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Timbro della Biblioteca dell'Istituto di Cultura Fascista Biblioteca dell'Istituto di Cultura Fascista (ICF)


La fase dell'Università Popolare Fascista si rivelò transitoria. A Firenze come in tutta Italia il regime aveva necessità di un proprio organo di organizzazione del rapporto istituzionale con gli intellettuali e di mediazione culturale con la città: la tradizione dell'Università Popolare con la sua ricca biblioteca e le sue migliaia di soci - anche se ormai in calo - costituiva un ottimo punto di partenza. Fu così che, anche a Firenze, l'Università Popolare (ora fascista) fu trasformata in sede cittadina dell'Istituto Nazionale Fascista di Cultura (più tardi Istituto di Cultura Fascista), sede nella quale furono concentrate alcune collezioni di altre biblioteche già chiuse o in difficoltà, come quelle del Circolo Filologico e della Pro Cultura.

Per quanto attiene le raccolte bibliotecarie, fu così definitivamente percepibile un progetto di "depoliticizzazione" e e al tempo stesso di "fascistizzazione": la biblioteca ingressò testi ufficiali di regime, diminuì la sua attenzione verso la saggistica e la stessa manualistica di tipo tecnico (forse un segnale di un passaggio nell'utenza dal mondo del lavoro e dell'artigianato a quello dei ceti medi?) e si concentrò soprattutto nella letteratura, più o meno classica, più o meno di evasione.


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