BUP
Biblioteca dell'Università Popolare di Firenze
La ricostruzione della stratificazione
e gli standard di descrizione
Chiusa alla metà degli anni Settanta e diventata proprietà del Comune di Firenze nel 1977, la Biblioteca dell'Università Popolare era "diventata" un polveroso ammasso di scatole di cartone. Quando, sul finire del 1992, si delinearono le possibilità di un suo recupero, ormai non erano più disponibili neanche i più elementari strumenti di corredo, come inventari, cataloghi a schede ecc. Come organizzare il recupero della biblioteca, anche in modo da poter rendere disponibili, via via, porzioni di collezioni dotate di un qualche senso?
Lo studio degli atti della Università Popolare fece emergere che col passare del tempo, nella BUP, si erano stratificate non solo diverse politiche di acquisto legate alle torsioni cui fu sottoposta la lunga vita dell'istituto cui era collegata, ma anche vere e proprie collezioni di diverse biblioteche. Nomi e istituti ormai dimenticati - ma al loro tempo importanti per la lettura a Firenze - come Biblioteca Popolare Comunale Filippo Buonarroti o Circolo Filologico, Pro Cultura o Istituto Fascista di Cultura tornavano così alla luce. Parve quindi opportuno, anche se complesso, non solo ricostruire la somma totale di questa stratificazione (la BUP) ma anche i suoi singoli addendi. Tale ricostruzione è apparsa fondamentale e specifica per l'agenzia bibliotecaria incaricata del recupero, la Biblioteca Palagio di Parte Guelfa (presso la quale ha oggi sede la BUP) e il Servizio Biblioteche del Comune di Firenze, costituendo per essa una priorità anche rispetto ad una più completa descrizione e indicizzazione (soggettazione, classificazione), rinviata ad un futuro successivo rispetto a una prima inventariazione delle opere come bene comunale e a una prima descrizione.
La descrizione è stata condotta, secondo gli standard ISBD, su un'applicazione opportunamente modificata del software ISIS-Teca. La delicata operazione di identificazione della stratificazione delle collezioni è stata invece resa possibile riportando anche, volume per volume, la vecchia numerazione inventariale, la vecchia collocazione e i vecchi e diversi segni di proprietà (timbri) propri di ogni biblioteca. Nei limiti del possibile, ogni volume (ogni record della base dati) riporta quindi in sigla anche l'indicazione del fondo o della biblioteca da cui proviene (doppi timbri indicano che il volume fu reinventariato, e la prima sigla rinvia cronologicamente all'istituto che per primo lo possedette). In particolare, per quanto concerne le sigle, BPCFB sta per Biblioteca Comunale Popolare Filippo Buonarroti, UP sta per Biblioteca dell'Università Popolare del periodo prefascista (con UP-GHERARDI a indicare uno speciale e consistente fondo donato dal Gherardi, appunto socio e bibliofilo), UPF sta per Biblioteca dell'Università Popolare Fascista (con UPF-DI LAGHI e UPF-GARNERI a indicare specifici e particolari fondi), ICF sta per Biblioteca dell'Istituto Fascista di Cultura, CF sta per Biblioteca del Circolo Filologico, PC sta per Biblioteca della Pro Cultura, e infine UPR sta per Biblioteca dell'Università Popolare del post-1944 e dell'età repubblicana, sino al 1977.
Si sono così raggiunti più risultati: si è descritta una parte conspicua della BUP, ne è stata ricostruita la storia, si è ribadito il carattere complesso del mondo della lettura, si è messo a disposizione dell'utenza spezzoni della biblioteca (ormai ben più dei due terzi) riconoscibili e dotati di un senso.
Nicola Labanca