DOCUMENTAZIONE SULL'AREA E CITTA' METROPOLITANA GENOVESE

LEGGE REGIONALE N. 12 del 22/071991 LIGURIA (Bollettino Ufficiale Regionale del 17/8/1991 N. 10)
Delimitazione dell'area metropolitana genovese in attuazione dell'articolo 17 secondo comma della legge 8 giugno 1990 n. 142.

ARTICOLO 1

1. Ai sensi dell'articolo 17 della legge 8 giugno 1990 n. 142 nella planimetria allegata alla presente legge è delimitata sentiti i Comuni e le Province interessate l'area metropolitana di Genova della quale fanno parte i seguenti Comuni: Genova, Arenzano, Avegno, Bargagli, Bogliasco, Busalla, Camogli, Campoligure, Campomorone, Casella, Ceranesi Cogoleto, Davagna, Isola del Cantone, Masone, Mele, Mignanego, Pieve Ligure, Recco, Ronco Scrivia, Rossiglione, Sant'Olcese, Savignone, Serra, Riccò, Sori, Tiglieto, Uscio, Crocefieschi, Montoggio, Torriglia, Fascia, Fontanigorda, Gorreto, Montebruno, Propata, Rondanina, Rovegno, Valbrevenna, Vobbia.

ARTICOLO 2

1. La Regione in ottemperanza a quanto disposto dall'articolo 3 comma 3 della legge 8 giugno 1990 n. 142 ripartisce le funzioni amministrative tra i Comuni e la Città metropolitana e provvede al riordino delle circoscrizioni territoriali dei Comuni dell'area metropolitana con il concorso della Provincia di Genova dei Comuni e delle Comunità montane compresi nell'area stessa.
2. Nel territorio dell'area metropolitana di Genova la Città metropolitana svolge ai sensi dell'articolo 17 comma 4 e dell'articolo 18 comma 3 della legge 8 giugno 1990 n. 142 le funzioni spettanti alla Provincia e quelle spettanti ai Comuni compresi nell'area allorché abbiano precipuo carattere sovracomunale o debbano per ragioni di economicità ed efficienza essere svolte in forma coordinata nell'ambito delle materie indicate dall'articolo 19 della legge n. 142/90.
3. La legge regionale prevista dal citato articolo 19 prevederà che alla Città metropolitana competa:
  1. nella materia della pianificazione territoriale di adottare con il concorso dei Comuni il piano territoriale di coordinamento con i contenuti e le finalità di cui all'articolo 15 comma 2 della legge n. 142/ 90 e di accertare la compatibilità degli strumenti urbanistici e di pianificazione territoriale adottati dai Comuni con le previsioni del piano territoriale di coordinamento mentre restano ai Comuni la competenza ad adottare tutti gli strumenti urbanistici generali ed attuativi e gli altri compiti in materia urbanistica;
  2. nella materia della viabilità traffico e trasporti di concorrere alla formazione ed sull'attuazione del piano regionale dei trasporti mediante la promozione della mobilita e della accessibilità all'area metropolitana e la definizione dei livelli di gestione in modo da consentire la riduzione dei costi;
  3. nella materia della tutela e della valorizzazione dei beni culturali e dell'ambiente la programmazione degli interventi e la gestione delle attività rientranti nell'ambito dell'intera area metropolitana ferme restando le competenze dei Comuni e delle Comunità montane per le attività amministrative e di gestione riferite all'ambito locale;
  4. nella materia della tutela e della valorizzazione delle risorse idriche le funzioni inerenti la grande raccolta e la distribuzione delle acque rientranti nell'ambito dell'intera area metropolitana ferme restando le competenze dei Comuni singoli od associati per la distribuzione e la gestione nell'ambito locale;
  5. nella materia dello smaltimento dei rifiuti di concorrere alla formazione del piano regionale di raccolta e smaltimento dei rifiuti e di svolgere funzioni di indirizzo e di controllo nei confronti delle attività' attuative;
  6. nelle materie di cui alle lettere f) e g) e nelle restanti di cui alla lettera d) dell'articolo 19 medesimo di svolgere funzioni di programmazione di gestione di area vasta e di coordinamento che le saranno attribuite e che dovranno comunque comprendere le funzioni già attribuite o delegate alle Province dalla Regione. 4. La legge regionale di cui al comma 3 stabilirà una specifica disciplina delle funzioni dei nuovi Comuni ai sensi degli articoli 19 e 20 della legge 8 giugno 1990 n. 142.
ARTICOLO 3
1. Conseguentemente alla delimitazione dell'area metropolitana di Genova disposta con l'articolo 1 ed in vista dell'emanazione del decreto legislativo di cui all'articolo 21 della legge 8 giugno 1990 n. 142 l'iniziativa dei Comuni é assunta con deliberazione del Consiglio comunale per la istituzione di una nuova Provincia nella parte del territorio della Provincia di Genova non compresa nell'area metropolitana seguendo le disposizioni contenute nella legge regionale 12 giugno 1991 n. 9 e con le procedure ed i criteri di cui agli articoli 63 e 16 della legge n. 142/ 1990.

La presente legge regionale sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come legge della Regione Liguria.
data a Genova addì' 22 luglio 1991


LEGGE REGIONALE 24 febbraio 1997, n. 7 (Bollettino Ufficiale Regionale del 19/03/1997 n. 4)
Modifiche alla legge regionale 22 luglio 1991 n. 12* (Delimitazione dell'area metropolitana genovese in attuazione dell'articolo 17, comma 2, della legge 8 giugno 1990 n. 142) e alla legge regionale 10 maggio 1993 n. 20 (Ridefinizione degli ambiti territoriali delle Unità Sanitarie Locali)

Articolo 1
(Modifica all'articolo 1 della legge regionale 22 luglio 1991 n. 12)

1. Nell'articolo 1 della legge regionale 22 luglio 1991 n. 12 (delimitazione dell'area metropolitana genovese in attuazione dell'articolo 17, comma 2, della legge 8 giugno 1990 n. 142) dopo la parola "Vobbia" è aggiunta la parola "Lumarzo".**

Articolo 2
(Modifica all'allegato "A" - Ambiti territoriali delle Unità Sanitarie Locali - della legge regionale 10 maggio 1993 n. 20)

1. Nell'allegato "A" della legge regionale 10 maggio 1993 n. 20 (ridefinizione degli ambiti territoriali delle Unità Sanitarie Locali) la parola "Lumarzo", compresa nell'elenco che individua l'ambito territoriale della U.S.L. 4 Chiavarese, è soppressa e nell'elenco che individua l'ambito territoriale della U.S.L. 3 Genovese è aggiunta la parola "Lumarzo" tra le parole "Isola del Cantone" e "Masone".

Articolo 3
(Sostituzione della planimetria allegata alla legge regionale 12/1991)***

1. La planimetria allegata alla legge regionale 12/1991 è sostituita dalla planimetria di cui all'allegato "A" della presente legge.

Articolo 4
(Attuazione)

1. Agli adempimenti conseguenti alle modifiche di cui all'articolo 2 provvedono i Direttori Generali delle Unità Sanitarie Locali interessate entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. La presente legge regionale sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come legge della Regione Liguria.

Data a Genova, addì 24 febbraio 1997

* per il testo della L. R. n. 12/1991 si veda il volume I°.
** Si fa notare che la mancata presenza del comune di Lumarzo, posto al centro della provincia di Genova (si veda cartina volume I°, ove fra l’altro è raffigurata anche la progettata nuova provincia di Chiavari) nel provvedimento del 1991, è con ogni probabilità frutto di un evidente errore di omissione
*** la planimetria è omessa. I comuni interessati dal provvedimento salgono così a 40, con una superficie territoriale complessiva di Kmq. 1118, 58, una popolazione residente (secondo i dati del censimento 1991) di ab. 807.417 a fronte di una popolazione residua di ab. 143.432.

(Delibera n. 4/14.1.2000)
MOZIONE DEI CONSIGLIERI BIXIO E FERRARI AD OGGETTO "ISTITUZIONE DELLA NUOVA PROVINCIA DEL TIGULLIO" – RINVIO PER APPROVAZIONE ORDINE DEL GIORNO PREVIA CONFERENZA DEI CAPIGRUPPO

Presidente PEREGO Germano – E’ pervenuta in data 4.11.1999 da parte dei Consiglieri Bixio e Ferrari la seguente mozione: "I sottoscritti Consiglieri Comunali Massimo Bixio e Bruno Ferrari chiedono che sia messa in discussione nel prossimo Consiglio Comunale la seguente mozione: Istituzione della nuova Provincia del Tigullio"."

Consigliere Massimo BIXIO (Capogruppo SDI) – L’art. 17 della Legge 142/90 introduce nove aree metropolitane nell’ambito del territorio nazionale tra cui l’area metropolitana di Genova. L’art. 16 della Legge 3.8.1999 n. 265 pur apportando modifiche alla suindicata Legge 142/90, conferma che Genova è considerata area metropolitana. La Regione Liguria con propria legge n. 12 del 1991 ha delimitato l’area metropolitana genovese, in attuazione dell’art. 17, comma 2, della Legge 142/90. La Legge n. 12/91 è stata integrata dalla Legge Regionale del 24.2.1997 n. 7. La porzione di levante dell’attuale provincia di Genova esclusa dall’area metropolitana comprende una vasta area omogenea formata da 28 Comuni che già avevano aderito con proprie delibere consiliari all’iniziativa di dare vita ad una provincia. I Comuni di tale territorio omogeneo esclusi dall’area metropolitana di Genova dalla suindicata Legge 12/91 sono i seguenti: Borzonasca, Carasco, Casarza Ligure, Castiglione Chiavarese, Chiavari, Cicagna, Cogorno, Coreglia Ligure, Favale di Malvaro, Lavagna, Leivi, Lorsica, Mezzanego, Moconesi, Moneglia, Ne, Neirone, Orero, Portofino, Rapallo, Rezzoaglio, S. Colombano Certenoli, S. Margherita Ligure, S. Stefano d’Aveto, Sestri Levante, Tribogna e Zoagli. Poiché la Legge 142 fissa i principi nell’ambito dei quali le Province sono enti autonomi e ne determina le funzioni, la più spiccata autonomia degli enti locali fa sì che essi assumano un carattere istituzionale proprio, destinato a circoscriversi, salvo il rispetto della normativa superiore e delle altre esigenze autonomistiche su propri bisogni e sulle proprie capacità, andando a determinare più compiutamente di quanto non fosse per il passato regime autonomistico quel legame traente esponenziale di una collettività e la collettività stessa. In questo ambito la Provincia, disciplinata dal Capo V della Legge 142/90, esce rivitalizzata da questa riforma dopo le precedenti polemiche nell’ambito delle quali si era addirittura giunti ad ipotizzarne la scomparsa. E’ appunto tale legge che stabilisce i criteri necessari per la revisione delle attuali circoscrizioni e per la istituzione di nuove Province. Ed è sempre tale legge che rappresenta una grande innovazione per i Comuni individuando per alcuni di essi, tra i quali Genova, le cosiddette aree metropolitane che comprendono, ai sensi dell’art. 17, anche gli altri Comuni i cui insediamenti abbiano con essi rapporti di stretta integrazione in ordine alle attività economiche, ai servizi essenziali, alla vita sociale nonché alle relazioni culturali e alle caratteristiche territoriali. A tal fine la Regione Liguria ha approvato con la legge 12/91 integrata con la legge regionale 7/97 dove in modo preciso viene delimitata l’area metropolitana genovese, sempre in attuazione dell’art. 17, comma 2, della Legge 142/90. E’ sulla base dello spirito della Legge che nasce quindi l’iniziativa per la costituzione di una nuova Provincia con l’adesione di 28 Comuni con circa 150 mila abitanti compresi nella vasta area del Tigullio che, per caratteristiche economiche, sociali, culturali e storiche, palesemente difformi dalla costituita area metropolitana di Genova, riconoscono nella nuova Provincia un importante punto di riferimento. Con questa legge il Tigullio tornerà all’autonomia amministrativa che già ebbe nel passato riconquistando un ruolo che può e deve preludere ad un miglioramento della qualità della vita e ad una crescita sociale, economica e culturale. Tale territorio dal punto di vista ambientale nel suo entroterra non è quasi per nulla compromesso, anzi è ricco di potenzialità per una ordinata crescita che rispetti l’equilibrio tra insediamento umano e le ricchezze naturali presenti. Beni artistici di notevole valore intrinseco e storico sono diffusi su tale territorio. A questa ricca dote di bellezze naturali e di presenze culturali la nuova Provincia potrebbe aggiungere un tessuto economico fatto di aziende piccole e medie nel campo produttivo e nei servizi che bene ha reagito ai diversi periodi congiunturali. L’economia del Tigullio è sostanzialmente sana ed in crescita e lo dimostra il fatto che sono stati aperti un numero rilevante di sportelli bancari elevato in rapporto alla popolazione residente. La proposta di istituzione della nuova Provincia risponde a ben fondate motivazioni di carattere economico, sociale e storico ed è certo dunque che essa insieme a tutte le innovazioni recate dal nuovo ordinamento renderà più incisive e dinamiche, più aderenti ai bisogni e alle domande delle popolazioni e più partecipate le politiche di sviluppo che competono al governo locale e ancor più forte e generoso sarà il contributo di queste popolazioni alla crescita dell’intera comunità regionale. Da questa mozione abbiamo preparato un ordine del giorno che vi leggo velocemente e che distribuisco ai capigruppo:

ORDINE DEL GIORNO

Il Consiglio Comunale premesso:

IMPEGNA L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE

A presentare alle Camere, ai sensi dell’art. 133 della Costituzione, l’allegata proposta di legge recante "Istituzione della Provincia di Chiavari.". La proposta di legge fatta in Regione parlava di provincia di Chiavari.

Presidente PEREGO – La mozione parla di "istituzione di provincia del Tigullio.

Consigliere BIXIO – Sarebbe una quarta provincia perché la provincia di Genova viene divisa nell’area metropolitana e la restante porzione diventa la provincia di Chiavari.

Sindaco Dott. CHELLA – Ha fatto un pasticcetto. Dopo cercherò di chiarire.

Consigliere BIXIO – Vi do lettura della proposta di Legge.

"Art. 1 – E’ istituita la Provincia di Chiavari, con capoluogo Chiavari, nell’ambito della Regione Liguria.
Art. 2 – La circoscrizione territoriale della provincia di Chiavari comprende i Comuni di: Borzonasca, Carasco, Casarza Ligure, Castiglione Chiavarese, Chiavari, Cicagna, Cogorno, Coreglia Ligure, Favale di Malvaro, Lavagna, Leivi, Lorsica, Mezzanego, Moconesi, Moneglia, Ne, Neirone, Orero, Portofino, Rapallo, Rezzoaglio, S. Colombano Certenoli, S. Margherita Ligure, S. Stefano d’Aveto, Sestri Levante, Tribogna, Zoagli.
Art. 3 – L’elezione del Consiglio provinciale di Chiavari ha luogo in concomitanza con le prime consultazioni amministrative successive alla data di entrata in vigore della presente legge. Fino alla elezione del nuovo Consiglio provinciale, i provvedimenti necessari per consentire il funzionamento della nuova provincia sono adottati da un commissario nominato con decreto del Ministro dell’Interno, sentito il presidente della Regione Liguria.
Art. 4 – Lo statuto del Consiglio provinciale determina la distribuzione degli uffici dell’amministrazione provinciale nel Capoluogo ovvero in altri Comuni della provincia.
Le Amministrazioni statali possono istituire nella nuova circoscrizione provinciale uffici periferici, anche al di fuori del capoluogo di provincia, al fine di agevolare l’esercizio del diritto di accesso dei cittadini ai documenti amministrativi, il disbrigo delle pratiche, la presentazione di istanze, garantendo, tramite il decentramento, l’efficienza amministrativa.
Ai fini della qualificazione delle risorse spettanti alla provincia di Chiavari, il Ministro dell’Interno, acquisito il parere obbligatorio della Regione Liguria, adotta i provvedimenti occorrenti alla separazione patrimoniale e al riparto della attività e delle passività tra le province di Genova e Chiavari.
Art. 5 – Il Governo acquisito il parere obbligatorio e vincolante della Regione Liguria procede alla revisione delle circoscrizioni finanziarie e giudiziarie per armonizzarle con l’ordinamento territoriale della nuova provincia.
Art. 6 – La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.".

Vorrei aggiungere che – a parte qualche pasticcetto che spero di non aver fatto – la presente proposta di istituire una provincia del Tigullio o di Chiavari, non è certo il nome che può fuorviare o farci astenere da un giudizio sulla cosa, è di vecchia data ed è stata più volte portata, in tempi diversi, con delle proposte di legge al Parlamento italiano. Inutile ricordare che una proposta di legge fu anche firmata dal nostro Sindaco Mario Chella e che attualmente giace in Parlamento la proposta di un parlamentare di Chiavari, che credo si chiami Repetto. Il che cosa vuol dire? Che il desiderio della istituzione di questa provincia non deve e non vuole e non ha di fatto un determinato colore politico ma è nato dalla esigenza, dalla volontà e anche da questa istituzione dell’area metropolitana di non finire in un calderone di anonimato, nel quale potremo avere dei problemi di finanziamento e di attenzione per la periferia di questo calderone, ma nasce dall’esigenza di una propria cultura, di un proprio volersi amministrare e quindi prendetela per questo. Non ha nessun colore politico, non ha nessuna valenza di colore politico ma storico e culturale e lo dimostra il fatto che le proposte di legge fatte in passato e attualmente provengono da due persone con due culture politiche di tipo differente.

Consigliere CONTI Federico (Capogruppo Progresso per Sestri) – Parto da una considerazione e spero di dirla con una certa cognizione di causa. Leggendo l’ordine del giorno forse tutto nasce da una confusione tra quella che è l’area metropolitana e quella che è la città metropolitana nel senso che Genova è area metropolitana però non è città metropolitana. Qualora diventasse città metropolitana per noi Tigullio si pone un problema abbastanza drammatico nel senso che scegliere se essere assorbiti in una città metropolitana che allora diventa la Provincia di Genova e si chiamerà città metropolitana Genova oppure se la città metropolitana si ferma sul monte di Portofino le alternative sono o diventare provincia e allora diventiamo la quarta provincia della Regione Liguria, quindi qualcosa di diverso rispetto alla quinta provincia che anche il nostro Sindaco anni fa aveva portato avanti o sostenuto oppure l’altra scelta è quella di essere conglobati nella provincia spezzina, cosa che indubbiamente non ci appartiene per tradizioni, per una considerazione del nostro territorio, anche per una difficoltà di comunicazione che c’è tra questi due comprensori. Quindi allo stato attuale non c’è questa urgenza di definire la provincia del Tigullio anche perché il problema è che non si sa neanche se Genova diventerà città metropolitana e quali saranno i confini della città metropolitana di Genova perché ci vuole una deliberazione, comunque un pronunciamento dei Consigli Comunali dei vari Comuni che dovrebbero andare a far parte della città metropolitana dopodiché ci vuole un referendum presso la popolazione di quel Comune. Quindi anche in questa eventualità di costituzione della città metropolitana c’è il rischio che venga fuori una città a macchia di leopardo, cioè la Genova più qua e là qualche Comune. Pongo un aneddoto: Arenzano e Cogoleto che non si possono vedere vorrei capire se una entra nella città metropolitana di sicuro l’altra, per tradizioni di antagonismo, non ci entra. Lo hanno già fatto capire. Allo stato attuale, a parte il fatto che è vero che dal punto di vista anche psicologico avere una provincia qui vicino potrebbe significare un convincimento di una maggiore tutela, io personalmente però nutro delle perplessità relative alla forza economica della costituenda istituzione. La provincia di Genova funziona e dà molti servizi in considerazione anche del fatto che avendo dentro la Genova si può permettere di stornare dei fondi e di sparpagliarli, diciamo ridistribuire i fondi forte del fatto che ha dentro comunque un territorio – dal punto di vista fiscale – importante come il genovese, come la città di Genova. Non so se la provincia del Tigullio con meno di 200 mila abitanti, che di norma la legge ritiene di dover far contenere ad una provincia per essere costituita, abbia questa forza finanziaria per sostenere degli interventi che attualmente la provincia di Genova in maniera anche buona. In conclusione ritorno a questo fatto. L’area metropolitana c’è, la città metropolitana no. Noi siamo in questa situazione. La considerazione sulla provincia del Tigullio rischia di essere controproducente, secondo me, nel senso che noi andiamo ad istituire la provincia prima ancora che Genova abbia deciso che cosa fare. Quindi rifletterei un po’ bene. Non vorrei essere quello che rimane con il cerino acceso di una cosa di cui è giusto parlare ma forse è meglio approfondire nei caratteri gestionali perché altrimenti c’è il rischio di andare a creare l’ennesimo mostro burocratico che rischia di non funzionare, fermo restando – lo voglio dire a scanso di equivoci – che ogni forma di maggiore collaborazione del territorio comprensoriale tigullino è ben accetta nel senso che c’è bisogno di integrazione nelle scelte politiche e infrastrutturali di fondo di questo nostro Comprensorio.

Consigliere Bruno FERRARI (Gruppo SDI) – Solo per dire che non sono completamente convinto sulle ultime cose dette dal Consigliere Federico Conti del tipo "Genova storna fondi". Ridistribuisce fondi non a scapito suo, se non per ragioni eccezionali. Non ci dobbiamo dimenticare una cosa. Ultimamente nei confronti della provincia di Genova abbiamo vissuto un periodo di vacche grasse, grazie alle entrature del nostro Sindaco, ad un certo tipo di Giunta, però può darsi che non vada sempre a finire così. Se la Provincia di Genova ci fa fare la fine che ha fatto Chiavari con Agostino forse poi la rimpiangiamo una provincia del Tigullio dove, a fronte di eventuali colori diversi che la reggono, la voce dal di dentro avrebbe un peso sicuramente maggiore. Vorrei degli esempi concreti sul fatto che Genova è così prodiga nei nostri confronti escluso il periodo che ci ha garantito –e gliene diamo atto – le buone entrature, i buoni uffici del nostro Sindaco. Guarderei anche un pochettino più avanti e visto che in passato era stata chiesta forse per creare l’ennesimo carrozzone, adesso è in atto una ridistribuzione di soldi e di fondi dallo Stato alle Regioni per cui c’è un’imposizione localizzata dei tributi che si possono dividere in maniera proporzionale e se dobbiamo farcela coi nostri soldi cercheremo di farcela coi nostri soldi. Non mi illudo che la grande Genova si sveni per la periferia, lo escludo nella maniera più assoluta. Mi ripeto, sono monotono: do atto che in questo periodo l’ha fatto per quanto riguarda Sestri, ma se parliamo della Provincia con uno di Chiavari ti tira (…)(omissis)

Sindaco Dott. Mario CHELLA – Questa cosa della Provincia ogni tanto ritorna, è una questione ricorrente, è vero che non ha colori; io stesso in anni lontani, nel 1983, ho presentato una proposta di legge prevedendo peraltro una provincia ben più vasta di quella che residuerebbe detratta l’area metropolitana, si prevedeva una provincia che comprendeva anche il Golfo Paradiso e la parte di Varese Ligure, anche Deiva, ci si avvicinava ai 200 mila abitanti che la legge prevede come misura minima per l’istituzione di una provincia. La mia proposta di legge non aveva altro intendimento che quello di suscitare un dibattito per verificare se c’erano le condizioni per la creazione della provincia; il Parlamento interviene in fase finale nella istituzione delle province, quasi come presa d’atto della volontà dei Comuni verificato però che ci siano le condizioni numeriche e finanziarie perché chi deve decidere che una nuova Provincia si deve istituire sono i Comuni interessati non altri, non parlamentari che agiscono come stimolo così, come è stato fatto anche da recenti proposte di legge. Il problema è che in questi anni, dall’83 ad oggi, la situazione si è modificata anche dal punto di vista delle competenze. Dall’83 ad oggi molte competenze sono cambiate, i Comuni sono cambiati, le province hanno avuto maggiori competenze e maggiori deleghe, sta per cambiare anche la Regione, l’istituto regionale sta per cambiare. Speriamo che questo processo di cambiamento vada avanti velocemente, ne abbiamo parlato ieri in una assemblea di Sindaci che si è tenuta a Sestri. Fino al ’97 la Regione aveva dei finanziamenti dallo Stato, non aveva risorse proprie di natura fiscale - perché le Regioni non possono stampare denari e per risorse proprie si intende di natura fiscale - ed i trasferimenti che venivano fatti dallo Stato erano strettamente finalizzati, con una finanza derivata cosiddetta "a canne d’organo" cioè ogni trasferimento era esattamente destinato ad un campo di azione regionale, la sanità era la canna d’organo più alta, da cui la Regione non può trarre dei soldi per destinarli ad altre cose, sono esattamente finalizzati. Trasporti: la seconda canna d’organo un pochino più bassa. Assistenza: terza canna d’organo. E così via. Quindi la Regione fino ad oggi è stato un ente fondamentalmente burocratico, di derivazione statale per quanto riguarda le finanze. Ora anche la Regione sta cambiando connotati, almeno speriamo che cambi i connotati, che abbia una finanza propria di carattere fiscale in modo che possa avere una politica, cosa che oggi la Regione difficilmente riesce ad avere con la finanza derivata così finalizzata. Quindi sta cambiando tutto il mondo delle autonomie locali. Le Province, che hanno già una serie di competenze importanti, hanno una funzione di riequilibrio su un’area più vasta. La Provincia di Genova sta agendo – credo anche le altre Province del nostro Paese – con una grossa funzione di riequilibrio sovvenendo le aree più deboli della provincia, sovvenendo i Comuni più deboli della provincia. Ad esempio la Provincia di Genova viene accusata, a Genova, di investire troppe risorse nell’entroterra, nei piccoli Comuni dell’entroterra. E’ tutto opinabile ma io credo che la Provincia di Genova faccia bene ad assolvere a questo compito di riequilibrio perché la città di Genova ha forti risorse proprie, il Comune di Genova è il Comune che in Liguria drena più risorse allo Stato e alla Regione in una maniera molto municipalista, secondo una visione molto genovese. D’altro canto è anche giusto che il Comune di Genova pensi al Comune di Genova però il potere contrattuale del Comune di Genova è molto forte e a mio giudizio il drenaggio di risorse è troppo forte e squilibrato. Con questa area vasta della Provincia di Genova, a mio giudizio, così come è la situazione va bene perché una piccola provincetta costituita da pochi e piccoli Comuni, quali quelli che residuano dall’area metropolitana, sarebbe una diseconomia, costituiremmo un carrozzone che si autoalimenta e non sarebbe in grado di svolgere più nessuna azione riequilibratrice nell’ambito di un vasto territorio. Questo è il mio giudizio. Quale è il problema? Il problema è che dopo aver stabilito che Genova è area metropolitana e dopo aver delimitato l’area metropolitana ci può essere la minaccia di costituire la città metropolitana. L’area metropolitana è un nome, è un’entità geografica, senza poteri istituzionali, senza niente, come è descritta nella Legge 265, se l’hanno voluta chiamare così che la chiamino così, ma il problema vero nasce qualora si costituisse la città metropolitana all’interno dell’area metropolitana perché allora il discorso cambia fortemente. La città metropolitana viene costituita dal Comune capoluogo e dai Comuni contermini oppure affini al Comune capoluogo per interessi economici, sociali e così via. Se si costituisce questa città metropolitana allora sparisce la Provincia di Genova perché la città metropolitana assorbe i poteri ed i finanziamenti, aggiungo io, della Provincia di Genova. A quei punti è un bel pasticcio, cari Consiglieri, cari cittadini, perché a quel punto Genova drenerà le risorse che solitamente drena più quelle della Provincia; non ci sarà più una Provincia di Genova che agisce in funzione del riequilibrio delle risorse e noi saremmo veramente in una condizione di area debole rispetto ad un’area forte. O meglio saremmo in condizioni di un’area più debole rispetto ad un’area già forte che è quella di Genova e non avremmo altra via d’uscita che chiedere di entrare nella città metropolitana oppure costituirci in Provincia. A questo punto sarebbe una scelta obbligata costituirsi in Provincia ma finché non nasce la città metropolitana e bisogna vedere quali Comuni aderiranno alla città metropolitana, il processo è lungo e non è facile perché richiede l’adesione non solo dell’istituzione Comune di Recco, di Bogliasco, di Sori, di Arenzano, non solo devono aderire ma bisogna fare un referendum tra la popolazione e quindi il processo è lungo. Per quanto mi riguarda, per quello che può valere il mio giudizio che conta tanto come niente ma è un giudizio che per me vale, io credo che creare una città metropolitano creerebbe un sacco di guai alla Liguria perché la Liguria ha dei caratteri un po’ suoi tipici: è una piccola Regione, piccola come territorio ma soprattutto piccola come abitanti, un milione e mezzo di abitanti, siamo la metà della città di Milano, tutta la Liguria è uguale a metà di Milano come popolazione e poi a volte ci chiediamo perché non contiamo troppo ma i dati sono questi al di là dei gruppi dirigenti genovesi. In una Regione piccola, quindi anomala da questo punto di vista, costituire al centro un’area forte, città metropolitana, oggi Genova ha nemmeno 600 mila abitanti ma accorpando una serie di cose può ritornare come era un tempo con 800/900 mila abitanti, era la metà della popolazione ligure, un’area davvero forte, con tutte le industrie concentrate. Oggi Genova ha meno di 600 mila abitanti, quindi è un terzo della popolazione ligure non è più la metà, però riaccorpando e riassumendo in sé anche i poteri ed i finanziamenti della Provincia comincia a diventare un problema anche perché a quei punti mi domando: la Regione Liguria cosa conta? Quando metà della popolazione dell’intera Liguria rientra in una città metropolitana che ha poteri di provincia e di città e in più drena risorse pari alla metà delle risorse disponibili della Regione Liguria più quelle che gli vengono dallo Stato, la Regione che poteri ha con una città di questo tipo? E’ un problema anche dal punto di vista istituzionale per cui ritengo che prima di creare la città metropolitana bisogna pensarci diecimila volte. Per quanto mi riguarda la città metropolitana la ritengo una iattura però nel momento in cui si venisse a costituire certamente non avremmo altra via d’uscita che quella di costituirci in Provincia, richiedendolo a gran voce, però adesso la cosa è prematura. E’ stata definita l’area metropolitana e va bene. Se allo Stato è piaciuto chiamare quel territorio area metropolitana va bene, può darsi che alle aree metropolitane vada qualche risorsa di più, l’importante però è che non si costituisca anche una Provincia che poi tutte le risorse le indirizzi sulla città di Genova. Questo non va più bene. Forse in questa situazione è meglio – secondo me – che resti la Provincia di Genova e vedremo se ci saranno i pericoli di costituirsi in città metropolitana anche perché le città metropolitane verrebbero poi a ridisegnare i poteri del nostro Paese, ci sono dei Sindaci che cominciano a parlare di città/stato e allora a quei punti non si capisce bene le Regioni che cosa sono, non si capisce nemmeno cosa sono le Province. Quindi credo che questo disegno di costituire le città metropolitane vada attentamente seguito da tutti, in particolare dai Consiglieri Comunali, da coloro che si occupano dei fatti politici del nostro Paese, con grande attenzione e con grande cautela perché è un cammino rischioso, secondo me, perché ridisegna in un modo che oggi non riesco a capire i poteri istituzionali del Paese intero. Seconda cosa perché crea a pelle di leopardo ma con macchie piccole e poche, nove piccole macchie molto ricche e molto forti che drenano risorse a tutto il resto del Paese. Questo disegno lo vedo proprio male ed in particolare lo vedo male in Liguria per i motivi che vi dicevo: a quei punti con la città metropolitana la Regione cosa ci sta a fare? Allora sciogliamo la Regione, facciamo una macro Regione Piemonte-Lombardia-Liguria e allora ci sta anche la città metropolitana di Genova, in caso contrario credo sia un fatto istituzionale non portatore di benefici alla comunità ligure nel suo complesso. Il potere di contrattazione della città metropolitana è tale che la Regione non conta più niente. Uno può anche pensare che la Regione non conti più niente.

Consigliere Giorgio CALABRO’ (Gruppo PPI) – Intervengo semplicemente perché voglio fare mie e del mio gruppo le preoccupazioni che sono state espresse ora dal Sindaco. In effetti parlare di una Provincia del Tigullio credo sia prematuro adesso e quindi per restare un po’ in concreto pregherei il gruppo SDI o di ritirare questo ordine del giorno oppure di ritirarsi a livello di capigruppo per concordare qualcosa in comune perché mi sembra prematuro adesso votare un ordine del giorno di questo tipo. Secondo il mio punto di vista potrete ripresentarlo più in là. C’è stata un po’ di intempestività, poi è sorta una discussione di questo tipo ed in effetti adesso stanno un po’ tutti alla finestra. Potete anche mantenerlo questo ordine del giorno o potete ritirarlo nel senso di ripresentarlo più in là oppure vi vedete a livello di capigruppo per trovare una soluzione per votare un ordine del giorno comune se voi vi trovate in quelle giustificazioni, in quelle preoccupazioni che sono state dette dal Sindaco che dal Consigliere Federico.

Consigliere CONTI Federico (Capogruppo Progresso per Sestri) – Occorre rilevare che l’argomento non interessa la globalità del Consiglio Comunale e la cosa, a mio modo di vedere, è preoccupante. Entro un attimo nelle due ipotesi: il ritiro dell’ordine del giorno e capigruppo. Mi sembra che sia emersa una valutazione dal sottoscritto come persona e dal Sindaco e vorremmo capire se viene condivisa o meno e cioè che l’esito della nascita della Provincia di Chiavari – ammesso che sia Chiavari il capoluogo – è legata alla nascita della città metropolitana e non all’area metropolitana. Io metterei una condizione alla presentazione dell’eventuale legge e cioè che ci sia l’espressione della costituzione della città metropolitana perché così ha senso parlare della riconsiderazione del territorio, se non c’è esiste la situazione attuale. L’area metropolitana esiste, esiste la Provincia di Genova, esistono i Comuni del Tigullio. Se dobbiamo impegnare l’Amministrazione Comunale a presentare un disegno di legge, secondo me, deve essere sul presupposto che si verifichi veramente l’eventualità di una città metropolitana. Con l’area metropolitana noi siamo nella situazione attuale. Sulla considerazione di presentare adesso un ordine del giorno, io lo legherei a quella condizione. Grazie.

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A questo punto si sospende brevemente la seduta per consentire la riunione dei capigruppo consiliari.

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Viene ripresa la seduta consiliare.

Consigliere BIXIO Massimo (Capogruppo SDI) – A norma dell’art. 30 e soprattutto del paragrafo 4 che cito "E’ fatta salva comunque la volontà della maggioranza del Consiglio che decide di rinviare a successiva seduta la votazione medesima sugli ordini del giorno per permettere, con l’apporto della conferenza dei capigruppo consiliari e, ove possibile, l’espressione unanime del Consiglio, tramite un affinamento ed eventuale modifica ed integrazione dell’ordine del giorno". In base a questo articolo, chiediamo di posticipare la votazione dell’ordine del giorno al prossimo Consiglio Comunale con l’impegno che i capigruppo o chi vuole partecipare si riuniscano(…). Ci metteremo d’accordo tra di noi e poi comunichiamo la data al Segretario che convocherà ufficialmente la conferenza dei capigruppo.

Presidente Dr. PEREGO Mettiamo in votazione la proposta di rinviare al prossimo Consiglio Comunale l’ordine del giorno.

IL CONSIGLIO COMUNALE – con il voto unanime dei 17 Consiglieri presenti e votanti – DELIBERA – di rinviare al prossimo Consiglio Comunale la votazione dell’ordine del giorno.

Cartina dell’ipotizzata nuova "Provincia di Chiavari (comprensorio del Tigullio)"


N.d.A. Sulla questione della costituzione della nuova provincia di Chiavari o del Tigullio si veda in questo volume alla sezione genericamente dedicata alle aree e città metropolitane il saggio di A. Gazzola e F. Poggi "Trasformazioni metropolitane e processi di metropolizzazione in Italia", paragrafo 2, note 37, 38 e 39.



A cura di C. Romagnoli
Data di aggiornamento: 16-12-2003