(*)N.d.A.
Si propongono in queste pagine solo alcuni esempi dell’ampia documentazione
concernente l’Area e la città metropolitana di Bologna consultabile
ai siti internet www.provincia.bologna.it/metro oppure www.provincia.it/città_metropolitana/testi
contenenti tutto quanto è stato realizzato nell’unica fino ad oggi
esperienza concreta di area metropolitana, pur con tutti i limiti derivanti
dalle recenti modifiche normative e dalla mancata realizzazione della città
metropolitan,a con numerosi rinvii ad altri siti analoghi. Di estremo interesse,
trattandosi dell’unica pubblicazione periodica sui temi metropolitani,
"Metronomie. Ricerche sul sistema urbano bolognese"- Rivista quadrimestrale
del Settore Studi per la programmazione della Provincia di Bologna, di
cui si suggerisce di consultare l’indice.
Il Mosaico Numero
3 - Marzo-Aprile 1995
PAG. 7-10 - DOSSIER:
città metropolitana
Tra lentezze burocratiche e domande di efficienza, tra frammentazione amministrativa e rischi di nuovi centralismi, tra voci di plauso ed altrettanto forti dissensi e resistenze, il progetto di riassetto delle amministrazioni locali che va sotto l'espressione di area metropolitana sta avanzando. In questo dossier abbiamo tentato di capire cosa sta concretamente succedendo.
1. La legge
A quattro anni dal
varo della legge 142/1990 sul riordino delle autonomie locali, l'attuazione
della sua parte più innovativa, quella relativa alla realizzazione
delle Aree Metropolitane, procede a rilento. La legge infatti individua
nove città (Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma,
Napoli, Bari) che dovranno costituire altrettante aree metropolitane insieme
ai comuni limitrofi, aventi tra loro stretti rapporti di integrazione territoriale,
sociale, economica e culturale. Dovrebbe sorgere così una nuova
istituzione, la Città Metropolitana, per il governo delle situazioni
urbane più complesse: l'attuazione concreta del progetto è
affidata alle Regioni, in accordo con i Comuni e le Provincie interessate.
Il progetto contenuto
nella legge 142 prevede dunque un modello amministrativo articolato su
due livelli: a) Città Metropolitana (C.M.); b) Comuni. Organi della
C.M. sono il Consiglio metropolitano, la Giunta metropolitana e il Sindaco
metropolitano, che presiede Consiglio e Giunta. Ogni Area deve coincidere
col territorio di una provincia (se del caso si provvederà a ridefinirne
i confini territoriali: in proposito l'art 17 afferma che "quando l'Area
Metropolitana non coincide col territorio di una provincia si procede alla
nuova delimitazione delle circoscrizioni provinciali o all'istituzione
di nuove provincie (...) considerando l'area metropolitana come territorio
di una nuova provincia".
La legislazione regionale
dovrebbe in seguito integrare quella nazionale ed attribuire alle C.M.
le funzioni attualmente di competenza delle provincie e dei comuni; più
precisamente:
2. L'attuazione
A Bologna si sono fatti
due passi fondamentali in questa direzione: l'accordo per la città
metropolitana e la legge regionale di attuazione della L. 142/1990. L'accordo,
siglato nel febbraio '94, stabilisce che l'adesione dei comuni interessati
sia volontaria ed eventualmente parziale (ovvero un comune può aderire
ad alcune clausole e non ad altre): i comuni aderenti erano originariamente
36, ed oggi sono oltre 50 (sui 60 del territorio provinciale); il nodo
principale è costituito dalla posizione incerta assunta da Imola
e circondario. L'accordo ha prodotto la Conferenza Metropolitana, presieduta
dal Presidente della Regione, cui partecipano i sindaci dei comuni interessati,
il presidente della Provincia e i presidenti dei Quartieri: all'interno
della Conferenza i voti sono proporzionati alla popolazione di ciascun
comune rappresentato: 1 voto fino a 5000 abitanti; 3 fino a 15000; 4 fino
a 40000, 12 per Imola, 59 per Bologna, 1 per la Provincia.
Nel luglio 1994 su
iniziativa della Giunta della Regione Emilia Romagna è stato presentato
un disegno di legge regionale di attuazione della L. 142/1990: il testo,
che ha subito profonde modifiche proposte dai comuni interessati, è
diventato legge regionale ai primi di marzo '95.
A tutt'oggi il punto
più problematico del processo che porta al completamento della C.M.
è dato dalla posizione di Imola, che con i suoi 60 mila abitanti
è per consistenza il secondo centro della provincia dopo Bologna:
in proposito c'è da segnalare che, dopo un vivo dibattito interno
sull'opportunità o meno di tenere in proposito un referendum popolare,
il comune di Imola, per ora, ha deciso di partecipare alla C.M. come osservatore
esterno.
I ritardi e la scarsa
informazione pongono perplessità e interrogativi: esiste realmente
la necessità di creare un nuovo organismo di governo locale, che
ricalca sostanzialmente la fisionomia della provincia? Quali difficoltà
si interpongono tra Governo e autonomie locali, e tra comuni principali
e periferici?
a cura di Silvano
Evangelisti e Roberta Mazza
Il parere dell'amministratore: intervista a Luigi Mariucci, assessore alle Riforme Istituzionali, Affari Legislativi e Organizzazione dell'Emilia Romagna. Un cammino graduale e consensuale verso un assetto dei poteri locali maggiormente orientato all'autonomia.
Con che criteri
è stata individuata l'area geografica della Città Metropolitana?
Quando il progetto
partì si discusse a lungo sull'individuazione del territorio. Si
determinarono essenzialmente tre ipotesi: a) l'intera Provincia; b) la
Provincia con esclusione di Imola; c) Bologna ed i comuni conurbati. Si
è preferita la prima ipotesi per dare un respiro più ampio
al progetto, perché la Città Metropolitana deve essere concepita
all'opposto di una città-stato chiusa. Essa deve essere invece una
realtà aperta, capace di connettersi con le altre realtà
territoriali della Regione. Si parla si policentrismo a 3 dimensioni su
scala regionale: area Metropolitana, Romagna, Emilia occidentale. Tre realtà
diverse che devono comunicare tra loro nel quadro della dimensione regionale
unitaria. Il Presidente della Provincia di Ravenna ha chiesto ad esempio
una collaborazione tra Provincie romagnole e Città Metropolitana,
anche in questa fase di sperimentazione, rispetto a temi comuni come la
pianificazione dei trasporti, la connessione del porto di Ravenna con l'Interporto
di Bologna, il superamento delle inadeguatezze del collegamento ferroviario
Bologna-Ravenna, e il decentramento dell'università di Bologna.
Su questi temi la Regione ha promosso un primo incontro tra Conferenza
metropolitana e Presidenti e Sindaci della Romagna, che ha dato vita a
un gruppo di lavoro.
A che punto è
la realizzazione del progetto?
Il progetto, che ha
compiuto un anno lo scorso 14 febbraio, è attualmente arrivato alla
fase di una convenzione tra i 52 comuni che hanno finora firmato l'intesa.
Si è trattato di un processo volontario e sperimentale, in cui le
parti, i Comuni, hanno discusso in modo paritario di problemi e temi comuni,
su materie come la mobilità, lo smaltimento dei rifiuti tossici
e la gestione della sanità. La Regione ha inteso sostenere questo
processo volontario con un progetto di legge regionale, presentato nel
maggio '94: in seguito si è avviata una consultazione con i comuni,
i quali hanno proposto a loro volta una serie di emendamenti, che sono
stati accolti in toto. Il cammino della legge si è poi temporaneamente
arrestato per la vicenda legata al referendum consultivo deciso dal Comune
di Imola, ma ai primi di marzo il Consiglio Regionale ha approvato la legge
istitutiva della Città Metropolitana: nella prossima legislatura
regionale si dovrà quindi aprire il concreto processo costituente
di questo nuovo ente di governo. Su scala nazionale, il processo terminerà
nel 1999, quando si voterà per il Sindaco e per il Consiglio Metropolitano.
Nel frattempo si dovrà scorporare il Comune di Bologna: i Quartieri
di Bologna dovranno essere riaccorpati e diventeranno Comuni, mentre altri
piccoli comuni si dovranno unificare.
Quali costi sono
previsti per l'intera operazione?
I costi saranno definiti
una volta istituita la Città Metropolitana, ma va detto che dovrebbero
essere pari o prossimi a zero: il personale tecnico e le strutture della
Provincia e parte di quello del Comune infatti passeranno al nuovo ente.
Il grosso problema da affrontare sarà quello dell'assetto finanziario
della Città Metropolitana.
Per un cittadino,
quali saranno i vantaggi?
Per un abitante dell'area
metropolitana ci sono vantaggi legati alla qualità dei servizi,
alla persona e alla qualità della vita. Il coordinamento e la pianificazione
su ampia scala migliorerà i trasporti e le politiche ambientali,
e permetterà di eliminare tanti passaggi burocratici, che sono invece
necessari oggi, quando sono coinvolti comuni diversi (come nel caso dei
trasporti scolastici). Ma la città metropolitana porterà
vantaggi anche alle forze economiche, poiché darà una maggiore
visibilità al territorio, avvicinando Bologna alle principali capitali
europee.
A cura di Roberta Mazza
Il parere degli
operatori economici: intervista a Claudio Pasini, segretario generale dell'Unione
Regionale delle Camere di Commercio dell'Emilia Romagna (UNIONCAMERE).
Opportunità e rischi del progetto: snellimento burocratico o aumento
dei livelli amministrativi?
Quali sono i motivi
che spingono a questo esodo?
La fuoriuscita non
solo di residenti, ma anche di attività economiche, si spiega con
le difficoltà della mobilità urbana e con i costi degli immobili.
Si pensi che in pochi anni un paese non certo vicino come Loiano ha visto
crescere la sua popolazione del 50%. Solo che questa redistribuzione demografica
e produttiva peggiora ulteriormente la mobilità, per la crescita
delle auto che si muovono tra città e provincia e tra centri diversi
della provincia.
Quali i benefici
e quali i rischi del progetto?
Insieme alle opportunità,
vedo anche 3 rischi:
A questo proposito,
in quale direzione va la legge regionale?
La legge regionale
approvata a marzo in realtà non scioglie ancora questi nodi: sono
rinviati a scelte successive. Che dovranno essere molto sagge, se non si
vogliono alimentare i processi di disgregazione a cui ho fatto riferimento.
a cura di A.D.P.
Il parere della periferia: i timori di Imola.
Il parere del tecnico:
intervista a Giuseppe Campos Venuti, urbanista, che auspica un nuovo equilibrio
tra città e provincia, ed un forte contributo di trasparenza e responsabilità
amministrativa da parte della nuova istituzione.
Cosa occorre per
arrivare a questo riassetto?
Nel caso specifico
delle dodici province metropolitane, io rivendico l'applicazione radicale
di quanto suggerisce la legge 142, e cioè la frantumazione del Comune
centrale. L'unica maniera per dare un potere politico, economico, urbanistico,
sociale vero al Consiglio metropolitano, all'autorità metropolitana,
è che non ci sia il Comune capoluogo che gli faccia da antagonista:
se il Sindaco di Bologna continua ad essere il Sindaco di Bologna intera,
cosa potrà contare il sindaco della "superBologna"? Bisogna invece
suddividere Bologna a sette o otto Comuni, più o meno equivalenti
ai quartieri. (Comune di S.Vitale, Navile...). In questo modo avremo Comuni
demograficamente equivalenti, che avranno problemi analoghi: ad esempio
il Comune di S. Vitale avrà lo stesso peso del Comune di Castelmaggiore,
perché i problemi strategici sono gli stessi: una rete di trasporti
rapidi che colleghi tutti i Comuni; le grandi scelte ambientali di parchi,
etc... Per esempio, il fatto che a decidere sull'alta velocità sia
stato solo il comune di Bologna, è assurdo: e Pianoro? e Anzola?
L'operazione principale
è dunque frantumare il capoluogo?
Bisogna "esplodere"
Bologna, cancellare la concorrenzialità, l'antinomia. Oggi il Comune
vale più della provincia, mentre di fatto uno di Budrio che va all'estero
dice che è di Bologna, e non di Budrio, ed è giusto che sia
così. Di fatto questa frantumazione è intenzione delle forze
politiche, ma c'è una grande lentezza burocratica. Più è
gigantesca la struttura, più questa operazione di rottura dal di
dentro è utile, perché le incrostazioni degli apparati comunali
permettono che i funzionari comandino sugli amministratori. E bisogna far
saltare questo tappo!
Come verranno espletate
le funzioni di collegamento?
La provincia metropolitana
avrà la responsabilità di pianificare le strutture, le grandi
vie di trasporti, le grandi quantità insediative, i parchi, le grandi
questioni ambientali. I disegni dei singoli quartieri devono restare questioni
locali. L'autorità metropolitana ha un solo interesse vero: quello
di garantire il funzionamento strategico della città-metropoli.
Fondamentale è risolvere il problema dei trasporti metropolitani.
Io proposi nel 1964 la metropolitana a Bologna, e nessuno capì:
fu una grande sconfitta.
Fu dunque una questione
non solo economica ma anche culturale...
Sì. Nell'Italia
degli anni '60 era l'automobile la protagonista del trasporto privato,
e non si capì che la vera modernità stava nella metropolitana,
non nell'automobile, che doveva essere un mezzo più per il tempo
libero che di relazioni quotidiane casa-lavoro. Ma allora non si capiva
che le città non avrebbero tollerato un tale carico di traffico.
Riguardo al centro
storico di Bologna: con l'area metropolitana potrà iniziare una
politica di decentramento del terziario, delle banche e di quei servizi
causa principale dell'intasamento e dello snaturamento del centro di Bologna?
Il decentramento si
poteva fare anche prima; è una questione indipendente dalla città
metropolitana. Comunque, due furono le cause principali che non permisero
tale decentramento: la prima dovuta ai permessi che furono concessi alle
banche dall'assessorato all'urbanistica. Poi il famigerato condono del
1985 di Nicolazzi che disse che se non si facevano opere, il problema della
concessione per il cambio di destinazione d'uso non si doveva più
porre. E allora, il notaio si comprava un appartamento destinato ad abitazione
e senza grossi problemi poteva cambiargli destinazione d'uso e trasformarlo
in ufficio. Se ciò non fosse avvenuto, il terziario diffuso avrebbe
cercato collocazione fuori dalle mura e così avremmo avuto una città
più equilibrata, meno sperequata, più vivibile. In futuro,
quindi, l'autorità metropolitana dovrà decidere la politica
di salvaguardia anche del centro storico e il disegno di salvaguardia lo
faranno i diversi comuni.
Per concludere,
metropoli è sinonimo di città invivibile e congestionata?
Molta gente considera
il termine metropolitano un termine dispregiativo, e non è vero.
Ci sono metropoli bene amministrate e metropoli male amministrate. Bisogna
sottolineare che col termine "città metropolitana" si indica solo
una istituzione, non è un fatto dimensionale, non è un fatto
di crescita patologica. Un'istituzione, questo è il punto, che dovrà
avere un governo elettivo, che faccia dei programmi all'inizio del suo
quadriennio e dei rendiconti alla fine.
a cura di Alessandro
Delpiano
Il Mosaico - Numero
5 - Settembre-Dicembre 1995
PAG. 3 - "Informiamoci
con Il Mosaico"
1998: a Bologna
scompaiono Comune e Quartieri, sostituiti da 8 o 9 Comuni metropolitani.
In attesa dell'evento (sul quale saremo chiamati ad esprimerci col voto)
regnano silenzio e disinteresse. Sul tema Il Mosaico ha organizzato un
incontro pubblico, nella convinzione che il rinnovamento della politica
esiga anche una cittadinanza più attenta ai grandi temi che la riguardano.
Informazione carente
Il Vice-Presidente
della Provincia, Vandelli, delegato a seguire lo sviluppo dell'Area Metropolitana,
dopo aver lamentato un problema di scarsa sensibilità e informazione
carente sul tema, ha presentato sinteticamente il "Progetto Città
Metropolitana di Bologna", che può essere visto in dettaglio nel
volume edito dal Mulino "Governare le Città", insieme alle relazioni
presentate al Convegno di Bologna del Febbraio 1994. Il punto qualificante
dell'Accordo (che unisce Provincia, Comune capoluogo e i 52 Comuni che
finora hanno liberamente aderito) consiste nell'avviare il processo "dal
basso", garantendo la massima flessibilità: ogni Comune può
non aderire ad una serie di clausole, se non le ritiene adeguate alle proprie
esigenze, mentre sono sempre possibili nuove adesioni e variazioni del
grado di adesione.
Ulteriori spunti di
riflessione sono emersi dagli interventi del pubblico.
L'identificazione
dell'Area Metropolitana con la Provincia - è stato chiesto - è
frutto di una scelta oculata e fondata su precise considerazioni economiche
ed amministrative, o prelude ad una semplice sostituzione di etichette,
per accedere ad un diverso capitolo di finanziamenti statali? Non sarebbe
stato più sensato circoscrivere il nuovo ente a Bologna e Comuni
della cintura, dato che invece in questo modo del nuovo ente faranno parte
i Comuni montani (come Porretta), lontanissimi dai problemi della città,
mentre ad esempio sarà escluso Castelfranco Emilia, che pur essendo
sotto Modena è molto più omogeneo ai Comuni della cintura?
Qualcuno ha quindi
osservato che per affrontare problemi eccedenti i confini dei comuni esistono
strumenti come i Consorzi e gli Accordi di programma, senza bisogno di
creare una nuova istituzione, come è la Città
Metropolitana, che
rischia di moltiplicare la burocrazia e le cariche, rivelandosi più
utile al collocamento del personale politico che ai cittadini, chiamati
a pagarne le spese. E a proposito di spese qualcuno ha proposto che, prima
dei poteri e delle funzioni, sarebbe più corretto definire chiaramente
le risorse necessarie e le modalità di finanziamento del nuovo soggetto.
Alcuni hanno sostenuto
che l'Area Metropolitana sembra una riproposta dell'esperienza del decentramento
tentata già negli anni '60-'70: perché dovrebbe riuscire
meglio, proprio mentre finisce per togliere "identità" alla città
nel suo complesso? Dato che Bologna non è affatto un'Area Metropolitana
come la si intende secondo i parametri urbanistici, c'è da chiedersi
se non fosse il caso di far funzionare meglio la Provincia piuttosto che
"inventarsi" un ulteriore ente.
A proposito di servizi
informatici negli enti locali, Vandelli ha sottolineato l'esigenza di razionalizzare
la giungla dei diversi sistemi hardware e software attualmente in uso,
attraverso l'individuazione di alcuni standard e quindi di fornitori unici
per varie amministrazioni locali. Dalla platea è stato però
osservato che la necessaria ricerca di compatibilità tra sistemi
informatici non deve creare le condizioni per un unico mega appalto di
servizi informatici, che preluderebbe ad un pericoloso monopolio: è
preferibile piuttosto una pluralità di soggetti che operano nel
settore, su direttive di compatibilità chiare ed omogenee.
Una città
reticolare
Al di là del
merito, nel quale entreremo nei prossimi mesi con incontri più specifici,
riguardo alla Città Metropolitana sembra esistere un problema di
comunicazione alla cittadinanza, dovuto alla sostanziale astrattezza degli
argomenti portati a sostegno dell'utilità della riforma. In proposito
giustamente un intervento dalla sala lamentava come si parli troppo di
strumenti (Comuni, Quartieri, Conferenze ed altre entità amministrative)
e poco dei problemi concreti ai quali questi nuovi strumenti dovrebbero
rispondere. In altre parole, occorre dire ai cittadini che cosa in concreto
potrà cambiare nel loro rapporto con le istituzioni locali - dalla
prenotazione degli esami clinici ai trasporti - se si vuole che la Città
Metropolitana (sulla quale saremo chiamati ad esprimerci con un referendum)
non resti per i più una scatola vuota ad uso dei tecnici, ma diventi
una realtà partecipata ed avvertita come propria dall'intera collettività.
A noi pare che la
Città Metropolitana possa avere una sua visibilità e un impatto
utile per i cittadini se riesce a trasformare l'area coinvolta in quella
che Barbera chiama la città "reticolare": come avviene nel mondo
delle macchine complesse, dove si tende a sostituire i grandi calcolatori
centralizzati (che analizzano le istruzioni "in serie") con una rete di
"intelligenze locali" che operano autonomamente, ottimizzando la gestione
dei problemi specifici della loro area, ma lavorano "in parallelo" sulla
rete tramite un collegamento comune. Ciò può ridurre i costi
ed i ritardi di informazione e decisione, garantendo quella autonomia e
quella flessibilità che rende gratificante ed efficiente il decentramento.
Flavio Fusi Pecci
Il Mosaico - Numero
7 (Maggio-Agosto 1996)
PAG. 15 - lettere
Riceviamo e pubblichiamo.
Continua lo scambio di idee tra Il Mosaico e esponenti politici impegnati
nelle istituzioni locali. Questa volta a scriverci è Marco Macciantelli,
assessore provinciale alla cultura, sport e turismo, a proposito di questione
metropolitana.
Il Mosaico - Numero 8 (Settembre-Dicembre 1996)
La riforma amministrativa che va sotto il nome di Città Metropolitana denuncia segni di stanchezza, e nel Palazzo, dietro alle rassicurazioni, filtrano ipotesi di abbandono. Contro inutili dietrologie c'è bisogno di posizioni chiare e non ambigue.
Saremo una città metropolitana?
La nostra città sarà a breve oggetto di una trasformazione tale per cui tutti i bolognesi avranno come riferimento amministrativo non più due grandi enti (il Comune di Bologna e la Provincia), ma un unico ente che sarà la Città Metropolitana, mentre il Comune di Bologna sarà suddiviso in più comuni di dimensioni paragonabili ai comuni limitrofi; i confini di tale Città Metropolitana coincideranno con quelli della attuale Provincia. Già altre volte all'interno del giornale (vedi Il Mosaico n. 3) abbiamo cercato di chiarire le motivazioni di tale scelta amministrativa che possono essere riassunte dicendo che le complessità strutturali di un'area, come quella bolognese, sono meglio amministrabili da un unico ente invece che da due, in modo da avere una più efficace funzione di coordinamento e di programmazione di tutto il territorio. Bologna è partita certamente in anticipo rispetto alle altre città istituendo la Conferenza Metropolitana, composta dai sindaci dei comuni della provincia e dai presidenti dei quartieri di Bologna, come primo nucleo di indirizzo per i lavori ed i progetti da avviare per l'intera area. A tale Conferenza sono seguite azioni operative attraverso una convenzione che stabilisce la creazione di "uffici comuni" che dal prossimo Gennaio si occuperanno di quattro principali attività:
Il 13 settembre 1999
la Conferenza Metropolitana dei Sindaci ha approvato un ordine del giorno
che proponeva di confermare l’attuale delimitazione territoriale dell’area
metropolitana bolognese, di dare continuità alla Conferenza, come
sede di concertazione delle politiche di area vasta e di discussione dei
temi relativi alla costituzione della Città metropolitana.
Circa quaranta Comuni
della Provincia hanno già deliberato in tal senso. Altri, tra questi
il Comune di Bologna, non si sono ancora pronunciati. Il Comune di Imola
e altri Comuni dell’imolese, sulla base della loro specificità territoriale,
hanno avviato una fase di approfondimento, tuttora in corso.
Riteniamo , a cinque
mesi di distanza, sia necessario imprimere una accelerazione ad un discorso
che ci pare languire e che rischia di arrestarsi ancor prima della fase
di avvio.
E’ utile, a questo
proposito, riprendere alcune considerazioni generali e avanzare qualche
proposta.
Siamo ancora e sempre
più convinti della necessità di una forte innovazione istituzionale
a scala metropolitana: temi strategici per lo sviluppo di un territorio,
quali la pianificazione territoriale, i problemi della mobilità,
la sicurezza, le questioni ambientali, la diffusione e la qualità
dei servizi, in particolare quelli alla persona, il sistema formativo,
le politiche per l’impresa, l’utilizzo delle risorse (tecniche, finanziarie,
naturali ), possono essere affrontati efficacemente solo a livello di area
vasta. Gli stessi grandi progetti infrastrutturali ( dalla stazione ferroviaria,
alle reti, alla tangenziale, fino alla scelta del tram o del metrò),
la cui discussione non può svolgersi solo all’interno del Comune
di Bologna, assumono nuovo senso e nuove prospettive di risoluzione se
riferiti ad un orizzonte di carattere metropolitano.
L’attuale dimensione
comunale è comunque inadeguata, sia quella della città di
Bologna sia quella dei comuni minori, a risolvere i problemi di un’area
che si caratterizza come sistema di forti interrelazioni reciproche e di
notevole complessità.
E’ dunque necessario
costituire, in tempi rapidi, un livello istituzionale che esca dalla volontarietà
politica dei singoli soggetti (quale è oggi la Conferenza Metropolitana),
e che sia dotato della legittimità, dell’autorevolezza e della scala
adeguate a costruire un sistema di governo efficace, condizione essenziale
per affrontare la competizione tra le grandi aree urbane nazionali ed europee.
Il rischio che corre
Bologna è infatti quello di perdere centralità nello sviluppo
economico e sociale, rischio che nel mondo globalizzato si traduce in una
rapida perdita di competitività dei territori.
Bologna può
giocare un ruolo importante nella costruzione del più vasto sistema
competitivo regionale solo se la città si pensa come area vasta,
che svolge funzioni e compiti qualificati, come nodo centrale delle relazioni
globali di tutta la regione.
La cittadinanza metropolitana
d’altronde è già un fatto, una realtà quotidiana.
Bologna è già un’area e una città più grande
della sua delimitazione amministrativa, nei comportamenti e negli stili
di vita dei suoi abitanti, sia che vivano nei comuni della Provincia lavorando
a Bologna, sia che vivano a Bologna lavorando fuori. Basta pensare alle
abitudini di mobilità, all’utilizzo dello spazio e del tempo, alle
modalità di divertimento e consumo culturale, alla rete dei servizi
telematici , alla sempre più ampia richiesta di insediamento abitativo
da parte di cittadini bolognesi nel territorio fuori dalla città,
che arriva con forza sino ai confini della Provincia.
Occorre con urgenza
un nuovo rapporto tra città e territorio: in primo luogo va invertita
la tendenza di un capoluogo che, mentre si svuota (da 500mila abitanti
a 380mila negli ultimi due decenni) accentra fortemente nel perimetro della
mura le funzioni più qualificate determinando congestione, inquinamento
e provocando ulteriori squilibri territoriali.
Occorre invece un
sostanzioso riequilibrio di funzioni, attraverso un forte decentramento,
tra le varie aree territoriali della Provincia (l’agglomerato conurbato
urbano, la montagna, la pianura), per realizzare una dimensione metropolitana
di livello europeo, caratterizzata da un policentrismo assicurato da una
rete di infrastrutture, di servizi sociali, culturali, economici e da sistemi
di mobilità integrati.
I problemi della città
e del territorio possono essere affrontati e risolti superando i rispettivi
confini municipali, abbandonando logiche e mentalità localistiche.
Molti comuni d’altronde, sia di montagna che di pianura, hanno infatti
iniziato a lavorare in questa direzione attraverso la discussione sulle
forme associative e sugli ambiti ottimali per l’esercizio di diverse funzioni
previsti dalla Legge Regionale n. 3 del 1999. Questa logica rafforza il
concetto che tutti i cittadini dell’area bolognese, unitamente ai loro
rappresentanti istituzionali, hanno il diritto-dovere di concorrere alla
determinazione e alla formazione delle principali scelte strategiche di
questa nuova e grande città-comunità.
Esiste oggi una legge,
non eludibile, che innanzitutto istituisce la dimensione metropolitana
lasciando poi alla libera iniziativa, attraverso il dispiegarsi del più
largo confronto, e alla piena autonomia degli Enti Locali la costruzione
degli strumenti di governo adeguati ed efficaci per ogni singola area metropolitana
del nostro paese.
E’ dunque indispensabile
che la classe dirigente, complessivamente intesa, dell’area vasta bolognese
si misuri con questa sfida, consapevole che si tratta di una esigenza vitale
per la competitività e lo sviluppo del territorio.
E’ venuto il momento
di scegliere con forza e coraggio una direzione, per non accumulare ritardi
verso altre aree, in particolare per esempio quella di Firenze, che si
vanno muovendo in tal senso.
Per questo motivo
chiediamo al Presidente della Provincia di convocare, al più presto,
una conferenza metropolitana che riavvii con forza la discussione su questo
tema e in particolare al Sindaco e al Consiglio Comunale di Bologna di
esprimersi sia sulla delimitazione territoriale sia sul ruolo che la città
deve e vuole avere nella costruzione di un nuovo livello istituzionale
di governo dell’area vasta. Già in questa fase, la nuova legge prevede
la possibilità di promuovere forme associative fra i Comuni dell’area
metropolitana per l’esercizio di una serie di funzioni di area vasta, relative
fra l’altro alla pianificazione territoriale, alle reti infrastrutturali,
ai piani del traffico intercomunali, ai problemi dell’inquinamento atmosferico
e dello smaltimento rifiuti.
Occorre altresì
l’avvio di un processo costituente per la definizione e valutazione delle
più efficaci forme di governo, in grado di concretizzare i progetti
che riguardano i principali e più urgenti problemi dell’area vasta.
La fase costituente
deve avere luogo aprendo un confronto ampio, che renda i cittadini consapevoli
del processo avviato.
Questo significa aprire
un confronto che coinvolga pienamente, assieme alle istituzioni tutte le
forze sociali, economiche, politiche che di questo processo devono essere
imprescindibili attori per la costruzione di una nuova idea di città
e di comunità.
Questo percorso, può
dare anima e corpo ad un progetto che altrimenti, se pensato e discusso
solo all’interno delle istituzioni, rischia di essere percepito come astratta
architettura istituzionale lontana dal quotidiano svolgersi dei problemi.
La costruzione della
Città Metropolitana o di altre forme di governo forte a scala vasta
diventa così occasione per definire un rinnovato patto sociale,
fondato su uno sviluppo che sia sinonimo di crescita e di uguali possibilità
di accesso alla rete diffusa dei servizi, alle opportunità e alle
risorse sociali, economiche e culturali per tutti i cittadini del territorio
metropolitano: in una parola la condizione per essere contemporaneamente
competitivi e solidali.
I Sindaci dei Comuni
di: Anzola Emilia, Argelato, Baricella, Bazzano, Bentivoglio, Budrio, Calderara,
Camugnano, Casalecchio di Reno, Castel di Casio, Castello di Serravalle,
Castel Maggiore, Castenaso, Castiglione dei Pepoli, Crespellano, Crevalcore,
Galliera, Granarolo, Grizzana, Lizzano in Belvedere, Loiano, Malalbergo,
Marzabotto, Minerbio, Molinella, Monterenzio, Monte S. Pietro, Monteveglio,
Monzuno, Ozzano dell’Emilia, Pianoro, Pieve di Cento, Porretta Terme, Sala
Bolognese, San Benedetto Val di Sambro, San Giorgio di Piano, San Giovanni
in Persiceto, San Lazzaro di Savena, San Pietro in Casale, Sant’Agata Bolognese,
Sasso Marconi, Savigno, Vergato, Zola Predosa.