinetto Vieusseux) più che alla lettura popolare.
Il terzo e forse più grave ordine di difficoltà era dato dalle condizioni materiali del fondo quale esso si presentava prima dell'avvio del Progetto di riordino. Infatti, l'importanza e il ruolo dell'Università popolare e della sua biblioteca sembravano cancellati dalla memoria pubblica; ogni rapporto con i superstiti dell'ente originario era stato perso da parte dell'ente oggi detentore; ogni più elementare strumento di corredo (inventario di ingresso dei libri, catalogo a schede, registri dei prestiti e dei soci, archivio dell'ente) era stato nel frattempo irresponsabilmente smarrito; infine, lo stesso fondo librario si presentava assai confusamente conservato (in pratica un ammasso di polverosi scatoloni di cartone, senza alcuna indicazione del contenuto).
Insomma un vero e proprio puzzle da forse 25.000 pezzi (questa la consistenza stimata del fondo).
Oggi, grazie alla competenza di Marco Pinzani e all'impegno di Lisa Baligioni, quello che è stato recuperato e riordinato di quei 25.000 pezzi è messo a disposizione del cyber-utente.
Si tratta, in buona sostanza, di qualcosa che già aveva conosciuto alcune edizioni a stampa ma a tiratura limitata e con mezzi molto più modesti. Ci riferiamo (a parte un pre-print e un'edizione ancora precedente) ai tre volumi di BUP: catalogo della Biblioteca dell'Università popolare di Firenze / a cura di Nicola Labanca. - Firenze: Comune (Firenze: Tip. Comunale), 1996, che presentavano le collezioni divise secondo una prima successione cronologica (rispettivamente: vol. I, Le collezioni avanti il 1900, ca. 3400 volumi, con una presentazione di Stefano Mecatti; vol. II, Le collezioni fra il 1900 e il 1922, ca. 4700 volumi; vol. III, Le collezioni fra il 1923 e il 1944, ca. 5900 volumi). A questi tre volumi di affiancava (come frutto dell'opera di ricerca sulla stratificazione delle collezioni) una serie di più piccoli cataloghi intitolata BUP: inventario stratificato della Biblioteca dell'Università Popolare di Firenze / a cura di Nicola Labanca. - Firenze: Comune (Firenze: Tip. Comunale), 1996, articolata in volumetti ognuno dedicato ad una "singola" biblioteca nel tempo confluita nella BUP. (E, ad uso più interno, Francesco Nunzi aveva curato il primo volume di un catalogo topografico delle stesse collezioni).
In attesa che il database, cui si devono sia queste ricordate edizioni autoprodotte sia questa stessa edizione "telematica", sia incrementato e preparato per una definitiva edizione a stampa, non possiamo non essere grati per questa ulteriore odierna occasione per restituire alla città e alla comunità dei lettori (nonché a quella degli studiosi) una biblioteca che Firenze sino a qualche anno fa pareva aver dimenticata e persa per sempre.
Nicola Labanca