BUP
Biblioteca dell'Università Popolare di Firenze
Note storiche
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Cos'è oggi la Biblioteca dell'Università Popolare
di Firenze |
Le Università popolari
Sorta fra il 1900 e il 1901 l'Università Popolare di Firenze fu forse al tempo, dopo quella di Milano, la più rilevante in termini di forza dell'associazione, di latitudine delle attività (lezioni e conferenze, visite e gite, pubblicazione di un proprio bollettino ecc.). Annessa all'Università Popolare, prima come piccola struttura sociale interna, poi (1907) come frutto di una convenzione col Comune di Firenze, operò una Biblioteca, appunto la Biblioteca dell'Università Popolare (che d'ora in poi chiameremo BUP) la quale pure - in termini di consistenza e di fruizione (prestiti, lettura) - divenne presto una delle più rilevanti strutture nazionali per la lettura e per l'educazione popolare. L'Università Popolare e la sua Biblioteca chiusero i battenti nel 1975, al seguito di una lunga fase di crisi.
L'Università Popolare di Firenze
Cresciuta nel clima delle agitazioni politiche del primo dopoguerra, costituì per il fascismo al governo (1922) e per i suoi rappresentanti locali un obiettivo da conquistare e un ostacolo da rimuovere ai fini dell'irreggimentazione delle masse nel regime. In un primo momento (1927) essa fu quindi fascistizzata, subendo la modifica d'autorità dei propri organi dirigenti sino ad allora liberamente eletti dai soci. In un secondo momento il regime vi concentrò altri istituti culturali fiorentini, sino a farne la sezione fiorentina dell'Istituto Fascista di Cultura poi Istituto di Cultura Fascista.
Solo la Liberazione di Firenze e l'attenzione portata dalle prime amministrazioni locali dell'età repubblicana a quella che era ancora un simbolo dell'educazione e della lettura popolare in città fecero non solo rinascere la Università Popolare e la sua Biblioteca, ma le conferirono anche, almeno sino a metà degli anni Cinquanta, un ruolo culturale cittadino autonomo e di tutto rispetto. Da quella data, il suo profilo fu parzialmente oscurato in città da altre, più aggiornate e più dinamiche proposte culturali. Rimaneva però la sua importante Biblioteca, ampliatasi in tutti i decenni passati, e che non a caso rappresentava al momento della crisi finale dell'Università Popolare la sua eredità forse più preziosa.
La Biblioteca dell'Università Popolare di Firenze (BUP)
Col passare del tempo nella BUP si erano infatti stratificate - in corrispondenza delle modificazioni subite dall'istituzione cui era legata - diverse politiche di acquisto ed anche vere e proprie collezioni. Ad esempio, al momento della crisi dello Stato liberale e dell'avvento del fascismo al governo (1922) negli scaffali della BUP si allineavano sia i volumi della Biblioteca (sociale) dell'Università Popolare vera e propria (qui, in sigla, UP) sia quelli della Biblioteca Comunale Popolare Filippo Buonarroti (BPCFB), nata grazie alla convenzione col Comune di Firenze.
Sotto il fascismo le scelte di acquisto della prima BUP socialista, democratica e liberale erano però destinate a mutare: scomparvero i classici del pensiero politico socialista e la pubblicistica più politica che tanto aveva contribuito a formare generazioni di militanti e di liberi pensatori e diminuì anche l'ampio spazio dedicato alla manualistica che sorreggeva mestieri e professioni di artigiani e impiegati. Così quando la biblioteca fu ormai quella della Università Popolare Fascista (UPF) e poi dell'Istituto fascista di cultura (ICF) al tempo della Rimase, e si allargò, la già ampia sezione dedicata alla lettura di evasione, alla letteratura scientifica, di viaggio e di esplorazione e al romanzo più popolare, alla storia della letteratura e ai suoi classici italiani e stranieri. Addirittura, a "snaturare" il carattere originario e omogeneo della vecchia BUP, pur nell'arricchimento delle collezioni, il regime concentrò nella biblioteca dell'ICF anche quello che restava di almeno altre due biblioteche a suo tempo importanti, per quanto diverse: quella dell'aristocratico Circolo Filologico (CF) e quella della moderata associazione della Pro Cultura (PC).
Caduto il fascismo e liberata la città, la rinata Università Popolare degli anni della Repubblica (UPR) tornò ad incrementare la propria biblioteca, seguendo i filoni tradizionali della educazione popolare attraverso la consueta miscela di lettura impegnata e di lettura d'evasione. E nell'aver accostato, senza sussieghi accademici, saggi di politica e di analisi critica della società del proprio tempo, letteratura di alto livello e lettura più di consumo (libri gialli, fantascienza ecc.) risiede forse una delle ragioni del suo successo e del suo contributo all'educazione popolare di tante generazioni di fiorentine e di fiorentini.
Recuperare la BUP a Firenze - a fronte ad un'immagine della città e della sua cultura troppo spesso esaurita nelle solo pur fondamentali istituzioni (anche bibliotecarie) nazionali, universitarie, di alta cultura - può contribuire a ricordare all'amministrazione comunale il suo proprio specifico compito verso la pubblica lettura e in genere la rilevanza strategica per tutta la città di questa dimensione della lettura popolare.
Schede sulle singole biblioteche
Biblioteca Popolare Comunale Filippo Buonarroti
Biblioteca dell'Università Popolare Fascista
Biblioteca della Pro Cultura
Biblioteca del Circolo Filologico
Biblioteca dell'Istituto di Cultura Fascista
Biblioteca Università Popolare dal 1944
Nicola Labanca