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[versione rtf]
Camminano.
Passano di bocca in bocca e superano nazioni e continenti.
Si tramandano da una generazione a unaltra, allinterno di
una famiglia, di un paese, di una città.
Ancora oggi, nel frastuono della televisione, del cinema, dello spettacolo,
le fiabe continuano a muoversi e a vivere, perché non cè
cosa che affascini bambini e bambine come quel fatidico Cera
una volta che prelude alla narrazione. Un fascino sempre vivo
che deriva dallessere, le fiabe, connaturate alla storia e alle
culture delle genti: Italo Calvino affermava che le fiabe Sono,
prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica
di vicende umane, una spiegazione generale della vita, nata in tempi
remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a
noi; sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una
donna, soprattutto per la parte di vita che appunto è il farsi
di un destino(1)
Ma nel loro vagare nel tempo e nello spazio, nel loro passare da un
narratore ad un altro, le fiabe mutano la loro forma superficiale. Sullinvariabilità
profonda di certe strutture la creatività dei narratori e delle
narratrici si esercita e ricama un disegno particolare che tradisce
le caratteristiche culturali di una certa regione e di un certo tempo.
Le fiabe, come tutti i racconti orali, sono fatte di una materia duttile,
rimanendo sé stesse si modellano ad uso dellambiente che
le accoglie. Per farsi comprendere, amare e ricordare i personaggi e
gli ambienti si tramutano, re e regine diventano signorotti di campagna,
i cammelli si fanno asini, i fantastici tesori orientali diventano piccoli
peculi di formaggi e salumi che incantano affamati contadini.
La novella Prezzemolina in Toscana ha un sapore
ben diverso della stessa fiaba raccontata in Germania dove infatti si
chiama Rapunzel o della fiaba napoletana che si chiama Petrosinella:
il nocciolo della vicenda, una trasfigurazione del mito di Proserpina,
è sempre lo stesso, ma nelle versioni regionali la fiaba assume
forme e caratteri ben diversi, cambia il vegetale agognato dalla donna
incinta, cambia il mostro che imprigiona la bella, cambia lincantesimo
che la salverà. Ed è questa particolare veste superficiale
che incanta e avvince lascoltatore. Il bravo narratore e la brava
narratrice modellano addirittura la loro storia sulluditorio del
momento richiamando aneddoti, facendo esempi, usando nomi e modi di
dire conosciuti da tutti.
Quando i bambini e le bambine ci richiedono una fiaba, non desiderano
ascoltare scheletri di trame, ma desiderano abbandonarsi a una narrazione
ricca e abbondante che trae nutrimento da un particolare mondo.
E così che le fiabe, oltre a parlare con i loro significati
mitici al profondo di tutti noi, descrivono e fanno conoscere mondi
che in molti casi non esistono più, ma che sono la nostra storia
e il nostro passato. Le fiabe ancora oggi parlano di contadini e boscaioli
poverissimi che non possono nutrire i figli, di boschi oscuri in cui
ci si può perdere per sempre, di società in cui la separazione
fra ricchi e poveri è qualcosa di immutabile , i paesaggi sono
agresti e arcaici, le case in città sono a portata di voce e
le locande sono gli unici ritrovi.
Questo mondo dipinto nelle fiabe, che fa da sfondo alle vicende degli
eroi e delle eroine, è diverso in ogni regione, in ogni paese,
anzi quasi ogni singola famiglia ne possiede uno tutto suo. Ho detto
che quasi ogni famiglia possiede un proprio mondo di narrazioni,
ma forse dovrei dire possedeva. Perché è da
chiedersi quante di queste fiabe regionali, o meglio quante
di queste versioni regionali di fiabe, siano ancora conosciute e ricordate.
Quando un bambino o una bambina ci pongono la fatidica richiesta Mi
racconti una storia e cerchiamo nella nostra memoria una fiaba
poco di quel patrimonio di racconti orali ci ritorna alla mente. Qualche
trama, qualche finale, qualche brandello di storia riaffiorano, ma di
solito non riusciamo a ricostruire tutta intera una fiaba, col suo intreccio,
i suoi momenti cruciali, il suo articolato procedere; se si prova, per
esempio, a ricostruire tutta la vicenda di una fiaba famosa, ma un po
complessa come Fantaghirò, è difficile che si riescano
a ricordare tutte le prove a cui è sottoposta la principessa
per rivelare la sua natura di ragazza, per non parlare di tutte quelle
filastrocche e tiritere che intercalano la narrazione.
Ma se le fiabe passano senza problemi da un secolo ad un altro e da
un continente ad un altro non hanno neanche problemi a trasmigrare dal
mondo della narrazione orale al mondo della letteratura. E sempre
successo così: la fortunata materia delle fiabe non soffre e
passa con disinvoltura dal mondo delloralità al mondo della
scrittura e viceversa.
E daltronde questa una delle strade classiche di diffusione
delle fiabe.
In un interessante libro di Carlo Lapucci, intitolato molto significativamente
Come una fiaba diventa toscana: il gatto con gli stivali (2) si può
seguire in modo particolareggiato landirivieni che la famosa fiaba
Il gatto con gli stivali fa dal mondo della narrazione orale
a quello della fiaba darte da cui di nuovo torna fra la gente
fino a diventare parte di differenti patrimoni orali regionali.
Lapucci afferma di aver creduto per molto tempo che la fiaba toscana
da lui conosciuta da bambino fosse lunico e originale Gatto
con gli stivali, ma poi con un po di delusione ha scoperto
la fiaba di Perrault, scritta tre secoli prima, che a sua volta ha antenati
famosi nei racconti di Straparola e di Basile e poi ...poi si possono
trovare tracce ben più antiche del magico gatto.
Il rapporto dunque fra i libri di fiabe e i narratori e narratrici
orali è da molto che esiste ed è ricco e fecondo, non
è un sacrilegio re-imparare le novelle da un testo scritto, le
storie saranno di nuovo vive quando le narreremo e inizieranno di nuovo
i loro vagabondaggi di bocca in bocca. Come afferma talo Calvino nellintroduzione
alle Fiabe Italiane invitando a usare le fiabe in modo libero
e creativo In tutto questo [lavoro] mi facevo forte del proverbio
toscano
: La novella non è bella se sopra nun ci
si rappella, la novella vale per quello che su di essa tesse e
ritesse ogni volta chi la racconta, per quel tanto di nuovo che ci saggiunge
passando di bocca in bocca. Ho inteso di mettermi anchio come
un anello dellanonima catena senza fine per cui le fiabe si tramandano,
anelli che non sono mai puri strumenti, trasmettitori passivi, ma [...]
i suoi veri autori
Ricorriamo dunque alle raccolte regionali di fiabe che sono state compilate:
sono almeno due secoli infatti che in Italia le fiabe sono raccolte,
trascritte o registrate a cura di appassionati ricercatori e ricercatrici,
in certi casi poi, le novelle sono state anche tradotte dai dialetti
originali e riscritte in italiano.
Per quanto riguarda le fiabe toscane, chi volesse conoscere le fiabe
più diffuse e tipiche della regione può utilizzare
due raccolte particolarmente piacevoli, che hanno un carattere di intrattenimento
e divulgazione piuttosto che intenti filologici.
La prima fonte da utilizzare è ovviamente il libro di Italo
Calvino Fiabe italiane raccolte dalla tradizione popolare durante
gli ultimi cento anni e trascritte in lingua dai vari dialetti
Sono parecchie le fiabe toscane che Calvino inserisce nella raccolta,
trentasette su duecento, la gran parte di esse sono rielaborazioni delle
novelle raccolte a Montale Pistoiese da Gherardo Nerucci alla fine dellOttocento.
Di queste fiabe Calvino parla nellintroduzione e si rammarica
perchè nel lavoro di traduzione e di forse hanno perso un po
della loro espressività e ricchezza lessicale Per molti
testi, poi, dovevo (
) cercare dabbassare dun grado
il tono del linguaggio, di scolorire e rinsecchire un po il vocabolario
troppo ricco (
); lavoro che ho fatto a malincuore, pensando allefficacia,
alla finezza, allarmonia interna di quelle pagine
.
Fra le fiabe presentate da Calvino ricordiamo come particolarmente affascinanti:
Trentadue fiabe toscane sono invece raccolte nel testo di Carlo Lapucci:
Fiabe toscane delleditore Mondadori. Le fiabe in questo caso derivano
in gran parte dai ricordi e dalle narrazioni familiari dellautore
e non si sovrappongono che in parte con le fiabe della precedente raccolta.
Nellintroduzione Lapucci parla dei criteri che ha seguito per
scegliere le fiabe e cerca di tracciare una sorta di identikit delle
fiabe toscane. La fiaba autenticamente toscana utilizzerebbe
immagini provenienti dallambiente autentico in cui viene raccolta,
per esempio limmagine della reggia che trapela dalla fiabe toscane,
non ha nulla della grandiosità, dellinaccessibilità,
del fasto che possono avere le regge di altre tradizioni; evidentemente
lo schema risente della bonaria e dimessa
corte granducale
In secondo luogo, secondo Lapucci, latteggiamento del favolatore
toscano sarebbe specifico, caratterizzato da ironia, disincanto,
realismo, misura anche nelle amplificazioni, tendenza a uscire sovente
dal meccanismo magico per sorridere anche della propria narrazione.
Infine Lapucci sottolinea come le fiabe toscane siano distanti sia dallopulenta
tradizione orientale che dal mondo magico delle fiabe nordiche.
Con questi criteri Lapucci ha selezionato le sue fiabe che sono poi
presentate in gruppi per soggetto o tipologia: Le imprese meravigliose,
Il mondo della magia, Fiabe damore, Lastuzia degli umili,
Il savio e lo stolto, Gli animali, Folette ed infine in aggiunta Lapucci
riporta due fiabe in dialetto.
Per i bambini e le bambine cè poi una piccola raccolta
di fiabe toscane nella collana Storie e Rime della casa
editrice Einaudi ragazzi : Fiabe Toscane a cura di Lella Gandini; riscritte
da Roberto Piumini; illustrazioni di Anna Curti, contiene otto fiabe
tradizionali molto famose, Nicolino, Prezzemolina, LOrco, La bella
Giovanna, Pietruzzo, La gallina secca, Il regalo del vento di Tramontana,
accompagnate da disegni colorati.
Per chi volesse invece addentrarsi nel mondo un po più
complesso delle raccolte folkloriche si può aiutare con le bibliografie
poste al termine dei due libri che ho più sopra ricordato, la
raccolta di Calvino e la raccolta di Lapucci.
Sarebbero soprattutto da leggere le due famose raccolte ottocentesche
di Gherardo Nerucci: Sessanta novelle popolari montalesi
uscito non troppi anni fa in unedizione moderna nella BUR e le
Cincelle da bambini, in nella stietta parlatura rustica di
Montale Pistoiese, di cui si può reperire una ristampa anastatica
nella casa editrice Forni. Soprattutto le Cincelle non sono facili da
comprendere per chi non abbia almeno un po di dimistichezza con
il dialetto, ma la fatica viene ripagata dalla vivacità e dal
divertimento della narrazione.
Altra ampia raccolta di fiabe toscane è quella di Giuseppe Pitré:
Novelle Popolari Toscane, Edikronos, 1981 (ed. originale, Firenze 1885),
in questo caso però le narrazioni sono più povere, siamo
appunto di fronte a un libro scritto da un etnologo con intenti di conservazione
di un patrimonio fiabico.
Bibliografia:
- Nerucci Gherardo, Cincelle da bambini in nella stietta parlatura
rustica di Montale Pistoiese , Bologna : Forni, 1995 (ed. originale
Pistoia 1881)
- Fiabe toscane, scelte e trascritte da Carlo Lapucci ; presentate
da Mario Luzi
Milano : Mondadori, 1984
- Fiabe toscane, a cura di Lella Gandini ; riscritte da Roberto Piumini
; illustrazioni di Anna Curti, Trieste : Einaudi Ragazzi, 1998
67 p. : ill.
- Lapucci Carlo, Come una fiaba diventa toscana: il gatto con gli
stivali, Montepulciano, Editori del Grifo, 1992
- Nerucci Gherardo, Cincelle da bambini in nella stietta parlatura
rustica di Montale Pistoiese , Bologna : Forni, 1995 (ed. originale
Pistoia 1881)
- Nerucci Gherardo, Sessanta novelle popolari montalesi; a cura di
Roberto Fedi, Milano : Rizzoli, 1998 (ed originale. Firenze 1891)
- Pitré Giuseppe, Novelle popolari toscane, Palermo, Edikronos,
1981
(ed. originale: Firenze, 1885)
- Calvino Italo, Fiabe italiane raccolte dalla tradizione popolare
durante gli ultimi cento anni e trascritte in lingua dai vari dialetti,
Torino, Einaudi, 1956.
Questo testo ha avuto numerose edizioni fra cui una molto economica
negli Oscar Mondadori.
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Note
(1) Lintroduzione di Calvino alle fiabe italiane
è una preziosa lettura per gli appassionati di fiabe, non solo
rende conto dei criteri seguiti dallo scrittore per scegliere e riscrivere
le fiabe, ma illustra la meraviglia di un artista di fronte alla ricchezza
e alla multiformità del patrimonio di fiabe tradizionali.
(2) Lapucci nel testo riporta varie versioni della
fiaba Il gatto con gli stivali precedute da un ampio articolo
in cui tra laltro enumera e illustra gli elementi e i caratteri
che rendono tipicamente toscana la versione mugellana della fiaba Il
gatto con gli stivali da lui stesso ascoltata da bambino. Lobiettivo
che Lapucci si pone in questo libro è dunque quello di di scoprire
le ragioni e le forme attraverso le quali un testo popolare cambia
pelle nel tempo, assumendo poi le vesti toscane al punto tale da camuffarsi
perfettamente come elemento indigeno, nonchè a cercare i motivi
di tale trapianto e trasformazione
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