RASSEGNA STAMPA SULL'AREA E CITTA' METROPOLITANA BARESE


TUTTOSANITA' n° 41

"Osservatorio" di Giovanni Martino Bonomo
Collegare l'esistente, senza creare nulla di nuovo: attivando gli scambi operativi, di uomini e mezzi. E' questa la formula per la razionalizzazione dei servizi sanitari, senza aggravi di oneri finanziari.
Bari città metropolitana, se ne è parlato molto nel passato ma ora sembra solo una bella idea che è stata messa nel dimenticatoio.

La razionalizzazione dei servizi, in generale, in questa nostra area urbana - che comprende circa un milione e mezzo di abitanti - sarebbe un fatto importante, determinando un'efficiente rete di collegamenti operativi, con la conseguente valorizzazione di istituzioni di vario genere meritevoli di potenziamento ed il ridimensionamento di altre meno utili agli interessi generali della cittadinanza.
In fondo è lo stesso discorso che si è fatto a proposito dei Dipartimenti di Emergenza: collegamento rapido ed efficace dell'esistente, con potenziamento di quelle strutture sanitarie necessarie a produrre sanità di grado elevato, avendo ben chiara quale dovrebbe essere la funzione assistenziale di tale organizzazione. Rapidità, efficienza, tante vite salvate, tanti disabili in meno.
Ma quando si parla di programmazione i nostri politici si entusiasmano, ma solo all'inizio: poi gli individualismi, gli interessi personali o di gruppo addormentano le eventuali iniziative. Viene fuori, come sempre, quella caratteristica dominante che è "la cura del proprio orticello" e l'incapacità di lavorare insieme per raggiungere un risultato di più ampio respiro, più utile per tutti. E' la mancanza del senso civico, del senso dello Stato.
E dire che, a mio parere, con l'autonomia gestionale di cui godono le Aziende Ospedaliere i rapporti che si dovrebbero instaurare sarebbero più facili che nel passato. Senza attendere le grandi decisioni di programmazione che, come sempre, tardano a venire, i Direttori Generali potrebbero mettersi subito attorno ad un tavolo per avviare una serie di progetti di collaborazione, con provvedimenti assolutamente non gravosi sul piano finanziario.
Collegando l'esistente, senza creare nulla di nuovo: attivando gli scambi operativi, di uomini e di mezzi. Trasferendo il personale sanitario da un Ospedale all'altro, a seconda delle differenti esigenze. I risultati non tarderebbero a venire: tutto ciò non perdendo di vista il concetto dell'area metropolitana, che non è un'utopia.


Estratto dal Sole 24 ore Giovedì 8 giugno 2000

BARI. Una Città metropolitana che nasce dal basso, sul lavoro svolto dal capoluogo assieme ai Comuni limitrofi, e che si misura sistematicamente con tutte le altre grandi aree urbane. È il modello che Bari offre ai "grandi sindaci" che oggi si riuniranno nel capoluogo pugliese per una riunione del loro Coordinamento. "Un incontro importante — sottolinea il sindaco di Bari, Simeone Di Cagno — voluto dall’attuale presidente del Coordinamento, il sindaco di Genova Giuseppe Pericu, per riprendere un dialogo tra le principali città italiane nel pieno del dibattito sul federalismo. E se forse non è più "politicamente corretto" parlare di partito dei sindaci, non per questo abbiamo cambiato idea sul ruolo che le città hanno nello sviluppo del Paese".
Due i temi principali della riunione: la finanza locale e il ruolo istituzionale delle città metropolitane. "Sul piano finanziario — precisa il sindaco di Genova — non deve esserci più la penalizzazione dei grandi Comuni rispetto alla spesa regionale e in generale a quella statale. A Bari avanzeremo proposte operative specifiche che devono trovare riscontro nel Dpef".
Quanto al nodo delle Città metropolitane (ultimo tassello della legge 142/90 che deve ancora essere messo a posto) l’attenzione dei sindaci è rivolta alle Regioni. "Nella fase costituente che stanno avviando — ha detto Pericu — è necessario che l’autonomia locale venga garantita da una capacità di governance reale e non sia soffocata da Regioni che di fatto fanno amministrazione mascherata attraverso l’emanazione di leggi".
Il vertice dei sindaci si terrà, inoltre, al termine di un incontro dedicato a Bari che chiude la prima fase, durata cinque mesi, di un confronto tra l’amministrazione civica e la città nel suo complesso chiamato "Stati generali", come hanno fatto Genova e Milano. "Da questo confronto — afferma il sindaco Di Cagno — è emersa una serie di convinzioni. La prima è che Bari è la capitale di quel Sud-est che sta velocemente cambiando. In questi anni abbiamo lavorato a fondo su questioni basilari: la sicurezza del territorio e le infrastrutture. Oggi la città è più sicura di prima, sono partiti i lavori per il nuovo aeroporto, il porto ha conquistato il primato nell’Adriatico nel traffico passeggeri, il sistema ferroviario è stato razionalizzato".
La seconda convinzione è che "se funzionano le città metropolitane — dice ancora Di Cagno — allora funzionano le Regioni e quindi il Paese. Per questo l’ente Città metropolitane deve nascere. La strada che abbiamo scelto a Bari è quella del lavoro assieme ai sindaci dei Comuni a noi vicini. Il capoluogo ha un ruolo naturale di guida di un territorio più vasto e il decollo delle città-sistema o global cities è un fatto strategico".
Lo sviluppo di questo ragionamento, secondo Di Cagno, è lineare. La creazione dal basso della nuova realtà istituzionale — attraverso il dialogo e la concertazione tra le amministrazioni che la compongono — consente di esaltare le vocazioni economiche naturali dei territori. Il terzo punto all’ordine del giorno del vertice è la creazione di un sistema di benchmarking. "Vogliamo studiare un sistema semplice — continua il sindaco di Bari — che consideri 10-15 problemi comuni a tutte le città: dalle strutture ai servizi sociali. Verificare cosa è stato fatto, con quali costi, con quali benefici per misurarci tra di noi".
Grandi città "pigliatutto", dunque? "No di certo — risponde Di Cagno — ma vogliamo che si diffonda nel Paese la consapevolezza del ruolo strategico delle grandi città e che ne scaturisca un modo nuovo di fare politica da parte delle istituzioni centrali che devono dialogare di più e meglio con le città".
       Marino Massaro


LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO 7 ottobre 2000
Il sindaco di Bari a quello di Gioia: Area metropolitana "C'è spazio per tutti i Comuni"

Caro Collega,
grazie per la Tua "lettera aperta" che è un altro importante contributo al dibattito da me concretamente avviato, nel rispetto delle Leggi ed in linea con la riforma istituzionale, per la delimitazione dell'area metropolitana di Bari e la successiva istituzione della città metropolitana.
Il dibattito è aperto. In molti Comuni i Consigli comunali sono all'opera per partecipare o meno alle avviate procedure di costituzione della area metropolitana nel cui ambito andrà a costituirsi la città metropolitana.
Sono processi irreversibili che vanno oltre le persone, oltre il contingente e che soltanto le immancabili resistenze tardo-burocratiche potranno - vanamente - ostacolare, e forse, ritardare.
Per quanto riguarda il mancato invito al Tuo Comune ad essere alla riunione di Mola si tratta di un evidente disguido in quanto lo stesso invito era diretto a tutti i Comuni, molti dei quali del Sud e del Nord Barese erano presenti. Me ne scuso, comunque.
Spero, però, che Tu possa essere d'accordo con me almeno su un presupposto: i nuovi assetti debbono essere il frutto della volontà e della iniziativa dei Comuni interessati.
Se siamo d'accordo su questo il resto viene da sé nel confronto sereno, aperto, leale. Del resto non c'è più spazio per arroganti leadership. E la politica del campanile non paga. Bari lo sa bene.
Il Comune di Bari sarà uguale agli altri dinanzi a quel nuovo soggetto giuridico dell'ordinamento che sarà la città metropolitana, ed a quel nuovo libero "raccordo di sinergie" che sarà l'area metropolitana.
Ed a costruirle saranno i Comuni e soltanto essi: perché così la legge ora finalmente prescrive, giungendo - anche tardi! - a cercare di schiodare la geografia centralistica postunitaria che tanto danno ha portato al Mezzogiorno.
Ma il dibattito è, appunto, aperto su prospettive ampie. Tanto ampie che - come accade a volte nel nostro Paese - vedono una gara più ad allargare i confini delle discussioni che a stringere la concretezza delle decisioni.
Simeone di Cagno Abbrescia


LE CITTÀ CHE VOGLIAMO - Anno V n. 10 (38)
Mensile di politica, attualità, cultura a cura del Movimento "ANDRIA CHE VOGLIAMO"

Sesta Provincia in Puglia crescono dubbi e perplessità
Dopo lo scacco di Monza, la Commissione Affari Costituzionali, riunitasi lo scorso 17 ottobre, ha passato la sfera infuocata delle aspiranti province (sono 23 in tutta Italia) al Governo.
Il sottosegretario all’Interno con delega alla pubblica sicurezza, il diessino Massimo Brutti, che era presente alla riunione della Commissione del 17 ottobre, dovrà confrontarsi con il popolare Severino Lavagnini, sottosegretario all’Interno con delega agli enti locali. Insieme dovranno operare una sorta di "selezione" sulle 23 proposte di istituende province, verificando quali sono, effettivamente, quelle il cui iter è, più o meno, perfettamente in regola. Secondo Ruggero Mennea, segretario del partito popolare a Barletta, "le prospettive sono buone per la Provincia dell’Ofanto, perché ci sono tutti i presupposti". Come mai tanta sicurezza?
Perché sempre lo scorso 17 ottobre, a Roma, si è riunita la Direzione nazionale del Partito popolare, e in quell’occasione l’onorevole Rosa Russo Jervolino e il segretario nazionale dei Popolari, Pierluigi Castagnetti, hanno assicurato al gruppo provinciale dei popolari e al suo segretario, Gerolamo Grassi, tutto l’appoggio necessario per l’istituzione della sesta Provincia.
Nel frattempo continuano a susseguirsi, accompagnati da interminabili fiumi di parole, i consigli comunali monotematici, in cui le delegazioni di Fermo, Sulmona, Castrovillari e Avezzano (compagne di ventura con Barletta nella candidatura a province), continuano ad incontrarsi, ora in un posto, ora in un altro. Da ultima arriva proprio Barletta, domenica 22 ottobre, al teatro "Curci". La volta buona, questa, per i nostri eroi? Erano ragazzini i nostri nonni e già si parlava di "Barletta Provincia". Allora per determinati motivi, oggi per altri, sicuramente meno demagogici (o non solo tali), il desiderio però è rimasto immutato nel tempo. E il sorpasso di Monza ha lasciato tutti con l’amaro in bocca. E pensare che solo alla fine di luglio, a Sulmona, le delegazioni delle cinque candidate istituende province approvavano una dichiarazione d’intenti per spingere il Governo ad impegnarsi ad emanare i decreti istitutivi nel "più breve tempo possibile", frase chiave che ha caratterizzato, e tuttora caratterizza, la vicenda.
Il documento veniva inviato al Presidente del Consiglio, Giuliano Amato, ai ministri dell’Interno, Enzo Bianco, e del Tesoro, Vincenzo Visco, ai presidenti della Camera, Luciano Violante, e del Senato, Nicola Mancino, e all’onorevole Rosa Russo Jervolino, presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera. Questo è solo un esempio del continuo impegno e interesse investito dalle forze politiche e istituzionali nella volontà di sbrogliare, una volta per tutte, la matassa dell’istituzione della sesta Provincia.
Spesso, la lotta è stata caratterizzata da divisioni di carattere politico, da strumentalizzazioni, ma, alla fine, ci si è ritrovati quasi tutti uniti nell’obiettivo comune.
Un accanimento che aumenta in maniera esponenziale e proporzionale alle delusioni continue e alle illusioni di cui spesso si è stati fatti oggetto. E’ tutto pronto, è tutto in regola, ma alla fine giunge sempre un inconveniente inatteso: cavilli burocratici, tempi e termini "fatti scadere", caduta di legislature. Questo il leit-motiv che ha caratterizzato, in tutti questi anni, lo svolgimento della questione. E questa volta? La verifica del popolare Lavagnini sarà pronta in tempi utili, o si dovranno attendere ancora a nuovi interlocutori e nuove legislature?
(M.P.G.)



A cura di C. Romagnoli
dicembre 2003