RASSEGNA STAMPA SULL'AREA E CITTA' METROPOLITANA FIORENTINA
 
FORZA ITALIA – COORDINAMENTO PROVINCIALE - DOCUMENTI VARI
LA CITTA' METROPOLITANA
di Paolo Marcheschi
 
La nuova legge 265/99 ha riaperto il dibattito sulla Area e sulla Città Metropolitana, stimolando alcune nuove riflessioni sul futuro ruolo di Firenze Metropoli, il tormentone che la politica fiorentina si trascina da qualche lustro. L'ampio dibattito degli anni 80 ha prodotto solo un "indecisionismo storico" consolidato inoltre dal sistema di elezione diretta dei sindaci inserito nel 93 che ha provocato talvolta prese di posizione campanilistiche conservatrici a difesa di anacronistiche rendite di posizione dei singoli Comuni. Non c'è bisogno di essere esperti giuristi per comprendere che la ratio della norma sta nella consapevolezza che nel III millennio, l'Italia dei Comuni debba essere ripensata in considerazione di alcuni dati (ISTAT 95): su 8102 Comuni ben 7045 pari all'86.95 del totale, hanno meno di 10 mila abitanti, non è necessario essere degli esperti City Manager, per capire che questi comuni sono a malapena in grado di gestire le funzioni elementari della vita associata e dei servizi essenziali (acqua, rifiuti, trasporti ecc.). Il legislatore ha quindi ribadito la necessità di facilitare e quindi di incentivare le unioni di comuni prevedendo, nel contempo, l'istituzione di municipi per salvaguardare l'identità dei comuni associati. Ora come allora, ci ritroviamo anche nella nuova legge, le vecchie esigenze condivise da tutti, e cioè, dare più respiro a politiche di zona che rappresentino le esperienze in stretta integrazione territoriale e in particolare per attività economiche, servizi essenziali alla vita sociale, alle relazioni culturali nonché alle affinità urbanistiche. E' un'esigenza sentita e reale risolutrice dei problemi di sempre (viabilità, infrastrutture, trasporti, turismo, ecc.) che hanno vissuto finora troppo sulla iniziativa sterile e impotente dei singoli Sindaci. Leggo nelle parole di qualche Sindaco il timore di soggiacere ad una Firenze prevaricatrice, invadente ed intollerante con l'hinterland, e si prevedono per la prima volta unioni di comuni con l'esclusiva finalità di controbilanciare lo strapotere di Firenze. Credo che questo approccio sia profondamente sbagliato e che al contrario i Comuni della cintura dovrebbero prendere con slancio l'opportunità e l'orgoglio di riconoscersi parte integrante di una Firenze vera Capitale Regionale, delle 30 Metropoli che costituiranno l'ossatura della Nuova Europa. La Nuova Firenze non potrà mai nascere se non risolve il rapporto con i grandi Comuni limitrofi e soprattutto se i politici non comprendono che si deve "stare con Firenze per creare la Nuova Firenze". Altrimenti il problema rimarrà insoluto e sarà persa l'ennesima occasione di riabilitare una Grande vecchia che vive di passato splendore ed incapace di affrontare il futuro Il nodo di questo annoso problema sta, come spesso accade, nella politica troppo distratta da problemi contingenti e con una scarsa visione progettuale d'insieme a cui va aggiunta una crisi dei partiti dovuta anche al rafforzamento del ruolo assunto dai Sindaci che ha favorito oltremodo una frammentazione delle azioni politiche. Qualche mese fa dopo aver ascoltato le forze sociali e le categorie, provammo a proporre una soluzione, apparsa allora provocatoria. La logica di Area Metropolitana non può essere che quella dell'asse Firenze, Prato, Pistoia e, su questo, credo che si è trovato convergenze significative. Cosa più delicata è stabilire il nuovo assetto Istituzionale e politico del Governo della futura Città Metropolitana. Noi crediamo che Firenze non possa fare a meno di una decina di comuni limitrofi (quelli della cintura) oramai parte integrante del sistema, lasciando liberi il Circondario Empolese ad una vera e propria agognata autonomia, e prevedere in un prossimo futuro per il Chianti, il Valdarno, ed il Mugello forme associative circondariali o distretti rurali, ma con poteri reali. Questo nuovo assetto per essere veramente funzionale andrebbe accompagnato da una forte dieta dimagrante della la politica che potrebbe tornare ad essere determinante all'interno dei Partiti rinunciando alla eccessiva invadenza negli Enti pubblici. Come nei sistemi più evoluti: meno politici, più tecnici e più soggetti con competenze specifiche all'interno dei Comuni e dei Circondari. La politica tornerebbe ad essere ad essere dibattuta all'interno dei Partiti rilanciando gli stessi nel ruolo proprio, e si traccerebbe con evidenza la linea di demarcazione fra politica e Istituzioni. Ci accorgeremo che governare un'area è più logico e meno frammentato e che il risparmio per i cittadini sarebbe notevole, in cambio di servizi più efficienti, ma anche che per governare una Metropoli non c'è bisogno di tanti Sindaci e Assessori e Consiglieri, ma forse è proprio questo il problema. Autoriformarsi è una decisione fortissima che un sistema in crisi non è in grado di prendere da solo e il legislatore non a caso ha individuato genericamente nell'"Assemblea degli Enti Locali interessati" l'Organo a cui far tracciare la strada da seguire. Non più solo l'Assemblea dei Sindaci, ma di tutte le forze politiche che compongono gli Enti, perché probabilmente anche il legislatore ha capito che solo al Barone di Munchausen era concesso di uscire dalle sabbie mobili afferrandosi per il proprio codino. (Dicembre 1999)  
 

Fogli di Fiesole
Bollettino di informazione del Comune n. 1 gennaio 2000
Mensile Direttore responsabile Alessandro Ferri.
 
Documento di sette sindaci per la Città Metropolitana

Alessandro Pesci, Sindaco di Fiesole, Giovanni Doddoli, Sindaco di Scandicci, Paolo Saturnini, Sindaco di Greve in Chianti, Antonio Margheri, Sindaco di Borgo San Lorenzo, Manuele Auzzi, Sindaco di Incisa Valdarno, Mauro Perini, Sindaco di Pontassieve e Andrea Barducci, Sindaco di Sesto Fiorentino, hanno deciso di muoversi per accelerare il processo di formazione della nuova città metropolitana. In una lettera inviata al Sindaco di Firenze Leonardo Domenici e al Presidente della Provincia Michele Gesualdi, oltre che a tutti i loro colleghi delle province di Firenze, Prato e Pistoia, i sette sindaci, in rappresentanza delle diverse aree (Chianti, Valdarno, Mugello, Piana, Val di Sieve, area fiorentina), chiedono un maggior impegno per rendere finalmente operativa la discussione intorno alla creazione del nuovo soggetto istituzionale. 
Questo atto nasce dalla volontà di riportare la discussione là dove stabilito dalla legge, e cioè in un processo che parte dal basso, dai Comuni fanno parte della città metropolitana. Si vuole insomma evitare che si arrivi alla creazione del nuovo ente attraverso una decisione presa dall’alto, dal Comune capoluogo e dalla Provincia, decisione cui gli altri Comuni si adeguano. Ma il documento ha anche la funzione di avviare una discussione vera, più decisa di quella attuale, per arrivare finalmente alla nascita della città metropolitana. Secondo i sette sindaci non è avviato il lavoro pratico sul versante istituzionale e politico, e c’è comunque uno scetticismo generale, che contagia politici e rappresentanti delle istituzioni. Per far partire questo processo, i sette sindaci propongono di convocare immediatamente l’Assemblea dei Sindaci, che dovrà poi rilanciare l’esperienza della Conferenza Metropolitana dei Sindaci dell’Area Fiorentina, e stabilire una prassi di concertazione, per arrivare a politiche e obiettivi comuni da sottoporre poi al confronto con le forze sociali e le categorie economiche. 

Fiesole, Pontassieve e Bagno a Ripoli, firmata intesa per coordinare uffici e attività

Coordinare attività, funzioni e servizi per sfruttare le economie di scala e garantire una offerta migliore ai cittadini. E’ questo lo scopo del Protocollo d’Intesa firmato dai Comuni di Bagno a Ripoli, Fiesole e Pontassieve, tutti compresi nella zona a est di Firenze. L’intesa parte con questa formula, ma si tratta di un "sistema" aperto all’adesione di altri Comuni, e in particolare a tutta l’area del Chianti e del Valdarno fiorentino. In attesa della costituzione della "Città Metropolitana", Fiesole, Bagno a Ripoli e Pontassieve hanno deciso di non attendere oltre ed avviare un’attività associata. Per i Comuni di dimensioni medio-piccole è difficile conquistare spazi di crescita e di sviluppo delle proprie attività e dei propri servizi. Per la ristrettezza delle risorse, per la rigidità del bilancio, per aspetti di tipo organizzativo, "limiti" che rendono questi Comuni in difficoltà a rispondere alle crescenti esigenze di sviluppo economico, sociale, urbanistico e a un quadro normativo in costante evoluzione. L’obiettivo è quello di raggiungere più alti livelli di efficacia, di efficienza e di economicità. Le risorse degli Enti locali di dimensioni medio-piccole sono sempre minori, e soprattutto questi Enti non possono godere, da soli, delle economie di scala dei grandi Comuni. Il coordinamento, previsto dalla Legge 265/1999, che prevede espressamente "forme di integrazione intercomunale", permette di gestire in forma associata alcuni servizi e attività e candidarsi ad ottenere risorse economiche sia da parte della Regione, sia da parte dello Stato, sul fronte degli incentivi finanziari. Bagno a Ripoli, Fiesole e Pontassieve, comuni confinanti e con problemi omogenei, costituiscono una "città" ideale di circa 60.000 abitanti, ambito ottimale per individuare economie di gestione. Firmando il Protocollo, i tre Sindaci hanno deciso di avviare un percorso unitario e di svolgere una riflessione comune nel segno della flessibilità per individuare funzioni e servizi da svolgere in maniera associata, sperimentando lo svolgimento integrato di funzioni ed attività amministrative tramite la costituzione di uffici comuni, con forme di cooperazione nella produzione dei servizi e delle attività amministrative e con una struttura "a scacchiera" fatta di diversi uffici multicomunali ai quali ogni singolo Ente può aderire a seconda delle proprie necessità, fatta salva la possibilità di adesioni successive da parte di altre Amministrazioni.

Con Firenze e non contro Firenze

Nel mese scorso i sindaci dei Comuni di Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio e Calenzano hanno lanciato sui giornali l’idea di far nascere un nuovo maxi-comune, denominato "Comune della Piana", che riunisse i loro tre territori. Una proposta che ha fatto discutere, in vista della decisione da prendere sulla nuova area metropolitana. Sulla questione è intervenuto anche il nostro Sindaco, Alessandro Pesci, anche nella veste di Presidente del Consiglio delle Autonomie Locali. Il suo è un punto di vista un po’ diverso.

"Sono stati bravi - ha detto Pesci - i tre Sindaci dei Comuni di Calenzano, Campi Bisenzio e Sesto Fiorentino ad annunciare la proposta di costituzione di un’Unione dei tre Comuni. La loro è senza dubbio una proposta intelligente. Da sempre i tre Comuni (e le rispettive popolazioni) hanno una frequentazione e problematiche analoghe. E questo è certamente un elemento di forza da sfruttare. La loro è una proposta moderna, che va nella direzione di una corretta ed innovativa interpretazione della nuova legge sull’ordinamento degli Enti Locali. Una legge che incentiva, con modalità da concordare in sede regionale, l’associazione di Comuni. La loro è anche una moderna concezione del governo locale: unirsi per definire politiche unitarie, per pesare di più nel "mercato" delle cento città toscane in epoca di globalizzazione, per trovare economie di scala sempre migliori nella gestione dei servizi per promuovere azioni associate per attività, studi e ricerche".

"Mi piacerebbe poter far parte di quest’avventura - ha sottolineato il sindaco di Fiesole - ma la nostra città mal si colloca in qualunque area omogenea della Provincia fiorentina. Ha questo suo (splendido) isolamento che non avvantaggia certo la realizzazione di politiche unitarie. Non fa parte del Mugello, non è Valdarno, non è piana, anche se confina con Sesto a nord ovest ed ha condiviso negli ultimi trent’anni con quest’ultimo e con i Comuni di Calenzano e Campi un’esperienza di gestione unificata dei servizi sociali e sanitari. Fiesole sta comunque e ogni volta con il gruppo di Comuni che offre le migliori opportunità di gestione di un servizio o di promozione di un’attività.

Anche per la nostra esperienza devo quindi evidenziare un difetto nell’iniziativa dei tre Sindaci: il silenzio sull’area metropolitana e sulla città metropolitana. Eppure questo è un tema importante, che scaturisce dalla stessa legge che ha partorito la possibilità di creare l’Unione dei Comuni. Dirò di più: si tratta dello stesso tema, associarsi per far funzionare meglio la pubblica amministrazione locale e per far spendere meno i cittadini che ne sostengono l’attività. Il ragionamento giusto – ha sottolineato Pesci - è quello di andare, quanto prima, alla costituzione della città metropolitana, perché dobbiamo lavorare con Firenze e non contro Firenze". (Da: www.comune.fiesole.fi.it/new-site)


La Nazione – Prato – 27 febbraio 2001

"Area metropolitana, è ora di discuterne"

PRATO — Sarà una tavola rotonda con un parterre d'eccezione quella organizzata per domani sera alle 21.15 al circolo Matteotti di via Verdi dalla nuova associazione culturale Metropoli. "Città metropolitana. Ipotesi di governo dell'area Firenze, Prato e Pistoia" è il tema di grande attualità dell'iniziativa, alla quale parteciperanno tra gli altri il presidente della giunta regionale Claudio Martini, i vice presidenti del consiglio regionale Riccardo Nencini e Denis Verdini, il sindaco Fabrizio Mattei e molti rappresentanti delle associazioni di categoria, dei sindacati e delle forze politiche. "La costituzione della città metropolitana — ha osservato il presidente di Metropoli Giampiero Nigro — è poco dibattuta all'interno delle forze politiche ed economiche, ed è quasi sconosciuta tra i cittadini che dovranno sancirne la nascita con il loro voto. Con questa tavola rotonda vorremmo mettere a fuoco la posizione delle diverse forze politiche. Non c'è dubbio — ha aggiunto — che le difficoltà dimostrate dagli enti locali negli ultimi anni fanno emergere con forza la necessità di un maggiore coordinamento delle politiche economiche e territoriali, non meno che dell'organizzazione dei servizi. Penso ad esempio al fallimento di ogni serio piano per lo smaltimento dei rifiuti, all'incongruenza delle modalità di insediamento delle grande distribuzione e alle vicende della holding".


La Repubblica del 22 aprile 2001
 
Il dibattito sullo sviluppo. Se Firenze si facesse capitale di Giovanni Doddoli (Sindaco di Scandicci)

Un obiettivo alto, fare di Firenze la capitale della Toscana. Perché non può essere altrimenti. Ed alcuni piccoli passi per incamminarci insieme verso questa meta, per comporre un percorso collettivo mai davvero tracciato ma abbozzato in tante divise volontà e felici, seppur insufficienti, tentativi di rendere la frammentarietà un disegno comune. La risposta all’ultimo intervento di Livio Giannotti non può che avere questi due orizzonti. Lo stato delle cose, è vero, non è entusiasmante. Ma attorno al capezzale di quest’area metropolitana e di Firenze non vedo protagonisti inerti o indecisi bensì tanti uomini, donne e soggetti collettivi anche istituzionali che operano con costanza e determinazione. Perché a nessuno dei componenti della classe dirigente sfugge l’ampiezza della sfida né quanto sia necessario, nell’interesse di tutti e per tutti, vincerla. Insomma, anche se in giro c’è un lamentarsi a vicenda di certi comportamenti altrui, nella sostanza la propensione è comunque al fare. Ma il punto è proprio questo, di un fare dei singoli componenti, dei singoli sottosistemi municipali o locali, che non riesce ad assumere la dimensione di un "fare complessivo", strategico, che segna goal, guadagna punti e si consolida. Così, in crisi di risultati, succede che fra lo sforzo dei singoli giocatori e la consapevolezza di non essere una squadra si insinua un po’ di frustrazione. Allora, come possiamo trasformare in sistema le tante azioni individuali e locali? E quali nuovi eventi politici sono possibili, oltre che necessari, proprio grazie e solo per l’agire comune? Anche se non sfugge a nessuno quel grumo di interessi negativi, anche perché corporativi, che troppo spesso si frappongono ed ostacolano i processi di modernizzazione, non possiamo che procedere ricercando la più ampia unità. Una spinta all’innovazione può anche essere di pochi, ma un processo di crescita moderna basata sulla qualità dello sviluppo oltre che sulla quantità, o la sinistra è in grado di rivolgerla a tutti oppure, lasciando pezzi di società per strada, sarà irrealizzabile.

Questo sforzo che la sinistra deve riuscire a fare, e che solo la sinistra mi pare essere in grado di esprimere, è ormai così impellente da essere un vero e proprio imperativo. Cosa fare, quindi, e da subito? Stabilire una volta per tutte che il metodo della progettazione intorno alle criticità e della esaltazione dei molti punti di forza non può che vedere al centro Firenze Capitale, una categoria nuova della politica che assegna e riconosce a questa città il ruolo di baricentro dell’intera area metropolitana nonché della Toscana. Sono il Comune di Firenze e quelli della sua prima fascia, e se disponibili e del caso anche quelli della seconda, che dovranno dar vita ad una "pre-città metropolitana", un soggetto formalizzato, da dotare di investimenti e risorse sufficienti a sostenere una progettualità politica di area vasta, quella stessa progettualità che sulla carta la legge assegnava alle città metropolitane ma, di fatto, negava perché in conflitto ed in sovrapposizione con i poteri delle Provincie. Una situazione di sostanziale stallo, con l’unico parziale precedente della CoMet, che deve essere superata creando una struttura gerarchica istituzionalizzata, un organismo che coinvolga e rappresenti tutti gli attori pubblici e sia dotato di un cospicuo fondo per acquisire le competenze necessarie alla sua operatività ed efficacia. Non un altro "ente", beninteso: ma una direzione, una regia politica centralizzata che in poco tempo metta a punto una analisi condivisa, rappresenta ed alimenta l’interesse generale di tutti a partecipare al processo ed esprima con autorevolezza la capacità, di decidere partendo magari dal porsi obiettivi apparentemente banali ma, come leve, in grado di sollevare macigni sinora non rimossi. Ne indico cinque di questi obiettivi, ma potrebbero essere altri ed anche di più.

  1. Fissare linee di sviluppo omogenee e su alcune scelte di bilancio degli enti locali sul fronte delle riforme del welfare locale, sul tasso di indebitamento, sul sistema tariffario e tributario.
  2. Stabilire alcuni standard di qualità per i servizi pubblici: dall’integrazione di quelli di base, al sistema delle garanzie nelle privatizzazioni fino al ruolo reale delle authority.
  3. Determinare il riuso dei contenitori pubblici che esistono nell’area, vero patrimonio collettivo.
  4. Superare definitivamente gli ostacoli al pieno dispiegarsi delle potenzialità dell’area metropolitana compresa tra Firenze, Prato, Pistoia ed Empoli.
  5. Allineare ed integrare gli assi strategici attorno ai quali si vanno ridefinendo tutti i Piani Regolatori nei comuni dell’area.
Forse un sogno, se penso che in tre riunioni tra comuni e Provincia di Firenze, da gennaio ad oggi, non siamo riusciti a fissare la data ultima entro la quale concludere tutte le procedure dei nostri piani regolatori. Ma anche la conferma che l’esigenza di stare dentro un quadro condiviso e generale comunque esiste e che, per passare dal sogno alla realtà, è ormai sempre più necessaria una regia politica autorevole e riconosciuta che riesca – se servirà – a far fare ai singoli anche un passo indietro magari per riallinearci e imparare a lavorare assieme.  

Campo di Marte – Informazioni ed opinioni dal Quartiere 2

Periodico bimestrale - anno 2, n. 4 – settembre/ottobre 2001

DECENTRAMENTO: UN DIBATTITO DA APRIRE CON LA CITTA’

Da quartieri a Comuni metropolitani

E’ giusto premettere subito che l’intervento che state leggendo nasce da un leale e costante dialogo sulla materia da parte di tutte le forze politiche, siano esse di maggioranza che delle opposizioni. Lontani da ogni tentazione di "inciucio", che di solito si fa non su nobili princìpi come le regole, ma su più profani e pragmatici interessi. Quello che segue va interpretato dunque come contributo iniziale – per aprire su queste colonne un dibattito più ampio – rappresentativo di tutto il Consiglio di Quartiere 2, poiché su una materia come il Decentramento molti retaggi consolidati e posizioni preconcette possono essere superati in un’ottica di azione rivendicativa unitaria.

Affrontare il tema del decentramento e, più in generale, del federalismo impone di partire dalla legislazione attuale in materia, ossia il percorso iniziato con la legge 142/90 fino alla recente 265/99. Nei dieci anni che intercorrono fra esse molto tempo è stato perduto, molte parole sprecate e, d’altro canto, molte aspettative nell’immaginario collettivo sono andate maturando.

E’ oramai patrimonio di tutti la convinzione che dimensioni amministrative ridotte siano di gran lunga più efficienti, più democratiche, più plurali e più trasparenti. Il principio di autogoverno locale viene immediatamente associato ad una maggiore attenzione ai problemi, una rinnovata capacità ad offrire risposte serie senza "barili" da scaricare; nel grande agglomerato annegano invece bisogni e necessità, inevitabilmente schiacciati da interessi globali più forti. Fatta comunque salva una politica di direzione su certe materie sociali che non può che essere d’ispirazione centrale.

Già la legge 142 del 1990 articolava l’amministrazione su due precisi livelli: quello della Città metropolitana e quello dei Comuni metropolitani, diventando la prima titolare delle funzioni di competenza provinciale in aggiunta a quelle comunali cosiddette di "area vasta" (dalla pianificazione territoriale alle grandi infrastrutture, trasporti, smaltimento rifiuti, ecc.); mentre i Comuni metropolitani verrebbero finalmente a costituire un effettivo potere locale che, fondamenta della piramide amministrativa e primo contatto con la cittadinanza, assumerebbero tutte le rimanenti funzioni. La legge 265 del 1999 ha reso più chiara e definitivamente applicabile la precedente normativa, sostituendo un modello troppo rigido con un’architettura istituzionale imperniata sul rispetto delle peculiarità e delle diversità territoriali. Il recentissimo T. U. n° 267 del 2000 ha ulteriormente specificato che l’adesione alla città metropolitana da parte dei Comuni di una provincia è su base volontaria e che una loro legittima dissociazione non inficia il processo di trasformazione delle Circoscrizioni in Comuni metropolitani, e l’art. 117 tende ad indirizzare espressamente verso questa soluzione per città con oltre 300.000 abitanti.

Ribadiamo dunque il concetto: tutto questo non è fantasia o astrazione, ma la semplice applicazione di leggi esistenti e richiede solo volontà e coraggio, quella volontà e quel coraggio che gli Amministratori di Roma hanno già dimostrato.

La loro deliberazione 10/99 consente oggi ai 19 Municipi romani di erogare non solo la quasi totalità dei servizi alla persona, ma anche di assolvere a funzioni strategiche – badate che è bandita la parola "delega", riconducibile ad una concessione piuttosto che all’esercizio di un diritto/dovere – per la qualità della vita, basti pensare alla manutenzione, ordinaria e straordinaria, di strade ed edifici, agli interventi sul traffico, la segnaletica e i lavori pubblici, al rilascio delle autorizzazioni commerciali, delle affissioni e della pubblicità. Per non dire poi della facoltà di poter riscuotere alcuni tributi tramite autonomi capitoli d’entrata. Il tutto, ovviamente, sempre nel quadro di una solida omogeneità, garantita appunto dalle scelte strategiche assunte in sede di Città metropolitana.

Per consentire ciò, Giunta e Consiglio comunale di Roma, con un’intesa pressoché unanime, hanno aggiornato gli strumenti ai nuovi fini. Non soltanto Presidenti delle Municipalità che trovano una legittimazione di primo grado, ma anche e soprattutto il superamento dell’arcaico Ufficio di Presidenza in ragione di una vera e propria Giunta municipale composta da Vice Presidente e Assessori fortemente responsabilizzati e collegiali; un Consiglio, infine, il cui numero di Consiglieri venga stabilito in proporzione agli abitanti, ed il loro status sia agganciato alla normativa di riferimento per Comuni preesistenti di eguale popolazione. Una logica partecipativa che da un lato ridia dignità alle assemblee degli eletti e dall’altro recuperi il contributo dei cosiddetti membri esterni per essere ricettivi rispetto alle varie realtà sociali.

Insomma più compiti, più competenza, meno sovrapposizioni e meno volontarismo amatoriale!!!

Poste queste cose, il recente Consiglio comunale fiorentino dedicato il 5 luglio scorso al decentramento deve avere il sapore dell’inizio di un processo concreto e veloce. Firenze deve recuperare il terreno perduto (non solo in questa legislatura) e tornare avanguardia di un’attività di governo efficace, adeguata, tempestiva e limpida. Nessuno può dimenticare gli esempi di chi ci ha preceduto, a partire da Lorenzo de’ Medici a Pietro Leopoldo di Lorena. Dobbiamo avvertire il dovere di essere il più possibile all’altezza…

Non quindi un giorno commemorativo, ma una storica tappa di partenza, un impegno da testimoniare fattivamente nei mesi a venire:

  1. Ripensando con serietà i Criteri direttivi per il 2002, in modo da poter recepire talune indicazioni pervenute dai Quartieri; non più uno stanco rituale cui ottemperare col sacrificio minimo della carta carbone, ma degli indirizzi politico-programmatici di mandato importanti, realizzati nel loro spirito di fondo ad inizio legislatura per i 5 anni, scritti in un italiano degno della nostra città, e infine coerenti con la filosofia prima espressa (per chi crede nei numeri cabalistici, non è un caso che la delibera di questi Criteri e Indirizzi porti il numero 258, cioè l’esatto contrario della mozione 852 che voleva imprimere un vigoroso slancio verso il decentramento!).
  2. Concordando assieme ai rappresentati delle cinque Circoscrizioni il nuovo – e sottolineo nuovo – Regolamento dei Consigli di Quartiere, magari affidando direttamente a loro stessi la stesura di una prima bozza su cui lavorare.
  3. Prevedendo tempi di valutazione congrui (minimo tre settimane) e completezza di documentazione per quanto inoltrato al vaglio dei Consigli di Quartiere.
  4. Affermando un principio basilare come primo significativo traguardo: rendere vincolante il parere deliberato dai Quartieri in ordine a provvedimenti di natura esclusivamente circoscrizionale.
Su queste quattro verificheremo se ci si vorrà allineare al riformismo di Iacopo Rusticucci oppure all’arroganza di Filippo Argenti, per citare Dante.

Staremo alle calcagna, se da oggi non cambierà il livello Comunale, siamo noi Quartieri ad essere cambiati. Ci coordineremo per organizzare continuamente dibattiti, tenendo calda la materia e invitando protagonisti di esperienze come quella di Roma, aggiungeremo a "Consiglio di Quartiere" la dizione "verso il Comune metropolitano", apriremo anche nell’opinione pubblica un confronto che non è giusto rimanga circoscritto agli addetti ai lavori. Senza frontismi, ma cercando pervicacemente sensibilità e disponibilità. Andrea Aiazzi (Presidente del Quartiere 2)
 


IL GIORNALE di venerdì 5 ottobre 2001
 

Nasce la "Città delle colline" – Bagno a Ripoli, Fiesole e Pontassieve lanciano la sfida.

"Non sappiamo quando avremo la città metropolitana, ma la "Città delle colline" è un primo passo in una direzione di gestione di area". Con queste parole i sindaci di Bagno a Ripoli, Fiesole e Pontassieve hanno illustrato ieri i vari accordi di collaborazione finora raggiunti ed ancora in cantiere per condividere esperienze, procedure, uffici, gestione di servizi, progetti di formazione. Si sta lavorando per costituire anche una comune società di progettazione e di consulenza che si dovrà occupare della realizzazione di opere pubbliche. Il capitale, all’inizio in mano ai soli enti locali, dovrebbe poi gradualmente essere ceduto anche a privati. "Il nostro è un contributo originale e sostanziale verso la futura città metropolitana fiorentina – ha detto Mauro Perini sindaco di Pontassieve – che quando sarà varata, troverà già a disposizione una consolidata esperienza di gestione comune del territorio".

 

Dalla Rassegna Stampa del Comune di Firenze
 

IL SOGNO METROPOLITANO di Gianni Conti Capogruppo PPI

Il tema della città metropolitana è tornato a fare opinione con il referendum istituzionale; e, a Firenze con lo studio commissionato dal Sindaco Domenici: " Piano Strategico", cioè, "materiali per progettare Firenze e l’area metropolitana".

E’ opinione, pressoché unanime, degli economisti e degli storici delle istituzioni che senza una scala metropolitana, la città di Firenze, "casalinga" e racchiusa su se stessa, sia destinata al viale del tramonto come la gemella dell’arte, racchiusa nella laguna. Anche Firenze, anziché da acqua salmastra, banchi di sabbia, detriti o isolette, è separata – amministrativamente – da campanili e ripicche, forse un odio all’antica credenza di essere ancora, "la Dominante". Ecco, invece, che con un colpo d’ala, attraverso un "Piano strategico" onnicomprensivo, si spera – finalmente – di sconfiggere il burocratismo imperante, assieme alla deresponsabilizzazione e all’immobilismo. Salvo un medio periodo, dal ’75 al ’83, è mancata anche un’opposizione costruttiva, non solo a Firenze. Quando la D.C. è stata messa ai margini, nonostante il PCI e l’omogeneità politica con comuni contermini, piuttosto che lavorare su una diversa progettualità, anche la maggioranza di sinistra si mise a sedere, unicamente preoccupata di sopravvivere a se stessa. Oggi le condizioni sono diverse. Eppoi "Annibale è alle porte". A Bologna è già arrivato! Oggi, sarebbe anacronistico e fuori luogo , invocare un "nuovo modo di governare" che sottintendeva programmi innovativi e coraggiosi nei settori scottanti dell’urbanistica (casa), del traffico e delle infrastrutture, dell’assistenza e della cultura. Allora, si voleva insomma ridare slancio alla città, riplasmandola a "misura d’uomo". Cosa, significasse non era chiaro, ma s’esaltava la speranza. Oggi tutto questo non sarebbe più accettabile. Oggi è necessario un programma credibile e, soprattutto, realizzabile. Dunque, un "Piano strategico" che rappresenti – realisticamente – una "strategia della crescita" metropolitana. Il testo avuto dal Sindaco ha l’ambizione di un buon documento, capace di sviluppare delle riflessioni attorno al tema della città e della sua area metropolitana, del loro futuro. Riteniamo sia un contributo rilevante per un dibattito in Consiglio Comunale sulle sorti di Firenze, tanto serio quanto urgente. E’ anche il luogo più democratico per provvedere agli aggiustamenti di certe forzature intellettualistiche. Sappiamo bene che la città è un soggetto complesso. Però, vivere di solo turismo e di commercio o poco più, ci garantisce un futuro di grande significato culturale ed economico? Mettere "un libro dei sogni" al centro dei nostri impegni politici, non è scelta facile né di successo; si può sollevare il sorriso ironico degli scettici o l’indolenza degli apparati burocratici, ma è la sola scelta che oggi dev’essere fatta, affinché la "capitale" della Toscana, possa affrancarsi da un pericolo incombente: la decadenza economica e l’isolamento definitivo dai veri "Santuari della Finanza". Oggi, la città di Firenze è diventata il contenitore di tutto. E’ diventata un contenitore: di funzioni, di caos, di tensioni, di auto, di mercatini, di traffico; ma un grigio contenitore. Essa, dunque, va resa vivibile, va resa vitale, va gestita; non rassegnarsi che il contenitore sia soltanto un fatto inerme e anonimo, senza speranza di un piano di riordino, di riscatto civile, di decoro urbano . Il problema del futuro della città può appoggiarsi alla dimensione della "città metropolitana"; può, inoltre, realizzare l’idea di essere contenitore di funzioni terziarie avanzate, e ritornare ad essere un contenitore di popolazione, come prima dell’alluvione. Dunque, riportare la città a capitale della Toscana, farla uscire da se stessa, ma soprattutto ricreare le condizioni economiche e culturali per non esercitare solo e soltanto funzioni turistiche. Cerchiamo - con caparbietà - che il contenitore metropolitano contenga funzioni vitali per la città. Dopo il dibattito, non rimane che passare alla cabina di regia, dove il primato della politica potrà dimostrare la sua capacità e volontà con il coraggio delle scelte. Firenze, 26 ottobre 2001

 

Firenze, 30 Ottobre 2001
 

IL CORRIERE DI FIRENZE. I PUNTI FORTI E DEBOLI DELL'AREA. di MARTINA FONTANI

FIRENZE - II piano strategico è composto da due sezioni: la prima è una sorta di fotografia della situazione attuale, un rapporto sulla città e l'area metropolitana per individuare i principali punti di forza e di debolezza e indicare su questa base gli assi strategici di intervento. La seconda invece presenta una serie di proposte di intervento non sempre e non necessariamente condivise al 100% dall'amministrazione come ha tenuto a precisare il sindaco Domenici. Tra i punti di forza ma anche di debolezza la caratterizzazione di Firenze come metropoli regionale a forte apertura internazionale. E poi ancora il mix tra funzioni turistico-espositive-ricettive e funzioni produttive con elevata capacità di esportazione. Altro punto dolente il deficit infrastrutturale. Dopo l'analisi l'individuazione dei quattro assi strategici di intervento, poi articolati in una serie di proposte. Il primo riguarda la promozione dell'innovazione che passa dal rilancio del ruolo di Firenze come centro di produzione culturale, di alta formazione e di applicazione delle nuove tecnologie ai beni culturali. Tra le proposte il sistema integrato di tutti i musei dell'area, la valorizzazione della città degli studi con il sostegno alle attività di ricerca. E ancora da rafforzare il ruolo di Firenze e della sua area come centro di creazione del made in Italy: per questo si propone l'istituzione di un marchio di qualità ossia il made in Tuscany e un nuovo centro espositivo per decongestionare la Fortezza da Basso. Il terzo obiettivo punta all'aumento del turismo di qualità da raggiungere con interventi come il sistema unico di prenotazione per i musei, divieto di accesso al centro storico per i bus in visita giornaliera, una forma di contributo dei turisti al mantenimento della città. Altro punto su cui lavorare la promozione di una nuova immagine di Firenze attraverso, per esempio, un'agenzia per il marketing territoriale per attrarre risorse. Il secondo asse di intervento punta a un riequilibrio della localizzazione delle funzioni tra il centro e l'area metropolitana. Due gli obiettivi: la tutela dell'identità del centro storico come luogo di residenza e di artigianato di qualità (si propone un'agenzia pubblico-privato per acquistare gli immobili e le aree dismesse e le trasformi in abitazioni, la limitazione del traffico privato e il potenziamento del trasporto pubblico, l'aumento delle licenze taxi). Il terzo asse di intervento riguarda la mobilità e l'accessibilità alla città, assolutamente da migliorare. Come? Con le tramvie e l'uso metropolitano delle ferrovie, poi disincentivamento il trasporto privato (e qui si parla del tanto contestato ticket di ingresso in città) e miglioramento da subito di quello pubblico. E su area regionale torna la bretella Barberino-Incisa (ma il sindaco non è d'accordo) e il potenziamento dei collegamenti aeroportuale (integrazione con Pisa). Infine l'ultimo asse strategico che riguarda il miglioramento della qualità urbana come risorsa per lo sviluppo. Tre gli obiettivi: servizi alla persona e servizi a rete migliori e la creazione di un sistema di verde pubblico urbano e metropolitano.

Firenze, 30 Ottobre 2001

LA NAZIONE. COME DIVENTERÀ' LA CITTA': UN ANNO PER DECIDERE. di ENNIO MACCONI

Il progetto fa sognare. E' quello di pensare tutti insieme appassionatamente, per il bene di Firenze, quali possano essere i progetti concreti da realizzare, quelli più importanti, e sceglierli da qui alla metà del prossimo anno. A quel punto approvarli, trovare i soldi necessari per > farli partire, e lavorare a quello che sarà diventato allora un vero e proprio "Piano strategico" per costruire la città del domani: dalle infrastrutture necessario a muoversi sempre meglio, all'urbanistica per un abitare sempre più a misura delle nostre necessità; dalle attività economiche da promuovere per accrescere la nostra ricchezza, alle iniziative culturali che facciano maturare la nostra coscienza collettiva e rilancino Firenze nel mondo. Dell'idea, promossa dal sindaco nel dicembre del 2000, si (già parlato. Ma quell'idea, in quasi un anno, ha camminato. Così domani con il "Forum della città metropolitana", che si terrà nel salone dei Cinquecento per l'intera giornata, si darà ufficialmente il via alla discussione generale, che dovrà portare alla scelta degli obiettivi da perseguire. Una discussione, anticipata i ieri in consiglio comunale dall'intervento del sindaco, e dalle prime risposte arrivate dai consiglieri comunali. Domenici ha ripercorso le tappe di un cammino. L'intento era quello di mettere insieme "un processo di cooperazione volontario tra soggetti diversi", ha detto. Con questo spirito così nacque, un anno fa, il comitato promotore per il Piano strategico, con sindacati, industriali, università, Confesercenti, Confcommercio, Camera del lavoro, Cna. "Perché questo? - si è domandato Domenici - Perché oggi siamo di fronte a rapporti competitivi fra le città e quindi è necessario attrarre risorse per lo sviluppo, avere modelli di collaborazione ci per Firenze, dove ci sono sempre state spinte alla disgregazione, è un elemento di novità". Quel comitato promotore, riunitesi 6 volte nei mesi passati, ha poi dato mandato a un comitato scientifico di 7 studiosi ( Fabrizio Barca, Paolo Galluzzi, Yves Mény, Massimo Morisi, Domenico Sorace, Piero Tani e Carlo Trigilia come coordinatore) di predisporre un "rapporto" sulla città e la sua area metropolitana, come unica dimensione possibile, per individuare i suoi principali punti di forza, ma anche di debolezza e, su questa base, fornire le direttive, gli "assi strategici" di intervento e una serie di proposte per realizzarli. Questo rapporto, "Progettare Firenze", ormai pronto, è stato approvato dal comitato promotore e verrà presentato al Forum di domani come base di partenza sulla quale costruire il processo di realizzazione del Piano strategico vero e proprio. "E' un documento - ha detto ieri il sindaco, presentando il rapporto in consiglio - costituito di due parti: una prima, di 40 pagine, che è una sintesi sullo stato della città sugli assi strategici per lo sviluppo che al momento sono indicati solo come strade da riempire; e una seconda parte, con materiali che vanno visti come tali, come capitoli di un libro per discutere".

Domenici ha anche proposto al consiglio la creazione di una commissione speciale temporanea del consiglio stesso, con lo scopo seguire e entrare a fondo nel dibattito sul Piano. Tutto per la Firenze del futuro, che in parte si è già iniziato i costruire oggi e che col Piano strategico dovrebbe poter essere realizzata in una dimensione anche metropolitana. Il Forum di domani partirà così dai 4 "assi strategici" individuati dal comitato scientifico. Il primo per promuovere l'innovazione con una migliore integrazione delle risorse e delle funzioni. Il secondo per riequilibrare la localizzazione di funzioni tra Firenze i l'area fiorentina. Il terzo per organizzare più efficacemente la mobilità interna e l'accessibilità alla città. Il quarto per migliorare la qualità urbana come risorsa per lo sviluppo. Con alcune proposte che i saggi hanno anche indicato. Eccone alcune: un sistema integrato dei musei fiorentini; un marchio di qualità made in Tuscany; un nuovo polo espositivo; il potenziamento dei collegamenti aeroportuali con un'integrazione passante per Pisa; creazione di una rete di parchi metropolitani. Ma questo, solo per dare l'idea di un dibattito in realtà ben più ampio.

 
 

TOSCANAFFARI. Firenze, 31 ottobre 2001
 

UN PATTO FRA PUBBLICO E PRIVATO PER RIDISEGNARE IL FUTURO DI FIRENZE. di LAURA D'ETTOLE

II 31 ottobre si apre il Forum dell’area metropolitana presieduto dal sindaco Domenici Firenze. Il piano strategico della città di Firenze è ai nastri di partenza. Con il Forum programmato per il 31 ottobre si da il via ad uno dei più importanti sforzi di innovazione nell’amministrazione cittadina prodotti negli ultimi tempi, destinato ad entrare in fase operativa nei primi mesi del 2002. A quel punto anche Firenze avrà delle idee - progetto, o meglio un piano di governance come sì dice oggi, su cui convergeranno soggetti pubblici e privati per organizzare il futuro della città. Il comitato promotore per il Piano strategico di Firenze è presieduto dal sindaco Leonardo Domenici; ne fanno parte Assindustria, i sindacati. Camera di commercio, Confesercenti, Confcommercio e l’Università. Il comitato scientifico è coordinato dal sociologo dell’economia Carlo Trigilia. "Le città oggi sono sempre più difficili da governare" sostiene Progettare Firenze, il rapporto predisposto dal comitato scientifico che viene presentato al Forum. I governi locali non ce la fanno da soli perché le metropoli sono sempre più complesse e stratificate, mentre gli strumenti d intervento restano rigidi perché pensati per realtà molto più semplici. La stessa Unione europea ha assunto la pianificazione strategica come strumento di governo urbano in cui soggetti pubblici e privati si impegnano a realizzare insieme una serie di azioni comuni Firenze è fra le prime città in Italia a iniziare il percorso. Torino lo ha già fatto da tempo, mentre Milano e Roma ne stanno discutendo, "il principale punto di forza di Firenze in termini di sviluppo economico è costituito dalla particolare combinazione tra funzioni turistico - espositive e funzioni produttive ad elevata capacità d asportazione". Vale a dire che storia e cultura hanno messa al centro di una fitta rete di tesori artistici, piccole imprese, e distretti industriali che ha pochi altri esempi in Italia. In questo crogiolo c’è anche un volte produttivo e spesso pressoché sconosciuto ai più: c’è "un’altra Firenze" fatta di grandi imprese ad alta tecnologia, di università e know how. "Se le relazioni tra le varie attività non verranno ben governate, la pluralità di vocazioni si può trasformare in un elemento di debolezza" recita Progettare Firenze. Perché questa città lasciata agli spiriti selvaggi, nei prossimi anni rischia un incremento esponenziale del turismo di massa, spopolamento cittadino, immigrazione fuori da ogni controllo e perdita di risorse lavorative e imprenditoriali qualificate. E allora i principali assi strategici su cui il governo locale sarà chiamato ad intervenire sono la promozione dell’innovazione; il decentramento di funzioni strategiche dall’area centrale; ^organizzazione della mobilità; il miglioramento della qualità della vita. La diagnosi proposta da Progettare Firenze non è costruita a tavolino. Dietro le spalle c’è un percorso fatto di 80 incontri con i sindaci dell’area metropolitana, associazioni di categoria, università. Nell'immediato futuro il Forum progetta di costituire un Comitato di coordinamento di Piano articolato in gruppi di lavoro. Poi quest’ultimo, nella sua stesura definitiva, ritornerà al Forum e sarà sottoscritto da pubblici e privati. Vari strumenti, fra cui Internet, consentiranno ai cittadini di intervenire monitorando tutte le sue fasi di attuazione.


 
LA NAZIONE 1 Novembre 2001
 
IL LAVORO È COMINCIATO di ENNIO MACCONI

Se la grande mobilitazione messa in azione dal sindaco riuscirà, lo vedremo presto.

Quando sarà pronto il Piano strategico per costruire la Firenze del futuro? "Entro la fine della prossima primavera" risponde Leonardo Domenici . "Alla fine individueremo quattro, cinque grandi progetti - aggiunge - Stiamo discutendo di qualcosa che va al dì là dei nostri incarichi, nell'interesse di Firenze". Ieri il cammino proposto dal sindaco, ufficialmente iniziato in Palazzo Vecchio con il "Forum sulla città metropolitana", al quale hanno partecipato industriali, sindacati, associazioni di commercianti e artigiani, l'università. Tutti per iniziare a discutere del "rapporto" sulla città, messo insieme da un comitato scientifico e che ha indicato alcuni assi strategici sui quali, insieme e non più divisi, si possa arrivare a formulare il Piano strategico con i progetti veri da costruire. In una pausa del Forum, il sindaco risponde e chiarisce. A che punto siamo oggi? "E' come se uno dicesse: quella è la strada, ma senza che nessuno abbia ancora detto dove deve arrivare. Ci dovrà essere una discussione sugli obiettivi perseguibili e non c'è nessuna formula magica". E le strade tracciate per arrivare al Piano strategico sono quelle dell'innovazione necessaria nella cultura e nella produzione industriale; la dimensione metropolitana da raggiungere; il miglioramento della mobilità interna e dell'accessibilità; una qualità della vita che si riesca a migliorare. Facile a dirsi, insomma, difficile a farsi, anche se il sindaco è convinto che valga la pena almeno tentare. Come? Tenendo anche conto di ciò che si sta già facendo. "E' evidente - chiarisce - che alcune scelte sono state già compiute". Un esempio? La tramvia; e a proposito del problema della mobilità. "Mi pare che si sia raggiunta una intesa sul fatto che su opere già cantierabili non sia il caso di rimetterle in discussione - dice - Un esempio è la prima linea della tramvia. Poi se mi si viene a dire che si possono portare modifiche, questo è un discorso diverso". Anche parlare e discutere di metropolitana può servire, continua, a patto che si riconosca che: "Ci sono dei punti sui quali non si può tornare indietro". Quali? La tramvia, appunto, sembra di capire, anche se qualche dubbio le parole del sindaco lasciano in testa. Convinti come lui che valga la pena una mobilitazione di tutti sul futuro, si sono dichiarati il presidente degli industriali. Ranieri Pontello, e il rettore dell’università di Firenze, Augusto Marinelli. Anche più di altri, intervenuti al Forum. Per Pontello non siamo di fronte "all'ennesimo libro bianco di buone intenzioni. Questo è un progetto concreto". Per il rettore Marinelli: un progetto del genere potrà contare sull'università che "è la vera istituzione preposta all'innovazione della formazione e della cultura".


Firenze, 01 Novembre 2001

 
REPUBBLICA. IL PIANO STRATEGICO È PARTITO. DIVERGENZE SULLA "BRETELLA". di MASSIMO VANNI
 
Il Piano strategico di Firenze è da ieri in viaggio: La classe dirigente della città ha presentato nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio le 200 pagine che raccolgono la diagnosi e le ipotesi di cura per le malattie croniche di Firenze. E tra sei mesi, "entro la primavera prossima" dice il sindaco Leonardo Domenici, il capoluogo toscano avrà chiaro le 45 cose da fare.

I 45 obiettivi da realizzare subito, a patto di mettere tutti d'accordo, di remare tutti nella stessa direzione per scongiurare "un brillante futuro dietro le spalle". "Possiamo aprire una fase nuova nella vita della città", sono le parole del sindaco, affiancato da Augusto Marinelli (rettore dell'università), Ranieri Pontello (Industriali), da Alessandro lacopo (ImpresaInsieme che riunisce Cna, Confesercenti, Api e Coldiretti), Franco Malinconi (Confesercenti), Paolo Soderi (Confcommercio) Alessio Gramolati (Cgil), Sergio Sorani (CisI), Mario Catalini (Uil), da Luca Mantellassi (Camera di commercio; Pietro Ciampolini (Cna) e dal sociologo Carlo Trigilia, coordinatore del comitato scientifico. "Possiamo aprire una fase che vada al di là degli incarichi di tutti noi, al di là del mandato elettorale", aggiunge Domenici di fronte a circa 150 persone: segretari di partito, imprenditori, manager privati, sindaci dei comuni vicini. Ma le strada è ancora lunga. "Siamo pronti a collaborare, il piano strategico può far scattare l'iniziativa privata", annuncia Pontello. Ben conoscendo l'avversità del centrosinistra, ripropone però la bretella Incisa-Barberino per decongestionare l'anello autostradale fiorentino dal traffico nord-sud. "La bretella certo, come si può pensare ad una mobilità senza la bretella?", insiste anche Soderi, approfittando del fatto che anche lacopi di ImpresaInsieme chiede di "rimettere in gioco la bretella" dal momento che la terza corsia appare insufficiente. "Anche la micrometropolitana è essenziale perché le tramvie non bastano", continua Soderi con toni che richiamano l'opposizione. "Non so se ci metteremo d'accordo tutti", sospira il sindaco Domenici una volta tornato nel suo ufficio. "Ma il percorso andrà avanti per mesi e se anche non ci metteremo d'accordo su tutto troveremo 45 obiettivi comuni", aggiunge. Del resto, fa presente Trigilia, "Firenze è una città con grandi potenzialità ma esistono anche grandi rischi anche se non immediati". Primo fra tutti quello della città-museo, di una città sempre più assediata dal turismo di massa, sempre meno abitata e sempre più congestionata. Il piano strategico dovrebbe servire ad evitare tutto questo, spiega Trigilia. "Il cuore di tutto deve essere la produzione di cultura", fa presente Mantellassi. E per questo la collaborazione tra pubblico e privato è fondamentale, aggiunge. "Continuiamo a parlare di Firenze come città dell'arte senza renderci conto che siamo anche una città della scienza", avverte tutti Marinelli. Mentre Gramolati guarda fuori Firenze: "Basta con il centro-vetrina, l'unico governo possibile è quello metropolitano".

Omnia News - Cronaca Lieta

1° Edizione novembre 2001 – N. 34 Anno II

La Città delle Colline, segna la nascita di una "nuova città" di 60mila abitanti alle porte di Firenze. Si tratta praticamente di un'area nella quale l'ambiente e il paesaggio sono intatti, con importantissimi siti archeologici, architettonici, artistici, un territorio senza gravi problemi sociali, ricco di associazioni e con forti identità locali, ma anche aperto alle novità. Già da tempo infatti, i tre comuni di Bagno a Ripoli, Fiesole e Pontassieve collaborano, condividendo procedure, uffici, gestione di servizi, progetti di formazione, perché le rispettive Amministrazioni hanno capito che lavorare insieme consente spesso di fare meglio e contenere i costi, con una formula flessibile nella quale nessun Comune cede le proprie funzioni, ma impara a gestirle insieme agli altri, a seconda delle esigenze e delle questioni che si trova a dover affrontare. L'obiettivo è "restituire il tempo ai cittadini". Un obiettivo che coinvolge la gestione dei servizi, rispondendo alle domande della comunità, rendendo la vita più semplice ai cittadini, affrontando i temi della mobilità, le scelte urbanistiche, semplificando le procedure, unendo gli uffici, rendendone possibile un approccio a distanza ed eliminando i tempi di spostamento delle pratiche e dei cittadini. Il 2 giugno 2000 i Sindaci dei tre Comuni di Bagno a Ripoli, Fiesole e Pontassieve hanno firmato un protocollo d'intesa, che contiene molti punti, alcuni già avviati: la gestione associata dell'ufficio del Segretario Generale (Fiesole e Bagno a Ripoli), la collaborazione per la redazione dei bilanci di previsione per l'esercizio 2001, l'approvazione della convenzione per l'Ufficio Legale associato, la gestione integrata (insieme ad altri Comuni) degli Uffici Relazioni con il Pubblico, la firma del Contratto per la Sicurezza (con altri Comuni), la costituzione di un Ufficio Statistica associato. Il lavoro prosegue, e adesso si sta pensando a nuovi progetti comuni: la costituzione di una società di progettazione e manutenzione del patrimonio comunale, corsi di formazione per il personale dipendente, la gestione associata del sistema dei controlli interni, l'Ufficio Personale comune, la gestione associata dei sistemi informatici, degli acquisti, dei servizi per le entrate, e perfino un progetto di certificazione della qualità ambientale, che rappresenta il vero tratto condiviso e distintivo del territorio dei tre Comuni. (C.M)


www.dsfirenze.it/sesto/2001/Documenti – Comunicato di Gianni Gianassi - Segretario Ds di Sesto Fiorentino - Sesto Fiorentino 13 novembre 2001 Da An una polemica inutile: cerchiamo invece di costruire strumenti utili alla vita e al lavoro delle famiglie e delle imprese e respingiamo l’attacco all’autonomia dei comuni che viene dal centro destra. La polemica che periodicamente An fa sulla Città della Piana è legittima ma priva d’elementi costruttivi. Proviamo a farci alcune domande
  1.  C’è o non c’è la necessità, di rendere più funzionale il governo del territorio e delle problematiche ambientali in un’area così integrata e delicata come la Piana Fiorentina?
  2.  C’è o non c’è la necessità di rendere più omogenee e meno burocratiche le procedure per governare lo sviluppo economico in un’area così interessata da commerci, attività artigianali, insediamenti industriali e lavoro d’interesse regionale e nazionale?
  3.  C’è o non c’è la necessità, con spirito federalista, di governare servizi d’interesse sovracomunali nel modo più vicino ai cittadini e nella maniera più efficace?
  4.  C’è o non c’è la necessità di contribuire, da una zona forte, densa d’infrastrutture e di servizi, alla nascita della Città Metropolitana dentro il percorso aperto dal Sindaco di Firenze a partire dall’accordo Regione Toscana, Provincia e Comune di Firenze?
Se a queste domande le risposte sono positive la nascita dell’Unione dei Comuni della Piana Fiorentina può essere utile a condizione che sia snella, limitata nei compiti – sviluppo economico, ambiente, assetto del territorio per esempio – vocata all’unità operativa con il Comune capoluogo. Se le risposte sono positive, le forze sociali devono essere coinvolte e le forze politiche devono dare il loro contributo. C’è però un’altra domanda che dobbiamo porci.
Con il Governo di centro destra le spinte federaliste e di valorizzazione delle autonomie locali figlie dell’impegno e della cultura del centrosinistra e del lavoro dei Sindaci saranno mantenute?
La posizione assunta dai partiti di governo sul recente referendum e l’impianto iniziale della legge finanziaria fanno intendere di no. Questa novità non potrà essere accessoria ed i quattro comuni dovranno affrontarla con i cittadini e la società organizzata, affinché siano chiare le responsabilità e le volontà di ciascuno e possa nascere, con il tempo necessario, una nuova istituzione solo se ritenuta utile in questo processo politico istituzionale e legata ad un effettivo e condiviso conferimento di poteri.


IL GIORNALE DELLA TOSCANA martedì 13 novembre 2001
I Comuni della Piana alleati contro Firenze. AN denuncia la strumentalizzazione della città metropolitana: è una faida nella sinistra.

Le amministrazioni di sinistra della piana (Calenzano, Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino e Signa) hanno deciso di dichiarare ufficialmente guerra alla giunta di centro sinistra di Palazzo Vecchio, "mostrando i muscoli".

E per dimostrare che questa volta fanno sul serio, i sindaci dei quattro comuni hanno convocato per questa sera, in barba alle regole istituzionali e alla volontà dei cittadini una maxi assemblea per illustrare ai consiglieri comunali, alle associazioni di categoria, ai partiti e ai cittadini che vorranno intervenire il "documento programmatico" che dovrebbe guidare i quattro comuni verso la nascita della "città della piana". E già in questo affidarsi alla piazza, "alla quale la sinistra ricorre nei momenti di difficoltà - ha affermato il presidente provinciale di Alleanza Nazionale nel denunciare l'iniziativa – bypassando sistematicamente le sedi istituzionali delegate", il partito di Gianfranco Fini registra delle "forti anomalie". La cosa diventa ancor più strana quando si scopre che a benedire questa "Santa Alleanza" è stato chiamato il Presidente della Regione Toscana Claudio Martini. Dal governatore i quattro sindaci si aspettano, con tutta probabilità, non solo una "benedizione politica" ma anche un sostegno pratico. E se dovessero ottenere una delle due cose è chiaro che il braccio di ferro fra Firenze e i comuni della piana potrebbe trasformarsi in una partita all’ultimo colpo. Tutta questa frenesia delle amministrazioni di sinistra della piana non piace ad Alleanza Nazionale che ha deciso di denunciare l’operazione considerandola una vera e propria "prova di forza, un modo di mostrare i muscoli a Firenze – ha affermato il presidente provinciale di AN Marco Cellai – senza che i cittadini ne ottengano in cambio nulla. Della città della piana sene è iniziato a parlare un anno fa quando il sindaco di Sesto Andrea Barducci, il 16 gennaio del 2001 per essere esatti, dichiarò che "intendiamo coinvolgere il più possibile la cittadinanza, le associazioni, le categorie, le organizzazioni sindacali". Ebbene di tutto ciò non è stato fatto assolutamente nulla, l'unica cosa che c'è sul tavolo è una bozza dello statuto. Di che cosa discuteremo domani sera (stasera N.d.R.) se non c'è nulla su cui confrontarsi?".

Alleanza Nazionale dunque dietro alla convocazione del dibattito sulla città della piana vi legge una mera operazione politica, tesa a far vedere a Firenze quanto peso, soprattutto contrattuale, possono avere le amministrazioni della città della piana. E in questo tentativo di prendere i pezzi di un puzzle complesso e articolato come è la realtà dell'area fiorentina per realizzarne un altro ancor più articolato - "cosa c'entra Signa con Calenzano o Campi Bisenzio", hanno affermato gli esponenti di AN che sono stati eletti nei quattro comuni coinvolti - c'è chi vede anche il tentativo di creare lobby per sfruttare la legge sulle aree metropolitane. "Il dato più inquietante di tutta questa vicenda - ha affermato Jacopo Alberti consigliere comunale di AN a Campi Bisenzio - è che ogni qual volta abbiamo chiesto quali sono i vantaggi dell'istituzione della "città della piana" nessuno mi ha saputo rispondere. Spero che domani sera (stasera N.d.R.) si possa ottenere una risposta. Se invece si punta soltanto a creare l'ennesimo livello istituzionale, privo di contenuti e di poteri, allora ci opporremo con tutti mezzi a nostra disposizione. I problemi della piana, quelli veri, sono la criminalità, la mobilità, il degrado dell'area dell'Osmannoro, la collocazione del termovalorizzatore, la crisi occupazionale". Questioni alle quali un nuovo livello istituzionale, privo di potere reale, non potrà mai dire risposte ma che potrebbe venir buono nella trattativa con Firenze. Del resto è ormai chiaro a tutti che il capoluogo toscano "dalla eventuale nascita della città della piana Firenze non ci guadagna assolutamente nulla - hanno affermato gli esponenti di Alleanza Nazionale del Coordinamento provinciale - anzi rischia di rimetterci anche qualche cosa. I comuni invece, una volta unite le forze, si troveranno ad avere un potere contrattuale ben più elevato". E di partite da giocare nei prossimi anni ve ne saranno davvero tante, tanto che il sindaco di Firenze Leonardo Domenici, nel tentativo di opporsi a questa operazione "lobbystica", ha deciso di far scrivere ad un comitato di saggi l'ennesimo "libro dei sogni", il progetto si chiama "piano strategico per l'area metropolitana", e dal quale spera di tirar fuori la ricetta per vivere e convivere con tutti i comuni limitrofi. Peccato che questi ultimi non siano disposti a pagare dazio.

 
 

La Repubblica 14 novembre 2001
 

Campi, Sesto, Calenzano e Signa si alleano. Un pool di quattro sindaci e nasce il "supergovemo" dell'economia della Piana di Ilaria Ciuti

Sta per spuntare una nuova città a due passi da Firenze. Una città che . lavora, dove si è raggiunta la piena occupazione, che commercia, si muove ed ha deciso di uscire da un modello di sviluppo avanzato ma spesso scoordinato. Che vuole essere riconoscibile e avere un proprio governo. La nuova città sta tra Firenze e Prato e tra Monte Morello, la Calvana e l’Arno. Un bel fazzolettone di terra che ingloba i Comuni di Calenzano, Campi, Sesto e Signa. Circa 130.000 abitanti che non andranno più in ordine sparso ma saranno governati da decisioni comuni almeno sulle attività produttive e commerciali e sull’assetto territoriale, pur nel rispetto delle peculiarità dei quattro Comuni. L'idea è dei sindaci, forti della legge nazionale su gli enti locali che permette la formazione di istituzioni sovracomunali. Sono i sindaci di Campi, Adriano Chini, di Sesto, Andrea Barducci, di Calenzano, Giuseppe Carovani e di Signa, Paolo Bambagioni. "Ci siamo accorti che ognuna delle nostre amministrazioni ha fatto fino ad ora molto - dice Chini Ma la crescita impetuosa degli insediamenti industriali nella Piana che interessa (uni e quattro i Comuni e, negli ultimi anni, anche di quelli commerciali, del tempo libero e del polo universitario ci ha convinto della necessità di inter venti comuni. Lo stesso vale per lo sviluppo delle tecnologie, delle comunicazioni, dei trasporti". I Sindaci hanno preparato un programma già approvato ma non ancora votato dai rispettivi consigli e che ieri sera è stato discusso per la prima volta da tutti i consigli riuniti insieme e dalle associazioni. Sarà varato entro fine anno, poi si passerà allo statuto e a fine marzo nascerà il nuovo livello di governo. Ci saranno un consiglio della Piana e un presidente (sarà, come vuole la legge, uno dei quattro sindaci a rotazione) che non toglieranno ai consigli comunali nessuna autonomia ma che non accetteranno sovrapposizioni. I Consigli dei comuni trasferiranno, armi e bagagli, al nuovo governo alcune competenze. Dopodiché sarà il Consiglio della città della piana a decidere di ambiente, sviluppo compatibile, comunicazioni viarie, trasporti, piani regolatori da far coincidere, servizi alle imprese e alle persone, sport, tempo libero, progetto di lancio turistico della zona, rapporti con Firenze, la Provincia, la Regione e il governo. Una città moderna e in via di sviluppo che già pensa ad un collegamento informatico tramite cablaggio in fibre ottiche e che si propone come motore di sviluppo economico della Toscana. Una città in concorrenza con Firenze? ? "No - risponde Chini. - Una città che faciliterà la costruzione dell'area metropolitana, ma che sicuramente intende avere un peso nelle decisioni".



  www.sieveonline.it - SieveOnLine Network – Tuscany Web Community - Una Rete per la Valdisieve Forum Politico: Pontassieve – Democratici di Sinistra a cura di Leonardo Pasquini - Comunicati - 30/12/2001 - La città delle colline "un progetto concreto da sostenere "

Nardella e Pasquini sono favorevoli al progetto che vede insieme i Comuni di Fiesole, Bagno a Ripoli e Pontassieve. Tra le proposte una consultazione congiunta dei tre consigli comunali e un tavolo di confronto con il Sindaco di Firenze Domenici sul piano strategico. "I Democratici di sinistra e il gruppo consiliare DS considerano il progetto Città delle Colline un progetto innovativo, moderno e affascinante per il nostro territorio". Sono queste le considerazioni del coordinatore dei DS di Pontassieve, Dario Nardella e del capogruppo in Consiglio Comunale, Leonardo Pasquini, relative al progetto di collaborazione con il quale tre importanti comuni dell’area metropolitana fiorentina, Bagno a Ripoli, Fiesole e Pontassieve, uniscono le loro risorse umane ed economiche per gestire in maniera ottimale attività e servizi su un bacino territoriale di grande rilevanza che accoglie ben 70.000 abitanti. I due esponenti osservano infatti che Pontassieve, per la sua particolare posizione geografica "non può non guardare con interesse e convinzione al progetto Città delle Colline che inserisce la nostra realtà con autorevolezza nell’area metropolitana fiorentina e nel confronto con Firenze, senza preclusione – sottolineano - ad allargare il progetto a realtà territoriali con le quali tradizionalmente il Comune di Pontassieve nel corso degli anni ha individuato forme di collaborazione, coordinamento e di gestione associata di funzione e di servizi, come i Comuni della Valdisieve e del Valdarno". Obiettivo prioritario delle tre istituzioni, che formano una realtà socio-economica assai significativa e in stretto rapporto con la realtà di Firenze, è infatti quello di individuare forme organizzative capaci di migliorare la qualità dei servizi e delle prestazioni, mantenendo inalterata l’attuale quantità di risorse umane e finanziarie, per le quali sono necessari strumenti d’integrazione intercomunale capaci di raggiungere alti livelli d’efficacia, d’efficienza ed economicità prevalentemente attraverso le gestione associata dei servizi. Nardella e Pasquini aggiungono che "tutti i giorni, i cittadini di Pontassieve, hanno nei confronti di Firenze un rapporto di lavoro, di studio, di divertimento, motivo per cui oggi più di prima è necessario un rapporto organico con quelle realtà territoriali, come Bagno a Ripoli e Fiesole che rappresentano insieme a noi la cintura urbana fiorentina del Sud-Est per progettare e realizzare insieme soluzioni innovative e moderne su problemi oltre il singolo territorio, un esempio, i collegamenti di comunicazione con la città di Firenze. Inoltre - osservano ancora – di fronte ad una disponibilità di risorse sempre minore da parte dei Comuni, è necessario individuare strumenti concreti affinché non siano i cittadini a pagarne le conseguenze: oggi, di fronte alle continue competenze dei Comuni, è opportuno, ma anche necessario individuare aree territoriali in grado di garantire erogazione di servizi pubblici con un ottimo rapporto qualità-prezzo". Il coordinatore e il capogruppo dei DS di Pontassieve, rivolgendosi ai tre sindaci dei comuni della Città delle Colline, aggiungono due proposte. In primo luogo lanciare un confronto dialettico e costruttivo con le realtà sociali ed economiche del territorio interessato, per contribuire con idee e proposte alla realizzazione del progetto "La città delle Colline", con l’auspicio di giungere in tempi brevi ad un confronto politico dei partiti di maggioranza e ad una consultazione congiunta dei consigli comunali dei Comuni di Bagno a Ripoli, Fiesole e Pontassieve. In secondo luogo proporre al Sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, un tavolo politico di confronto tra Firenze e i comuni della Città delle Colline sulle potenzialità del nuovo piano strategico e sul rapporto con il versante metropolitano di sud-est.

 
Forum Politico: Pontassieve – Forza Italia a cura di Giovanna Vaggelli

Comunicati stampa - 26/02/2002 - La Città delle Colline

Per quanto riguarda il parere sulla costituzione della Città delle Colline voglio precisare che la nostra contrarietà è ad una politica ondivaga, poco chiara che l’Amministrazione Comunale di Pontassieve porta avanti, senza neppure la completa condivisione della sua maggioranza visto il parere negativo espresso dai Popolari sulla Città delle Colline.

Siamo contrari ad una politica senza un progetto a più lunga scadenza, con improvvisazioni: basta pensare che l’Amministrazione Comunale di Pontassieve ha voluto staccarsi dalla comunità Montana del Mugello e costituire la Comunità Montana della Montagna Fiorentina e dopo appena 2 anni si unisce ad altri comuni per costituire la Città delle Colline; contemporaneamente ha continuato a costituire associazioni, consorzi con altri e diversi comuni per gestire servizi. Di fronte a queste scelte politiche poco chiare anche negli obiettivi non possiamo che intensificare il nostro impegno d’opposizione e per questo eserciteremo il dovuto controllo per denunciare eventuali sprechi e disservizi che potrebbero derivare da questa politica, ma al tempo stesso faremo proposte per misurare la capacità anche del nuovo ente la Città delle Colline così come della comunità della Montagna Fiorentina per la soluzione dei problemi dei cittadini e per innalzare la qualità dei servizi razionalizzando le spese. Per questo Forza Italia ha costituito un coordinamento permanente fra i gruppi consiliari dei paesi sia della Città delle Colline che della comunità della Montagna Fiorentina.

Il capogruppo di FI a Pontassieve Giovanna Vaggelli – (Pontassieve 23/01/02)

 
Campo di Marte – Informazioni ed opinioni dal Quartiere 2 – periodico bimestrale – anno 3 – n. 2 – marzo/aprile 2002

Intervento del Sindaco di Fiesole sull’Area Metropolitana - Un soggetto da costruire

La definizione, finalmente, dei limiti geografici dell’area metropolitana fiorentina attraverso l’individuazione dei territori dei 69 comuni, 3 province e più comunità montane che ne fanno parte è un primo passo nella costruzione di un complesso soggetto politico, economico e sociale da cui si parla da molti anni ormai.

L’inserimento in Costituzione, con le modifiche del Titolo V sancite dal referendum del 7 ottobre scorso, dell’area metropolitana speriamo possa essere di stimolo all’effettiva costruzione di questi soggetti. Soggetti che peraltro, sono già esistenti in termini di rapporti economici, economie di scala e percorsi sociali e culturali. Chi di noi non ha continui contatti con realtà come i Gigli o con gli spettacoli e le mostre organizzate per esempio a Prato e Pistoia?

Nei fatti, nella nostra quotidianità, l'area metropolitana esiste, così come esiste per le imprese e per gli operatori economici anche stranieri, attratti dall’indiscutibile fascino di Firenze ma attivi e partecipi nel tessuto economico e commerciale del suo hinterland.

A tutto questo non corrisponde un eguale livello amministrativo, con conseguenti ritardi, incongruenze e inevitabili problemi. Si tratti del traffico, piuttosto che della burocrazia o le prestazioni sanitarie.

Bisogna ammettere che molto, anche grazie ad un mutato contesto nazionale negli ultimi anni, è cambiato. Il progressivo avvicinarsi dei servizi e del governo ai cittadini, la semplificazione amministrativa delle Bassanini e un rapporto economico più sereno tra enti locali e amministrazione centrale, grazie al risanamento economico, hanno permesso a comuni e province di collaborare molto più efficacemente, hanno creato strumenti migliori (come per esempio lo sportello unico per l’impresa), ed hanno liberato, almeno sino ad oggi, maggiori risorse per i governi locali.

Tutto questo naturalmente non basta, anche perché pare mutato il clima nazionale. L'ultima finanziaria infatti diminuisce sensibilmente i contributi dello Stato ai comuni ed impone strani e stretti vincoli alle spese delle amministrazioni locali, costringendo quasi tutti i comuni ad aumentare le tasse ai propri cittadini. Serve però, che anche dalle nostre realtà partano iniziative che vadano verso la costruzione di soggetti più funzionali ai bisogni di cittadini e imprese. L'esperienza che i comuni di Fiesole, Bagno a Ripoli e Pontassieve portano avanti dal tempo della cosiddetta "Città delle Colline" va in questa direzione: servizi comuni, costi comuni, razionalizzazione delle risorse e maggiore efficacia.

Già oggi sono associati i servizi legali e di statistica tra questi comuni, e anche in altri campi stiamo procedendo alla messa in rete di servizi e funzioni.

Un processo che si sta ampliando anche ad altri soggetti come la Comunità montana della Montagna Fiorentina, nel caso del progetto per l’e-governement. Sì perché le nuove tecnologie possono essere un validissimo alleato nella semplificazione e nello snellimento della burocrazia, oltre ad aprire nuove frontiere nel rapporto tra amministrazione e comunità, anche per quanto riguarda la partecipazione alle scelte dell’amministrazione.

Anche altri comuni stanno portando avanti iniziative simili, e Firenze grazie al suo impegno sul piano strategico dell’area metropolitana fiorentina sta svolgendo il suo compito di capofila nell’individuazione degli assi strategici su cui improntare l’agire della città metropolitana. Accanto a questo dovrebbe svilupparsi di più l’azione di stimolo e coordinamento della Provincia, magari fornendo gli strumenti di conoscenza delle problematiche comuni tra le varie zone e mettendo in comune le migliori soluzioni adottate ed anche la Regione dovrebbe sviluppare il tema di Firenze capitale, riprendendo ed ampliando il ragionamento nato dal Consiglio Regionale straordinario dello scorso anno.

Firenze capitale, non è soltanto una formula ma un motore attrattivo e di spinta per l’intera Regione da vivere come opportunità e non come competizione campanilistica. E’ una partita essenziale quella che dobbiamo affrontare. In gioco vi è il miglioramento della vita, recuperando tempi e spazi alle nostre passioni invece di doverli impiegare dietro a code, ma anche la competitività della nostra area all’interno del mercato europeo e globale.

Firenze e il suo territorio possono sfruttare enormi potenzialità, un ambiente che coniuga cultura, storia, arte e natura, ma anche un tessuto di imprese che già adesso è trai più competitivi del paese, che può competere con i modelli del Nord-Est, garantendo standard di qualità della vita, di garanzie per i lavoratori, maggiore integrazione e più occasioni culturali; ben coscienti che la produzione economica si nutre anche del bello e del genio che circolano intorno a sé.

Il progressivo dispiegamento nelle varie realtà dell'area metropolitana dell’Università di Firenze testimonia questo processo. Oggi i nostri ragazzi studiano a Sesto nel polo scientifico oppure vanno a Prato se vogliono studiare le professionalità legate al mondo dello spettacolo, domani avranno a disposizione le nuove strutture di Novoli. La riforma universitaria ha permesso all'ateneo fiorentino di dotarsi di nuovi corsi di laurea più confacenti ai bisogni e alle prospettive dell’area fiorentina, la sfida è quella di lavorare insieme per prevenire le tendenze della società.

Come si vede non si tratta di un’impresa facile. Mettere insieme soggetti così diversi, Comuni, Province, Regione, associazioni di categoria e di impresa, sindacati, associazionismo e quant’altro è di per sé un’impresa titanica, ma rimane la vera possibilità che abbiamo di fronte, la direzione giusta è stata presa, adesso sta a noi procedere.

 
www.comune.fiesole.it/news

Città delle Colline, parte l’ufficio di statistica associato

Ha preso il via dal 1° marzo il nuovo Ufficio di Statistica Associato della "Città delle Colline", che riunisce i tre Comuni fiorentini di Bagno a Ripoli, Fiesole e Pontassieve. Si tratta di un’ulteriore passo verso l’integrazione dei servizi dei tre Comuni, che già collaborano per molte altre funzioni. L’ufficio fra poche settimane avrà la sua sede a Bagno a Ripoli, ma per il momento è attivo a Fiesole, che è il Comune capofila per questo servizio. La responsabile è Ilaria Gallo. La prima fase del lavoro riguarderà una ricognizione delle fonti amministrative e Istat dei dati statistici di interesse comunale e di confronto regionale, cui seguirà una vera e propria fase progettuale con il rilascio delle prime tabelle previsto per ottobre. L’interesse si concentrerà sui dati demografici, censuari, elettorali e relativi a sicurezza, incidenti stradali e attività edilizia.  
Città delle Colline, seduta congiunta dei Consigli Comunali
Il 22 aprile, alla Basilica di Sant’Alessandro, a Fiesole, si terrà la prima seduta congiunta dei tre Consigli Comunali di Bagno a Ripoli, Fiesole e Pontassieve. E’ un momento importante per la "nuova città" chiamata Città delle Colline che riunisce i territori dei tre Comuni
Un unico Consiglio Comunale, che riunisce quelli dei tre Comuni, per prendere decisioni importanti sui temi di interesse comune e sui progetti che fanno parte dell’intesa firmata da Bagno a Ripoli, Fiesole e Pontassieve, ma anche un modo per confermare e rilanciare la "Città delle Colline", un entità nella quale i Sindaci Giuliano Lastrucci, Alessandro Pesci e Mauro Perini credono molto.

L’assemblea dei tre Consigli Comunali si terrà lunedì 22 aprile, dalle 17.30, alla Basilica di Sant’Alessandro di Fiesole. Alla seduta, aperta al pubblico, parteciperanno i sessanta consiglieri dei tre Comuni insieme ai tre sindaci e a tutti gli assessori. I lavori si apriranno con il saluto del Presidente del Consiglio Comunale di Fiesole, Alessandro Casali, cui seguiranno le relazioni di due noti politologi dell’Università di Firenze, Franco Cazzola e Carlo Fusaro e un dibattito presieduto da Sauro Selvi, Presidente del Consiglio Comunale di Bagno a Ripoli e gli interventi di tutti i gruppi consiliari. Dopo una pausa per la cena, alle 21.30 riprenderà il dibattito, presieduto da Giovanni Cherubini, Presidente del Consiglio Comunale di Pontassieve. Chiuderanno le repliche di Cazzola e Fusaro e gli interventi dei tre Sindaci Lastrucci, Pesci e Perini.

Si tratta, è facile intuirlo, di un momento importante per "La Città delle Colline", la "nuova città" di 60 mila abitanti alle porte di Firenze creata da una volontà unanime dei tre Comuni di valorizzare il loro territorio, un’area uniforme, nella quale l’ambiente e il paesaggio sono praticamente intatti, con importantissimi siti archeologici, architettonici, artistici, un territorio senza gravi problemi sociali, ricco di associazioni e con forti identità locali ma anche aperto al nuovo.

Da tempo Bagno a Ripoli, Fiesole, Pontassieve collaborano, condividendo procedure, uffici, gestione di servizi, progetti di formazione, con l’obiettivo di contenere i costi e restituire il tempo ai cittadini. E’ un obiettivo che coinvolge la gestione dei servizi, una efficiente comunicazione, una organizzazione efficiente e flessibile, rispondendo alle domande della comunità, rendendo la vita più semplice ai cittadini, affrontando i temi della mobilità, le scelte urbanistiche, le performance degli Enti locali, semplificando le procedure, unendo gli uffici, rendendone possibile un approccio a distanza (soprattutto attraverso le tecnologie informatiche), eliminando i tempi di spostamento delle pratiche e dei cittadini, spesso costretti a muoversi da un ufficio all’altro.

Il 22 giugno 2000 i Sindaci dei tre Comuni di Bagno a Ripoli, Fiesole, Pontassieve hanno firmato un "protocollo d’intesa" che contiene molti punti, alcuni già avviati, come la gestione associata dell’ufficio del Segretario Generale, la collaborazione per la redazione dei Bilanci di Previsione, l’approvazione della convenzione per l’Ufficio Legale associato, la gestione integrata degli Uffici Relazioni con il Pubblico, il Contratto per la Sicurezza, la costituzione di un Ufficio Statistica associato. Ma il lavoro prosegue e si sta pensando ad altri progetti comuni: la costituzione di una società di progettazione e manutenzione del patrimonio comunale, corsi di formazione per il personale dipendente, la gestione associata del sistema dei controlli interni, l’Ufficio Personale comune, la gestione associata dei sistemi informatici, degli acquisti, dei servizi per le entrate, e perfino un progetto di certificazione della qualità ambientale, che rappresenta il vero tratto comune e distintivo del territorio dei tre Comuni.

 
Il Corriere di Firenze - Firenze-Provincia - lunedì 22 aprile 2002
Oggi consesso comunale congiunto per Fiesole, Pontassieve e Bagno a Ripoli. Città delle Colline a consiglio. Si punta alla razionalizzazione ed efficienza dei servizi di Tommaso Gurrieri

FIESOLE - Dopo un primo rinvio dovuto a problemi organizzativi, finalmente oggi si terrà il primo consiglio comunale congiunto della "Città delle Colline", l'istituzione che unisce i Comuni di Bagno a Ripoli, Fiesole e Pontassieve. Alla seduta, aperta al pubblico; in programma alla Basilica di Sant'Alessandro di Fiesole a partire dalle 17.30, parteciperanno i sessanta consiglieri dei tre Comuni insieme ai tre sindaci e a tutti gli assessori. I lavori si apriranno con il saluto del presidente del consiglio comunale di Fiesole, Alessandro Casali, cui seguiranno le relazioni di due noti politologi dell'università di Firenze, Franco Cazzola e Carlo Fusaro e un dibattito presieduto da Sauro Selvi, Presidente del consiglio comunale di Bagno a Ripoli e gli interventi di tutti i gruppi consiliari. Dopo una pausa per la cena, alle 21,30 riprenderà il dibattito, presieduto da Giovanni Cherubini, presidente del consiglio Comunale di Pontassieve. Chiuderanno le repliche di Cazzola e Fusaro e gli interventi dei tre Sindaci Lastrucci, Pesci e Perini. Tutta la manifestazione sarà ripresa da una webcam e sarà visibile su internet sul sito web comunale:"www.comune.fiesole.fi.it".

E' ovvio che si tratta di un momento importante per la "Città delle Colline", la "nuova città" di 60 mila abitanti alle porte di Firenze che già condivide procedure, uffici, gestione di servizi, progetti di formazione.

Chiaro l'obiettivo delle amministrazioni: contenere i costi e restituire il tempo ai cittadini attraverso una migliore gestione dei servizi. Il 22 giugno 2000 i sindaci dei tre Comuni di Bagno a Ripoli, Fiesole, Pontassieve hanno firmato un "protocollo d'intesa" che contiene molti punti, alcuni già avviati, come la gestione associata dell'ufficio del segretario generale, la collaborazione per la redazione dei bilanci di previsione per l’esercizio 2001, l’approvazione della convenzione per l’ufficio legale associato, la gestione integrata degli uffici relazioni con il pubblico, il contratto per la sicurezza, la costituzione di un ufficio statistica associato. Ma il lavoro prosegue e si sta pensando ad altri progetti comuni: la costituzione di una società di progettazione e manutenzione del patrimonio comunale, corsi di formazione per il personale.

 
Opposizioni contrarie si riuniscono in assemblea. "Si tratta di un tentativo mal riuscito di mimetizzare le contraddizione interne" di Francesco Bernacchioni
BAGNO A RIPOLI - Nonostante la convocazione del consiglio non tutti sono d'accordo su questa unione tra Bagno a Ripoli, Fiesole, e Pontassieve sulla Città delle Colline. In particolare i gruppi di opposizione, sempre più perplessi in merito ai progetti portati avanti congiuntamente dalle tre amministrazioni, hanno ufficialmente detto un secco "no" alla convocazione della seduta congiunta dei tre consigli comunali. "Volevamo una seria occasione di dibattito politico per valutare gli eventuali vantaggi per le cittadinanze - sostengono i capigruppo dei gruppi di apposizione - visto che fino ad oggi possiamo solo stimare i costi sostenuti che ammontano ad oltre 90 milioni di lire, mentre invece è stata imposta una farsesca rappresentazione onerosa per i cittadini. Avevamo chiesto con forza un consiglio comunale congiunto che affrontasse le reali problematiche connesse con la cosiddetta Città delle Colline. Un dibattito dove avessero voce anche le contraddizioni interne alla maggioranza e le problematiche emergenti dalla costituenda città metropolitana: invece, per sola volontà dei tre sindaci è stato deciso un ordine dei lavori che, smentendo i presupposti sopraelencati, rende questa importante occasione un mal riuscito tentativo di mimetizzazione, per non affrontare le contraddizioni interne delle non omogenee maggioranze".
Alla luce di queste considerazioni, l'opposizione si è autoconvocata in assemblea sempre per oggi alle 18,00 (volutamente in contemporanea con il consiglio comunale congiunto).  
Metropoli, venerdì 3 maggio 2002

La Città delle Colline. Comprenderà tutta l'area dei comuni di Fiesole, Bagno a Ripoli e Pontassieve di Stefano Apolito

A Nord-Est di Firenze sorge un'area nella quale l'integrità dell'ambiente naturale, i siti archeologici e le bellezze architettoniche e artistiche costituiscono un patrimonio artistiche costituiscono un patrimonio.
Si tratta dell'area costituita dai comuni di Bagno a Ripoli, Fiesole e Pontassieve che, da ora in poi, costituiranno la cosiddetta "Città delle Colline", un'istituzione che unisce i tre paesi creando una città di 160.000 abitanti. Quella che è stata posta in essere dai rispettivi consigli comunali non è una fusione ma una collaborazione associativa che ha già portato alla condivisione di procedure, uffici, servizi e progetti, per una gestione della vita amministrativa che permetterà di lavorare meglio, rendere più efficiente e stretta l'interazione tra istituzione sociale e società civile, aumentando così le possibilità di sviluppo del territorio.
Un primo protocollo d'intesa era stato firmato dai tre sindaci nel giugno 2000, permettendo di avviare diversi progetti tra cui la collaborazione per la redazione dei bilanci previsionali per il 2001. Il primo consiglio comunale congiunto, che si è svolto nella splendida cornice della basilica di Sant’Alessandro a Fiesole, ha sancito ufficialmente l'unione fra i tre comuni. Dopo il saluto iniziale del presidente del consiglio comunale di Fiesole, Alessandro Casali, il professore Cazzola dell'Università di Firenze ha voluto ricordare l'importanza dell'iniziativa nel panorama di una regione con una forte tradizione di autonomia
Un'iniziativa ancor più ricca di riscontri positivi se si considera che si sta parlando di un sistema collaborativo che scaturisce dalla volontà dei soggetti attivi delle amministrazioni e non da una volontà esterna e coattiva.

Il docente poi, oltre a sottolineare la necessaria partecipazione della società civile alla vita istituzionale, ha messo in luce il fatto che proprio le peculiarità simili ma anche diverse dei tre territori in questione, potranno portare ad uno sviluppo più logico e ad un adeguato sfruttamento di sinergie.
La relazione del professore Fusaro, altro rappresentante dell'ateneo fiorentino, è stata invece incentrata sul ruolo che il comune, quale istituzione base dell'ordinamento repubblicano, è chiamato a svolgere in termini di promotore dello sviluppo e del benessere sodale, anche attraverso un ottimale esercizio delle funzioni, con le assemblee rappresentative, che raccolgano in questo caso esigenze di comuni diversi, attori fondamentali e perciò da assoggettare ad adeguata disciplina.
Dopo il dibattito fra i consigli, è pesata l'assenza delle forze di opposizione che hanno deciso di disertare la riunione, è stata la volta della votazione inerente al documento comune di intesa.
I principali progetti per il prossimo futuro riguardano la costituzione di una società di gestione del patrimonio comunale, la gestione associata dei sistemi informatici e, soprattutto, un progetto di certificazione della qualità ambientale, la cui tutela rappresenta il vero denominatore comune delle amministrazioni di Bagno a Ripoli, Pontassieve e Fiesole.

 
L’ok dei residenti con un dubbio: "Che sia solo una mossa politica" di Aldo Fiordelli
La Città delle Colline? Non tutti sono d'accordo. Maria Pia Milanesi, consigliere comunale di Bagno a Ripoli, responsabile di "Azzurro donna" spiega perché Forza Italia ha disertato il consiglio comunale congiunto. "Perché gestito esclusivamente dalla maggioranza senza sentire le opposizioni. Poi questa unione ci sembra solo un sistema per fronteggiare lo spauracchio della città metropolitana che assorbe sempre più i comuni vicini. Oggi infatti come si fa a dire dove finisce Firenze rispetto ai tre comuni aderenti alla Città delle Colline. I tre sindaci pensano a contare di più. Pensassero invece a spendere meglio i soldi dei cittadini". Sulla stessa linea Francesco Berti consigliere comunale di Forza Italia a Fiesole: "A due anni dalla coniazione della Città delle Colline la valutazione dei costi parla di 40 milioni (in lire) solo per la presentazione alla Fortezza da Basso. Poi c'è l'affitto dei locali per l'espletamento del servizio legale (che ha creato solo nuovi costi) e per quello statistico lanciato e mai partito (i dati statistici sono di altre fonti). Una cooperativa volta ad economizzare i costi può esistere anche senza creare niente di nuovo, che poi non è una città. Eclatante la antidemocratica prevaricazione di chi ha predisposto questi interventi senza sentire l'opposizione".
E gli amministrati cosa ne pensano? Dogra Surinder, titolare del famoso e frequentatissimo ristorante indiano di Fiesole, sembra ottimista, con prudenza: "Se questo progetto costituirà un'ulteriore possibilità di sviluppo per i tre comuni, se servirà a risparmiare sulla gestione, un po’ come nelle intenzioni di chi ha collaborato alla fondazione della Comunità europea, allora ben venga. Penso ad esempio ad iniziative di tipo turistico. Se invece sarà un escamotage per fare politica allora...".
Bada alla concretezza anche il parere di Marco Rabbiti, concierge dell'Albergo Aurora.
"Se sarà un'iniziativa costruttiva che andrà a buon fine e non si dimostrerà la solita sterile sperimentazione, non vedo controindicazioni. Penso ad esempio alla possibilità, da parte di uno dei tre comuni, di condividere la risoluzione di problemi già affrontati con successo da un'altra amministrazione".
Scettico invece Luca Morini, di San Domenico. "Una località già trascurata prima, figuriamoci allargando il campo d'azione del Comune". Spostandoci verso Bagno a Ripoli, alla Misericordia dell'Antella, il responsabile dei servizi Paolo Poidomani sottolinea l'aspetto economico del provvedimento. "I tre comuni aderenti a "Città delle Colline" costituiscono una soluzione di continuità già naturalistica, quindi associandosi offriranno ai cittadini una maggiore fruibilità dei servizi e allo stesso tempo una migliore qualità dei medesimi anche dal punto di vista amministrativo".
Duccia Jommi, una casalinga ben informata e attenta ai problemi di Bagno a Ripoli trova la novità molto interessante. "Vorrei che quest'iniziativa avesse molto successo soprattutto nell'ambito dei trasporti. Penso al traffico che mette in crisi l'ambiente circostante e che aumenterà, vista la prossima costruzione di 600 case nel nostro comune, ma penso anche all'isolamento del paese di Osteria Nuova. La speranza principale rimane tuttavia quella di una maggiore partecipazione, attiva, dei cittadini alla difesa delle proprie città".  

Cosa pensano i sindaci di Bagno a Ripoli, Pontassieve e Fiesole

Lastrucci: "Valorizzare la zona? Mi sembra il modo migliore""

La nuova associazione "Città delle Colline" - afferma Giuliano Lastrucci, primo cittadino di Bagno a Ripoli - va vista anzitutto come un modo, da parte di Bagno a Ripoli, Fiesole e Pontassieve, di contribuire congiuntamente alla gestione dell'area metropolitana fiorentina. Questi tre comuni costituiscono una sorta di cerniera con Firenze e questa necessaria vocazione specifica di porta sulla città deve essere vissuta più attivamente e positivamente. Non dobbiamo solo subire con passività il traffico, ma sfruttare i flussi turistici per realizzare benefici comuni. Il target dei turisti può allargarsi dal centro di Firenze alle bellezze naturalistiche delle campagne circostanti. Questo ci permetterà di valorizzare economicamente e rilanciare i nostri prodotti agricoli di pregio da un lato e dall'altro di presentarci come valvola di sfogo della cementificazione fiorentina. "L'associazione - sottolinea ancora Lastrucci - non è contro nessuno, ma costituisce anzi un passo in avanti rispetto alle rivalità, all'amore per i campanili, che ci contraddistingue".  
Perini: "La Città delle Colline? Valido esempio di collaborazione"
"Città delle Colline è un titolo evocativo, uno slogan, un manifesto per dimostrare l’apertura di un’intesa volta alla cooperazione fra i comuni aderenti, ben diversa da un’unione fra enti. Il piano di lettura dell’iniziativa delinea due ambiti intercomunali. Uno amministrativo, di semplificazione delle procedure di gestione, l’altro è una sorta di provocazione istituzionale nata dall’ampio progetto di sviluppo territoriale. L’idea è nata dall’attenzione e dalle reazioni positive che la sperimentazione di alcuni servizi intercomunali ha suscitato, alla quale successivamente abbiamo apposto un sigillo istituzionale. L’elemento principale è la congiunzione della città metropolitana propriamente detta e il territorio circostante. Il successo credo sia dovuto alla concretezza del piano di azione riguardante l’energia, i rifiuti, il piano per la sicurezza e non astratte alchimie. Né comunità montana e "Città delle Colline" possono essere in concorrenza: un ente la prima e uno slogan la seconda".  
Pesci: "Le polemiche al progetto sono argomenti sterili"
Stiamo provando a realizzare gestioni associate - afferma il sindaco di Fiesole, Alessandro Pesci - d'altronde gli obbiettivi di questo periodo vanno in tale direzione. Le polemiche intorno a "Città delle Colline" mi sembrano francamente piuttosto sterili. Quelle della Casa delle libertà neanche le prendo in considerazione. Le altre, quelle che riguardano Pontassieve, non credo siano in contrasto con l'iniziativa. Qualcuno ha sottolineato l'incoerenza di un comune che prima ha costituito la Comunità Montana Fiorentina dividendo quella preesistente e poi ha aderito alla "Città delle Colline". Qui si tratta di avviare - continua Pesci - un procedimento di riordino del territorio a sud est di Firenze in generale. Lo scopo è raggiungere un livello ottimale, prospettive migliori per i tre comuni aderenti, senza irrigidirsi e senza arroccarsi su posizioni ideologiche, visto che ormai è il tempo della flessibilità. Abbiamo già realizzato uno studio legale associato e uno di statistica: stiamo lavorando ad un'ipotesi di gestione comune del catasto".  
Metropoli, Venerdì 3 maggio 2002

La Città della Piana - Così si sono uniti Sesto, Signa, Campi Bisenzio e Calenzano

Da una parte la Città delle Colline, dall'altra, con un documento programmatico già firmato (per la precisione nel novembre del 2001) e, dunque, già con qualche mese di vita, la Città della Piana. Ovvero quell'organismo sovracomunale - così come lo hanno definito i sindaci che ne fanno parte - che racchiude (per il momento più virtualmente, ma che vorrebbe farlo più concretamente in futuro) i territori di Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Signa e Cadenzano.

Come già detto in precedenza, la Città della Piana ha presentato da tempo il suo primo documento programmatico per un progetto che mira sostanzialmente a un coordinamento dei governi locali dei quattro comuni. Non è un caso, per esempio, che i quattro enti locali, proprio in questo periodo, stiano lavorando all'elaborazione dei nuovi Piani strutturali e potrebbe essere proprio questa l’occasione giusta per capire bene quali sono i confini della futura area metropolitana. In questi anni poi si è estesa molto portando sempre più verso "l'esterno" il cuore della propria attività produttiva.

E la Piana, in modo particolare, ha fatto registrare una crescita della propria attività produttiva da non sottovalutare. Fra l'altro, nello stesso periodo di tempo, sono stati maggiori i flussi di traffico fra Prato e Montemurlo che non fra Prato e Pistoia. Altro particolare da tenere presente: come si è modificato il tipo di attività produttiva nel corso dell’ultimo secolo. Anche questo ha contribuito a portare sempre più verso l'esterno il motore produttivo delle varie realtà che fanno parte delle tre province dell'area metropolitana: Firenze, Prato e Pistoia.

La Città della Piana, dunque, sembra essere davvero in dirittura d'arrivo: grazie a questo accordo si dovrebbe avere davvero un approccio unitario alle politiche del territorio, dei servizi e all'uso dei flussi finanziari. Le aziende, tanto per fare un altro esempio, da quest'anno, tramite lo Sportello unico, hanno un solo interlocutore sul territorio. Poi, proprio in seguito di un'inchiesta del nostro giornale, si scopre che fra i quattro comuni della Città della Piana c'è una notevole difformità nelle varie tariffe comunali ma questo è un altro discorso e potrebbe essere il prossimo obiettivo da raggiungere. Ugualmente, si scopre che per vivere bene nel comune unito della Piana il trucco c'è: pagare l'addizionale sull'imposta dei redditi a Calenzano, dove questa tassa non viene neanche applicata, ma un figlio all'asilo qui forse è meglio non mandarlo perché è carissimo. Oppure scegliere Campi dove costa meno.

Una cosa è certa: la Piana, la Città della Piana, pur senza aprire conflitti con Prato e con Firenze, ha come scopo quello di dare e, al tempo stesso, avere più forza nell'affrontare il governo generale del territorio. La Città della Piana, infatti, ogni giorno di più sta acquisendo una sua identità ben precisa e con questa, in pratica, chiunque voglia avere dei rapporti con queste realtà è costretto a fare i conti.

 
Ufficio Stampa della Provincia di Firenze

Dibattito e risoluzione in Consiglio provinciale - Come costruire la Città Metropolitana - 13 luglio 2002

Sono trascorsi oltre dieci anni dalla promulgazione della legge 142 del 1990 con quale veniva prevista nell’ordinamento della Repubblica la Città metropolitana. Anche Firenze rientra tra le nove aree che si configurano, nel Testo unico sull’ordinamento degli Enti Locali, come Città metropolitana. Tuttavia mancano norme transitorie e percorsi specifici per operare questa trasformazione. Al momento, secondo l’assessore agli Assetti istituzionali Valerio Nardini, che ha relazionato sulla questione in Consiglio provinciale, gli aspetti più rilevanti da sottolineare a riguardo sono tre: sulla base del Testo Unico agli enti locali è offerta l’opportunità di dare vita alla Città metropolitana, ma non è stabilito un obbligo; si prevede l’adesione volontaria dei Comuni; la scelta deve essere sottoposta a referendum popolare.
Il Consiglio provinciale, ascoltata la relazione dell’assessore Nardini, ha approvato una risoluzione presentata dalla maggioranza di Centrosinistra (che ha accolto emendamenti proposti dal capogruppo di Forza Italia Carlo Bevilacqua) con il voto favorevole di tutti i gruppi (tranne quello di Rifondazione comunista). Con la risoluzione si prende atto del lavoro svolto dalla Provincia di Firenze e dell’impegno di Anci (Associazione Nazionale Comuni italiani) e Upi (Unione Province Italiane) per adeguare i percorsi relativi all’istituzione delle città metropolitane previsti dal Testo Unico degli Enti locali al dettato del nuovo Titolo V della Costituzione per il quale "la Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione". L’adeguamento è necessario perché sulla base del nuovo Titolo V della Costituzione la Città metropolitana assume rilievo costituzionale e pari dignità con i Comuni, le Province, le Regioni e lo Stato, mentre le norme del Testo Unico per gli Enti locali "presentano la Città metropolitana – ha osservato Nardini – come pura possibilità dipendente dalla volontà e dalla libera adesione dei Comuni".

Per questo il Consiglio provinciale valuta positivamente il documento sottoscritto il 20 giugno 2002 dalla Conferenza unificata Stato, Regioni, Enti locali che indica un approdo unitario per l’applicazione del Titolo V della Costituzione in un quadro normativo da adeguare. Le Istituzioni rappresentate si sono impegnate ad operare concordemente per l’attuazione del nuovo Titolo V della Costituzione e per il modificare il Testo Unico.
Il Consiglio provinciale condivide la necessità di definire in sede Upi l’elaborazione di proposte da sottoporre al Parlamento e invita la Giunta provinciale ad agire localmente insieme con la Regione ed il Comune di Firenze per favorire la formazione di una volontà politica unitaria e rendere più agevole lo studio, la ricerca, l’informazione su questa materia in stretto rapporto con il Consiglio e i suoi organi.
Sull’area fiorentina, intanto, la Provincia ha lavorato in stretta collaborazione con la Giunta comunale di Firenze e in particolare con l’assessore Eugenio Giani. Nardini e Giani hanno incontrato zona per zona tutti i Sindaci della Provincia e le segreterie dei partiti politici.

Giani ha elaborato un’ipotesi di città metropolitana che può essere così riassunta: il territorio della città metropolitana sarebbe costituito da quello dell’attuale provincia di Firenze meno la zona Empolese Val D’Elsa; i Comuni resterebbero invariati nel territorio, ma trasferirebbero alcune funzioni alla Città metropolitana come i rapporti con la Comunità economica europea, protezione civile, servizi a rete, ampliamento dei poteri nell’assetto del territorio e nel settore della mobilità, nonché la gestione del patrimonio con particolare riferimento a quello abitativo. Queste funzioni andrebbero ad aggiungersi alle attuali esercitate dalla Provincia.

Alessandro Corsinovi (capogruppo Ccd), criticando le amministrazioni di Centrosinistra, vorrebbe che ci fosse una reale volontà di costruire la Città metropolitana con proposte operative e Fabio Filippini (Forza Italia) ha sottolineato che i primi a dovere credere a questo progetto sono i Sindaci dell’area fiorentina. Eugenio D’Amico (capogruppo di Rifondazione comunista) ha criticato la risoluzione ("non vi sono contenuti" e la Città metropolitana è "un’alchimia politica") e lo svuotamento di realtà come la Comet (Conferenza metropolitana), "un morto il cui funerale non viene mai celebrato".

Secondo il consigliere Massimo Matteoli (Ds) la relazione di Nardini ha consentito di mettere in luce le difficoltà reali per avviare la costituzione delle città metropolitane e il ruolo della Provincia nel conseguire l’obiettivo politico della Città metropolitana.

La relazione è stata apprezzata anche da Andrea Cantini (Gruppo misto).

Il Presidente della Provincia Michele Gesualdi ha registrato con favore il disegno della Regione Toscana che introduce l’asse Firenze-Prato-Pistoia coma ambito ottimale di crescita della Città metropolitana. Città metropolitana e area metropolitana non coincidono; tuttavia vi sono problemi che possono essere affrontati positivamente solo a livello di area (che comprende tre province).

Per il capogruppo di Forza Italia Carlo Bevilacqua l’impostazione data da Gesualdi non si concilia con il Titolo V della Costituzione. Di Città metropolitana ne è prevista una, non tre. L’area metropolitana è nata dal lavoro della gente e la politica è arrivata dopo, ponendosi il problema di aiutarla. "Se l’area metropolitana doveva nascere per intervento politico – ha detto Bevilacqua - essa oggi sarebbe nelle stesse condizioni in cui versa la Città metropolitana: nel nulla".

Secondo Pier Giuseppe Massai (An) ciò che è più importante è se davvero "c’è la volontà politica di creare la Città metropolitana da parte di tutti gli Enti locali dell’area fiorentina".

Per Alessandro Giorgetti (An) bisogna tenere conto del fatto che la Città metropolitana verrebbe a collocarsi con un’area metropolitana che non coincide esclusivamente con il territorio fiorentino ma anche quello pistoiese e pratese. Bisogna inoltre porsi il problema di un collegamento dell’area metropolitana con la Lucchesia.

Il capogruppo dei Ds Tiziano Lepri ha sottolineato la mancanza di una normativa transitoria per l’attuazione della Città metropolitana. Bisogna porre attenzione a non creare la Città metropolitana a tavolino, con un’opera di ingegneria istituzionale che sarebbe foriera di danni. Per questo ogni costruzione deve nascere sulla base di un’ampia condivisione.

 

Metropoli – Scandicci 19 luglio 2002

Intervista a Doddoli. Scandicci, proposta choc del Sindaco: "Sciogliamo il Comune, uniamoci a Firenze" di Massimo Parisi

Nell’intervista rilasciata al direttore del nostro settimanale, il sindaco di Scandicci Giovanni Doddoli, come per provocazione, annuncia nuove proposte: abbattere le barriere amministrative fra Scandicci e Firenze ("sciogliamo il nostro consiglio comunale"), creare un’unica area metropolitana (omissis).

(omissis) "L’ultima riforma costituzionale ha affermato che nelle grandi aree urbane si possono fare città metropolitane, perché sono già nella realtà e nella testa della gente. Noi sentiamo di poter spaziare a Campi come a Sesto: se c’è un negozio che vende delle cose buone io i miei acquisti vado a farli lì. Quali sono i motivi che mi legano al territorio? Non ne vedo, io mi sento di appartenere ad un’area più vasta. Per questo mi convinco sempre di più che sarebbe positivo sciogliere il Comune di Scandicci. Scandicci con gli altri comuni, potrebbe essere più maturo degli altri per mettere all’ordine del giorno questa domanda: " Ma vuoi continuare a sentirti cittadino di Scandicci a parità di qualità di servizi e di efficienza, comunque cosa altra dal cittadino di Firenze o potresti sentirti insieme al fiorentino cittadino di una città più grande?", sottoponendo tutto questo ad un referendum come peraltro la costituzione prevede. E’ un argomento sul quale una bella battaglia politica e di confronto popolare sarebbe densa di sorprese.

 
(omissis) Altri comuni sembrano avere preso altre strade, basti pensare alla città della Piana (Sesto, Campi, Calenzano) o a quella delle Colline. Cosa ne pensa?
Scandicci è il nuovo centro della città metropolitana. E’ sicuramente una cerniera fra il Chianti e la grande città, è il primo grande centro urbano per chi vuole andare a Firenze, ma è anche un pezzo di Firenze. Erigere delle barriere contro Firenze alleandomi con altri è un errore che non farò mai. Noi siamo un pezzo della città di Firenze, abbiamo un ruolo, abbiamo una funzione di cerniera con altri luoghi, non siamo stritolati da una parte o dall’altra da Firenze o da Prato. Non vivo questa sindrome.  
Non le pare che la politica arrivi sempre in ritardo rispetto ai processi. Di città metropolitana si parla da anni. Di razionalizzare e riorganizzare i servizi idem. Non è che anche queste idee rischiano di essere già vecchie?
Non credo. Un conto è l’organizzazione sovracomunale dei servizi che è ormai una cosa sulla quale nessuno più discute. Quello che manca è la consapevolezza che i servizi vadano gestiti ad una scala dimensionale diversa, ma manca una sede per le decisioni politiche. Prima c’erano i partiti ed era più facile trovare la giusta composizione tra interessi difformi. Questo livello non c’è più, oggi un sindaco è solo. Come si può pensare che questa riduzione di strumenti a disposizione della politica non si debba compensare con un rafforzamento del sistema partecipativo e con una sede per le scelte politiche che non può essere che quella di un’area più vasta. (omissis)  
La Nazione, mercoledì 16 ottobre 2002
Riapre il dibattito sulla città metropolitana con una tavola rotonda a Palazzo Medici Riccardi dal titolo "Città Metropolitana dopo le modifiche costituzionali". I lavori inizieranno alle ore 9 nella Sala Est Ovest di Via Ginori, 12. Interverrà il vicesindaco di Firenze Giuseppe Matulli, l’assessore provinciale agli assetti istituzionali Valerio Nardini, il vicepresidente della Regione Angelo Passaleva. Seguiranno gli interventi dei Sindaci.  
Ufficio Stampa della Provincia di Firenze

Città Metropolitana: riparte la discussione - Convegno mercoledì con tutti i protagonisti

(14 ottobre 2002) – Un dibattito che si svolgerà mercoledì 16 ottobre in Palazzo Medici Riccardi riaprirà la discussione sulla "Città metropolitana nell’area fiorentina dopo le modifiche costituzionali".
I lavori inizieranno alle 9 nella Sala Est Ovest di via Ginori 12, con relazioni del vicesindaco di Firenze Giuseppe Matulli, dell’assessore provinciale agli assetti istituzionali Valerio Nardini e del vicepresidente della Regione Angelo Passaleva. Seguiranno interventi di sindaci – Barducci per Sesto, Bugli per Empoli, Doddoli per Scandicci, Perini per Pontassieve e Pesci per Fiesole – e del presidente della comunità Montana del Mugello Notaro.

Chiuderà la discussione Alberto Brasca, presidente della Lega Toscana delle Autonomie, associazione che ha organizzato il convegno.

"Con questa iniziativa – spiega il vicepresidente della Lega delle Autonomie e presidente del Consiglio provinciale Eugenio Scalise, che introdurrà il dibattito – riportiamo l’attenzione sul tema della città metropolitana, riunendo intorno ad un tavolo tutti gli attori istituzionali, per confrontare le posizioni di Comuni, Provincia e Regione".

 
Ufficio Stampa della Provincia di Firenze

Città Metropolitana in attesa di una nuova legge – Gli interventi al convegno della Lega delle Autonomie

(16 ottobre 2002) – La Città metropolitana è nell’impasse, in attesa di una modifica legislativa del Testo Unico degli Enti locali, necessaria dopo la riforma del Titolo Quinto della Costituzione che ha attribuito alla nuova istituzione metropolitana dignità costituzionale.

Per proseguire il dibattito sulla Città metropolitana, in funzione della questione della nuova legge e di quello che Comuni, Provincia e Regione possono fare in questa fase, la Lega toscana delle Autonomie ha organizzato un convegno, che si è tenuto questa mattina in Palazzo Medici Riccardi a Firenze.

"Con questa iniziativa – ha spiegato il vicepresidente della Lega Eugenio Scalise introducendo i lavori – abbiamo voluto riportare l’attenzione sul tema della città metropolitana, riunendo intorno ad un tavolo tutti gli attori istituzionali, per confrontare le posizioni di Comuni e Provincia".

Posizioni che restano distanti e non contribuiscono a facilitare l’uscita dall’attuale impasse. Se da una parte il coordinamento dei Sindaci dei Comuni capoluogo delle future Città metropolitane interpreta i nuovi enti come una espansione delle amministrazioni comunali, dall’altra l’analogo coordinamento dei Presidenti delle Province pensa a nuove amministrazioni provinciali con un nome e d un ruolo diverso ed ampliato.

"Quello che gli enti locali possono fare in questo momento – ha detto nella sua relazione l’assessore provinciale agli assetti istituzionali Valerio Nardini – è lavorare per formulare una loro proposta che indirizzi la riforma legislativa. Fra le modifiche che potrebbero essere concordate quelle per rivedere i meccanismi del referendum previsto per la costituzione delle Città metropolitane, che prevede un quorum assai elevato, e quella dell’introduzione di un potere di surroga da parte del Parlamento nei confronti degli Enti locali che non danno vita alla nuova istituzione". "Istituzione che – ha detto chiaramente Nardini – non è più un optional".

Per andare avanti è evidente che bisogna sgomberare il terreno dalla contrapposizione fra Comuni e Province, ha detto nel suo intervento il vicesindaco di Firenze Giuseppe Matulli, che ha proposto nell’immediato la ricerca di soluzioni più politiche che istituzionali: nel quotidiano degli enti locali i problemi hanno già una dimensione metropolitana e come tali vengono affrontati. Un esempio pratico: invece di 10-12 uffici comunali diversi per la mobilità si potrebbe pensare a farne uno solo che operi nell’intera area fiorentina.

Oltre a Matulli sono intervenuti altri sindaci: Barducci per Sesto, Bugli per Empoli, Doddoli per Scandicci, Perini per Pontassieve, Pesci per Fiesole e il presidente della Comunità Montana del Mugello Notaro.

Una lancia in favore della Città metropolitana è stata spezzata dall’assessore regionale Riccardo Conti: "La nuova istituzione chiuderebbe il cerchio con il ragionamento su Firenze, capitale regionale della Toscana". Sarebbe cioè un’occasione importante per dare un assetto corrispondente al nuovo ruolo dell’area fiorentina nei confronti ed al servizio del resto della regione.

Ha chiuso la discussione il presidente regionale della Lega delle Autonomie Alberto Brasca.

 

Il Corriere di Firenze – 27 ottobre 2002

Il centrosinistra riunito a sesto per il futuro della "Città della Piana". Gianassi: "Un'ipotesi di lavoro concreta".

SESTO - La Città della Piana sta tardando a nascere. È un dato di fatto: progetto avviato nel 1999, le prime riunione subito all'inizio del 2000, una bozza di statuto che i sindaci dei comuni di Sesto, Campi, Calenzano e Signa non hanno ancora sottoposto, in via definitiva, all'approvazione dei consigli comunali.

Per dare una scrollata al processo di costituzione, i partiti della maggioranza di centrosinistra che governano i Comuni interessati, si sono riuniti a Villa San Lorenzo a Sesto per fare il punto sulla situazione.

Alla riunione, presieduta dal sindaco di Signa Paolo Bambagioni (Margherita), c'erano tutti. Compreso il segretario dei Ds sestesi Gianni Gianassi che è intervenuto nella discussione a nome dei diessini della Piana. "Innegabile il ritardo - ammette Gianassi - ma è un ritardo che può e deve essere colmato con la convinzione che si possano assumere decisioni operative tali da consegnare ai programmi elettorali del centrosinistra gli indirizzi politici, gli studi di fattibilità e gli strumenti operativi per attivare l'Unione dei comuni".

Il giudizio sul documento presentato dai sindaci è positivo, anche se i Ds hanno presentato un emendamento "per trasformare il nome di Città della Piana fiorentina - dice Gianassi - ponendo attenzione alle novità dei rapporti nell'area metropolitana e sostenendo con il nostro lavoro il Piano strategico fiorentino. Vogliamo che si definisca con chiarezza il concetto di sussidiarietà, chiarendo il livello del rapporto qualità e quantità dei servizi e delle esigenze dei cittadini". In questa direzione i Ds sono convinti che il livello di intervento della Città della Piana sia da orientarsi in ambito economico, ambientale, territoriale e sulle questioni della sicurezza; per il resto pare emerga la volontà che siano i singoli Comuni a mantenere un forte controllo su altre questioni come la pubblica istruzione e le politiche sociali.

Gianassi ha presentato anche alcune proposte operative come quella di procedere all'assegnazione "di un incarico professionale - dice - per definire uno studio di fattibilità e un piano finanziario coerente con le ipotesi statutarie in modo da definire strutture, personale, risorse, management, gerarchie tali da permettere l'attivazione della Città della Piana".

La riunione di Sesto si è conclusa con l'impegno di attivare, entro la primavera 2003, su proposta dei sindaci un comitato dei partiti di maggioranza per analizzare e definire una proposta politica da sottoporre alla società e alle istituzioni locali.

 
La Nazione – Firenze Cronaca – 23 novembre 2002

Piano Strategico: Il segretario della UIL Marchiani non lo firmerà. No alla città museo di Paola Fichera

Più che un piano strategico sembra un vero e proprio libro dei sogni. Dentro c'è di tutto e, leggendo con più attenzione, anche il contrario di tutto, se ne è già reso conto qualche assessore: "Certe cose non le faremo mai!". I primi però a dissociarsi apertamente dalla mega operazione del "piano strategico dell'area metropolitana fiorentina" fortissimamente voluta dal sindaco Leonardo Domenici nel giugno del 2001 sono stati i sindacalisti della Uil. Il segretario generale Vito Marchiani ha preso in mano carta e penna e ha scritto al sindaco, all'affollatissimo comitato di redazione del piano e agli altrettanto numerosi componenti del comitato di coordinamento: "La Uil — ha scritto al secondo rigo della sua lettera — non intende partecipare ai lavori del comitato di redazione per la stesura del piano strategico riservandosi una valutazione complessiva sui contenuti del Piano nonché sulla opportunità che lo stesso venga sottoscritto dalle organizzazioni sindacali". La lettera di Marchiani è, in realtà, solo il secondo atto di una iniziativa sottoscritta anche da Cgil e Cisl: la richiesta di un incontro a Domenici per chiarire bene la questione della priorità.

Bene il piano — sostengono in sostanza i sindacati — ma quale ruolo è stato ritagliato per la concertazione sindacale? In altre parole se davvero il piano strategico fosse approvato entro il 2002, i sindacati temono che tutto il futuro di Firenze possa essere in qualche modo "incatenato" a un'idea di città che potrebbe essere molto vicina agli interessi economici delle varie categorie e avere invece poco in comune con le priorità del sindacato. Domenici ha ricevuto la lettera alla fine di ottobre e ha fissato l'incontro per il prossimo 16 dicembre.

La Uil, però, ha deciso di premere più forte sull'acceleratore: "Firenze - insiste Marchiani - deve trasformare il destino di trasformazione graduale in "città museo", lo sviluppo dell'area metropolitana deve essere interessato nella direzione di crescita di tutte le attività manifatturiere e direzionali". E qui arriva la prima pesante critica: di quale piano strategico metropolitano si può parlare se la città metropolitana è ancora di là da venire e non si capiscono i motivi del ritardo di tale riforma istituzionale? Secondo punto: libro dei sogni (e dell'immagine) a parte, perché perdere tanto tempo a creare nuovi strumenti burocratici (agenzie per il marketing, la tecnologia e quant'altro) quando a mancare sono solo i finanziamenti? Quelli - affonda la Uil - che la Regione non ha previsto a sufficienza nel Dpef, per esempio.

Se la Uil non ha peli sulla lingua, più cauta, ma ugualmente reticente è la Cisl: "Per noi - spiega il segretario provinciale Adriano Fratini - è fondamentale aprire un tavolo di confronto permanente sulle priorità e una trattativa sulla gestione dell'intera operazione. Non possiamo essere interessati solo alla creazione di vincoli sul futuro". La grande operazione del piano strategico, insomma, affronta le prime spine. (omissis)

 
La Repubblica- Firenze - 5 dicembre 2002

Scandicci e Lastra aderiscono all'iniziativa di Campi, Signa, Sesto e Calenzano. La Città della Piana si allarga di Pietro Jozzelli

Scandicci e Lastra a Signa aderiscono alla nascente città della Piana. E' bastato che i sindaci di Signa (Bambagioni), Calenzano (Carovani), Sesto (Barducci) e Campi (Chini) pigiassero l'acceleratore e annunciassero la nascita entro sei mesi di una forma di unione tra i 4 comuni (con un supersindaco) che tutta l'area è entrata in fibrillazione. Da Firenze, Domenici manda a dire: facciamo dell'area metropolitana l'obiettivo cornice della prossima legislatura; Giovanni Doddoli da Scandicci e Carlo Moscardini da Lastra si rivolgono ora agli altri Comuni per dire: ci stiamo anche noi. Dopo la modifica del Titolo V della Costituzione, la città metropolitana rappresenta una delle articolazioni istituzionali previste: si può fare. Per Doddoli e Moscardini si deve fare, visto che nella testa e nei comportamenti dei cittadini della Piana questa realtà è il dato quotidiano con cui misurarsi. I due sindaci hanno anche capito che se lasciano andare soli i quattro cavalieri della Piana si corrono rischi di contrapposizione con Firenze e Prato e di bloccare con nuove esplosioni di municipalismo la necessaria integrazione all'interno della città metropolitana.

Lanciano la loro adesione alla Città della Piana come un ponte per costruire rapidamente e organicamente quel tessuto istituzionale e politico che porterà tutta l'area urbana fiorentina a darsi una nuova configurazione metropolitana.

Dice Moscardini: "La città metropolitana già esiste. E' la classe politica che è in ritardo. Quindi, acceleriamo i tempi. Se non sarà la politica a governare questo sviluppo, sarà la spontaneità. L'accelerazione dei nostri colleghi è un fatto positivo, serve anche a dare una scossa a Firenze perché è chiaro che non ci sarà uno sviluppo vero se non in relazione con Firenze. Noi aderiamo alla città della Piana perché sta nel nostro Dna. Tra Scandicci e Le Signe sono nati, e non da ieri, stretti elementi di unione: Camera del lavoro, scuola, sanità, procediamo uniti ben consapevoli che ormai ogni municipalismo che non tenga conto della realtà metropolitana dei problemi è prima di tutto vuoto e inutile".

Doddoli insiste sulla propensione a forme precise ed estese di collaborazione tra Scandicci e Le Signe come elemento storico chiave per dare alla nascente città della Piana un carattere di progressiva integrazione di funzioni. "Servizi scolastici, rappresentanze di interessi, sanità, da vent’anni stiamo sviluppando idee e intrecci comuni. Purtroppo però una delle direttrici di sviluppo, quella che doveva legare Firenze con Empoli attraverso le Signe è mancata all'appuntamento. Mentre ad esempio noi a Scandicci, diventati in trent'anni una città di quasi sessantamila abitanti, siamo riusciti a sviluppare forti legami col capoluogo: non a caso nasce tra Firenze e Scandicci la tramvia, l'opera infrastrutturale più importante. Oggi la questione è come superare queste slabbrature , evitare di cadere nella logica della contrattazione tra Comune e Comune, affermare concretamente la scelta della città metropolitana. Dopo il fallimento tre anni fa, continua Doddoli, delle prime forme di sperimentazione delle associazioni di area vasta, oggi siamo alla vigilia del passo vero. La Costituzione lo prevede, i legami economici ce lo impongono, la mentalità dei nostri concittadini ormai da per scontata la logica metropolitana.

E’ anche una vera e propria scommessa per una classe politica e di amministratori che ha puntato sulla modernizzazione, sull'apertura al nuovo. Nella testa della gente questa città c'è, tocca a noi dargli un volto concreto, istituzionale. Per questo aderiamo alla Città della Piana, ci apprestiamo a dare un contributo importante ad un'idea d'insieme che ancora non c'è".

Il problema è che non tutti la vedono allo stesso modo. Chini parla di supersindaco e immagina una evoluzione che per adesso non sta nelle cose (chi elegge il supersindaco?), Bagno a Ripoli, Fiesole e Pontassieve ipotizzano una Città delle Colline, Impruneta insegue la Città del sud-est. C'è il rischio che ognuno tenti sperimentazioni per conto suo.

Dice Doddoli: "Se mettiamo insieme i sei comuni faremo massa critica e renderemo problematico per Firenze non stare nell'operazione. D'altra parte, guardiamo alle cose: sanità, acqua, metano, trasporti sono tutte questioni che esulano dai singoli Comuni, sono servizi organizzati su scala ampia. Mancano solo i rifiuti, ed è un problema. Che senso ha andare avanti in ordine sparso? O ricercare motivi di confronto col capoluogo per ottenere qualche privilegio? No. La strada è un'altra: ormai si sta passando dalla collaborazione tra i Comuni della Piana alla cooperazione e alla organizzazione istituzionale. E' una partita che deve coinvolgere tutti, a cominciare da Firenze. Non basta dire che dobbiamo fare della città metropolitana il tema elettorale della prossima legislatura. Anche la Regione che fa? Il 21 febbraio del 2000 ha deliberato la costituzione dell'area metropolitana con l'adesione di tutti i comuni e delle province limitrofe. Vogliamo andare avanti o vogliamo permettere il fai da tè? Noi siamo pronti".

 
La Nazione – Firenze - 10 dicembre 2002

La nuova Provincia "grazie" alla Piana

Adesso non siamo più alle enunciazioni teoriche più o meno interessanti: qualcosa di concreto si è mosso nella partita istituzionale che ha al centro la Città metropolitana, il nuovo ente la cui nascita potrebbe significare automaticamente, secondo legge, avere una nuova Provincia da noi.

I comuni dell'Empolese Valdelsa hanno infatti chiarito da tempo che non intendono far parte del futuro organismo.

Le acque sono state agitate da alcuni sindaci dell’hinterland fiorentino, quelli della Piana, che stanno cominciando a parlare di aggregazioni, anche se, dobbiamo dire, con una buona dose di fantasia. I primi cittadini di Signa, Calenzano, Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio, a cui si sono aggiunti i colleghi di Scandicci e Lastra a Signa, puntano a fare entro sei mesi la Città della Piana con un unico sindaco scelto tra loro. Una simile accelerazione sugli aspetti istituzionali si spiega guardando alla realtà della Piana, letteralmente riempita di aziende e di centri commerciali (tra l'altro I Gigli e l'Ikea), senza dimenticare qualche incursione nell'intrattenimento con la gigantesca multisala cinematografica Vis Pathé a Campi. E' chiaro che un simile assetto economico si governa difficilmente dal singolo comune; di qui l'esigenza di un ente sovracomunale. E poi il "sindaco" di sei comuni potrà parlare con più forza al suo potente collega di Palazzo Vecchio, Leonardo Domenici. Nei Palazzi del potere locale dell'Empolese i commenti sono molto prudenti.

Ci si augura che stavolta si faccia sul serio, anche per far andare avanti certe questioni, e che la Città metropolitana finalmente si concretizzi

 
La Nazione – Firenze – 17 dicembre 2002
Firmato in Palazzo Vecchio il protocollo d’intesa per il piano strategico dell’area metropolitana che contiene 32 progetti per lo sviluppo della città e del territorio. Ora si tratta di passare alla fase operativa con studi di fattibilità e la creazione di una associazione per realizzare i progetti. Con i sindaci interessati, hanno firmato Camera di Commercio, Università, Industriali, ImpresaInsieme (Confesercenti, CNA, API, Coldiretti), Confartigianato, Confcommercio, Cooperative, Agricoltori, i tre sindacati confederali e il WWF. Sostegno anche dal presidente della Regione Claudio Martini.



A cura di C. Romagnoli
10-11-2003