LEGGE REGIONALE
N. 33 DEL 12 04 1995 EMILIA-ROMAGNA (V LEGISLATURA)
"DELIMITAZIONE
TERRITORIALE DELL'AREA METROPOLITANA DI
BOLOGNA E ATTRIBUZIONE
DI FUNZIONI"
ARTICOLO 1
Finalità e
delimitazione territoriale dell'area metropolitana di Bologna
1. Attraverso l'istituzione
della Città metropolitana di Bologna, la Regione Emilia-Romagna
persegue lo scopo di realizzare il miglior funzionamento degli enti locali
dell'area bolognese ed una più efficace collaborazione fra essi
e le aree limitrofe, pur nel quadro di uno sviluppo policentrico del territorio
regionale.
2. L'area metropolitana
di Bologna è costituita dai Comuni ricompresi nel territorio della
provincia di Bologna.
3. Secondo quanto
sarà stabilito dallo Statuto della Città metropolitana, nell'ambito
del territorio già ricompreso nell'Assemblea dei Comuni per la programmazione
di Imola, sarà costituito, ai sensi dell'art. 16 comma 1 della legge
8 giugno 1990 n. 142, un Circondario il cui ambito di autonomia sarà
definito dallo Statuto medesimo.
4. La Città
metropolitana promuove e valorizza, nell'ambito della autonomia statutaria,
forme e modalità specifiche di consultazione e concertazione con
i Comuni dell'area.
5. Entro due anni
dalla entrata in vigore della presente legge, la Regione procede alla verifica
della delimitazione di cui al comma 2 provvedendo, se del caso, a rivederne
i confini nel rispetto dell'art. 17 commi 1 e 3 della legge n. 142 del
1990.
6. Istituita la Città
metropolitana, la Regione provvede al riordino delle circoscrizioni territoriali
del Comune capoluogo, ripartendo quest'ultimo in nuovi Comuni, che traggono
le loro basi dai quartieri, se del caso anche attraverso una nuova delimitazione
territoriale.
ARTICOLO 2
Principi per l'attribuzione
delle funzioni alla Città metropolitana
1. La legislazione regionale, nel ripartire fra i Comuni e la Città metropolitana le funzioni amministrative, si ispira ai seguenti principi:
ARTICOLO 3
Criteri per la attribuzione
delle funzioni
1. Nella individuazione delle funzioni da attribuire alla Città metropolitana, ai sensi degli artt. 3 comma 3 e 19 della legge 8 giugno 1990 n. 142, la legislazione regionale si ispira ai seguenti criteri:
1. La Città
metropolitana di Bologna svolge le funzioni attribuite e delegate alla
Provincia dalle leggi statali e regionali.
2. Inoltre spettano
alla Città metropolitana:
ARTICOLO 5
Funzioni dei Comuni
e delle Comunità montane
1. Restano ai Comuni
metropolitani la piena titolarità e l'esercizio di tutte le funzioni
non espressamente attribuite alla Città metropolitana.
2. I Comuni, per l'esercizio
delle funzioni stesse, possono volontariamente attuare forme di cooperazione
con la Città metropolitana e possono avvalersi della sua assistenza
tecnico-amministrativa.
3. Sono fatte salve
le funzioni attribuite alle Comunità montane dalla legislazione
vigente.
ARTICOLO 6
Modalità organizzative
per l'esercizio delle funzioni
1. La Città metropolitana può svolgere le funzioni ad essa attribuite con modalità differenziate e strumenti operativi diversi in ragione delle peculiarità territoriali ed economiche, nonché della qualità dei servizi riferibili alle diverse parti del territorio.
ARTICOLO 7
Termini per l'attribuzione
delle funzioni alla Città metropolitana
1. La Città
metropolitana esercita le funzioni di cui all'art. 4 commi 1 e 2 dall'atto
di insediamento dei propri organi, fatto salvo quanto previsto dall'art.
8.
2. La Regione individua
le funzioni specifiche da attribuire alla Città metropolitana sulla
base dei principi e dei criteri di cui ai precedenti artt. 2 e 3 nei seguenti
termini decorrenti dalla costituzione della autorità metropolitana:
ARTICOLO 8
Disposizioni finali
e transitorie
1. e funzioni gestionali
di cui all'art. 3 comma 1 lett. c), con particolare riferimento ai servizi
indicati nell'art. 4 comma 2 lett. b) n. 1, lett. d) nn. 2, 3 e 4, lett.
e) n. 1, divengono operative dal momento in cui vengono trasferiti i relativi
mezzi e risorse, secondo le modalità previste dal decreto istitutivo
della Città metropolitana.
2. Il trasferimento
in capo alla Città metropolitana delle funzioni di cui all'art.
4 comma 2 lett. b) n. 1, lett. d) nn. 2,3 e 4, lett. e) n. 1 ricomprende
quote di partecipazione alle aziende e società di gestione dei servizi
pubblici locali in misura tale che sia garantita alla Città metropolitana,
tramite il trasferimento delle quote detenute dalla Provincia e di una
parte delle quote detenute dal Comune capoluogo, la maggioranza della partecipazione
complessivamente spettante agli enti locali territoriali.
3. Nell'ambito territoriale
già corrispondente all'Assemblea di Comuni per la programmazione
di Imola e nelle altre realtà dotate di peculiari forme di gestione
dei servizi, le aziende e le società a partecipazione locale non
interessate al trasferimento di cui al comma 2 possono integrarsi con servizi
di ambito metropolitano sulla base di specifiche convenzioni.
4. Il comma 1 dell'art.
18 della L.R. 12 maggio 1994, n. 19, recante Norme per il riordino del
servizio sanitario regionale ai sensi del D.Lgs. 30 dicembre 1992 n. 502
modificato dal D.Lgs. 7 dicembre 1993 n. 517 è sostituito dal seguente:
SOMMARIO: 1. Premessa. - 2. Dalla città metropolitana al Governo metropolitano: l'accordo per la città metropolitana di Bologna (A.C.M.). -2.1. Le funzioni di area vasta. - 2.2. La conferenza metropolitana - 3. Dall'accordo volontario alla città metropolitana.
1. Premessa
"Dalla viabilità ai trasporti su rotaia, dalla
localizzazione di grandi infrastrutture economiche a quella di discariche,
i problemi delle città e delle aree che le circondano non riescono
a trovare risposte adeguate, in un sistema a competenze sovrapposte, frantumate,
contraddittorie. In questa situazione, programmare un armonico assetto
del territorio, orientare un equilibrato sviluppo economico, predisporre
una efficace gestione dei servizi sanitari, è opera sempre faticosa
spesso ardua, talora impossibile" (').
Il dato di partenza è che l'ente che doveva svolgere
un'azione di coordinamento dell'azione amministrativa su area vasta, la
Provincia, ha mostrato la propria incapacità a svolgere questo ruolo,
sia per carenze strutturali (2) sia per la frammentazione delle competenze
a carattere sovracomunale tra Comuni, Regione ed altri enti pubblici.
L'intuizione della 1.142 fu notevole. Notevole perché
forse per la prima volta una riforma istituzionale aveva il chiaro obbiettivo
di una ricollocazione delle funzioni di "area vasta" all'interno delle
zone più urbanizzate del paese, dando una efficace risposta ai problemi
reali del Governo del territorio (3). I ritardi che hanno accompagnato
l'istituzione dell'ente metropolitano sono ormai noti (4), ed altrettanto
note sono le cause di tale ritardo, in primo luogo un procedimento di istituzione
dell'area metropolitana assai complesso (5).
Ma il maggiore ostacolo che si è opposto alla
istituzione delle città metropolitane è dato dall'atteggiamento
di sostanziale diffidenza sia dei Comuni che delle Province alla costituzione
di un ente locale "calato dall'alto". Comuni e Province, in questo processo
di riordino istituzionale hanno svolto un ruolo secondario e sono stati,
di fatto, esclusi dal dibattito sulle scelte istituzionali, che pure mettono
in gioco il loro stesso modo di essere.
Oltre questo deve considerarsi il timore dei Comuni minori
a non vedere svalutato il proprio ruolo a tutto vantaggio dei Comuni capoluogo.
Tale preoccupazione è stata fatta propria dal legislatore della
legge n. 142 Infatti nel quadro di un riordino delle circoscrizioni comunali
all'interno dell'area metropolitana, è stato previsto che il Comune
capoluogo si frazioni in più Comuni metropolitani. Tutte queste
ragioni sommate alla sostanziale inerzia delle Regioni, che hanno mostrato
scarso interesse nei confronti del processo istitutivo delle autorità
di area vasta, hanno fatto sì che quanto disposto della legge n.
142 del 1990 sulle aree metropolitane non pervenisse ad alcun esito.
2. Dalla città metropolitana al Governo
metropolitano: l'accordo per la città metropolitana di Bologna (A.C.M.)
Una risposta concreta a tali esigenze è venuta
da una recente iniziativa della Provincia e del Comune di Bologna.
Partendo dalla constatazione che il problema prioritario
da affrontare nell’istituzione della Città metropolitana non è
la delimitazione dell'area ma una puntuale definizione delle funzioni sovracomunali
da svolgere su area vasta e che il processo per la costituzione dell'autorità
metropolitana deve necessariamente affondare le sue radici nell'iniziativa
degli enti locali il Comune e la Provincia di Bologna hanno promosso la
sottoscrizione, da parte di tutti i Comuni della Provincia, di un accordo
per la Città metropolitana di Bologna (A.C.M.) (6).
La riflessione che ha supportato tale iniziativa è
che la scelta effettuata dal legislatore della legge n. 142 di istituire
l'autorità metropolitana nell'area bolognese è sostanzialmente
da condividere.
L'A.C.M. costituisce una comune base di raccordi sul
piano organizzativo e funzionale, che disciplina le modalità di
collaborazione e cooperazione fra gli enti locali in relazione all'esercizio
di "funzioni sovracomunali". L'accordo è un'intesa "quadro" tra
i Comuni e la Provincia che ha come sua finalità prioritaria non
solo quella di un più razionale esercizio delle competenze ma il
superamento dell'attuale frammentazione delle funzioni di area vasta per
giungere alla istituzione della città metropolitana. Tale obiettivo
viene perseguito non solo tramite una intesa "politica", ma attraverso
una puntuale elencazione di materie e progetti di interesse comune in base
ai quali affrontare problemi di area vasta e di miglioramento dei servizi
resi ai cittadini. La volontarietà è la caratteristica fondamentale
dell'accordo per la Città metropolitana di Bologna (A.C.M.). Gli
enti locali partecipano all'accordo che è parte di un più
ampio e progressivo processo di collaborazione ed integrazione, sostanzialmente
su base consensuale. Questa circostanza ha permesso di superare quei veti
e quelle diffidenze che in precedenza si erano opposti alle forme di collaborazione
tra gli enti locali (7-8).
Solamente con un processo consensuale si può giungere
ad una reale e leale collaborazione tra gli enti interessati (9), abbandonando
i tradizionali campanilismi ed avendo come obbiettivo comune l'interesse
generale dell'intera comunità provinciale. Anche i successivi passaggi
(la legge regionale di delimitazione e i decreti legislativi costitutivi
del Governo) devono godere di una convinta adesione in ambito locale (10).
Questa convinta adesione al processo istituzionale deve
necessariamente riguardare, in primo luogo, i contenuti dell'accordo. Partendo
da tali considerazioni, è stata ritenuta necessaria la possibilità
di prevedere nel testo dell'intesa (art. 2), la possibilità di una
adesione anche parziale ai contenuti dell'accordo, da parte dei Comuni.
Di conseguenza non è necessaria una accettazione immediata di tutti
i suoi contenuti da parte dei Comuni e questi ultimi dopo una prima fase
di adesione anche parziale e considerati i risultati di tali forme di collaborazione,
possono decidere in seguito di estendere il loro impegno ad ulteriori materie.
L'A.C.M. va quindi legittimandosi progressivamente, giorno per giorno,
assicurando in tal modo una convinta adesione e collaborazione degli enti
sottoscrittori alle scelte comuni effettuate in sede di accordo per la
Città metropolitana (11).
2.1. - Le funzioni di area vasta
L'A.C.M. viene a disegnare un percorso che conduce alla
effettiva integrazione dell'azione amministrativa degli enti sottoscrittori,
individuando sin da ora gli obiettivi, gli strumenti, le informazioni e
le possibili prospettive di evoluzione nell'affrontare le problematiche
comuni di area vasta.
A tale nucleo di base è necessario che seguano
tutta una serie di accordi e convenzioni sui singoli progetti di intervento.
Si è, quindi, costituita quella che sarà l'ossatura dell'ente
di area vasta.
Sono individuati tre settori organici di intervento:
2.2. - La conferenza metropolitana
La Conferenza metropolitana (artt. 5-8) è l'organismo
posto al vertice dell'accordo per la città metropolitana di Bologna.
Tale Conferenza rappresenta il momento di sintesi delle
istanze provenienti dai singoli enti in ambito metropolitano e sostanzialmente
la sede dove effettuare le scelte politico-amministrative su problematiche
sovracomunali.
E tale compito è stato proficuamente svolto sin
dalle prime riunioni di tale organismo che ha affrontato problematiche
di interesse strategico, quali la mobilità ed il traffico, approdando
a risultati concreti che ne hanno già affermato, di fatto, il ruolo
centrale nel Governo di area vasta.
La Conferenza metropolitana si compone dei rappresentanti
degli enti sottoscrittori, nelle persone del Presidente della Provincia
di Bologna e dei sindaci dei Comuni aderenti (19). I lavori della Conferenza
metropolitana sono presieduti dal Presidente della Provincia e dal sindaco
coordinatore, eletto dai sindaci dei Comuni aderenti all'A.C.M. (20).
La Conferenza metropolitana, su proposta del sindaco
coordinatore, può articolare i suoi lavori per aree territoriali
o tematiche (art. 6, comma 4). Tali articolazioni dei lavori bene possono
consentire un adeguamento dell'azione amministrativa a specifiche realtà
territoriali ed ambientali quali possono essere i territori montani dell'area
metropolitana nonché i Comuni dell'area imolese che costituiscono
un comparto caratterizzato da una particolare omogeneità e che pertanto
potrebbe necessitare di strumenti operativi peculiari, tali da salvaguardare
quelle forme istituzionali di coordinamento e collaborazione già
sperimentate (21).
La conferenza metropolitana è l'organismo "politico"
istituito dall'A.C.M.. Essa contribuisce alla definizione delle politiche
di area vasta, ed esprime il concorso dei Comuni alla formazione dei programmi
pluriennali dell'attività della Provincia.
La Conferenza metropolitana per contribuire alla definizione
delle politiche di area vasta adotta "linee di prevalente orientamento"
al fine di coordinare le attività e le politiche dei singoli Comuni
(22).
La Conferenza metropolitana, al di là del ruolo
di soggetto elaboratore di politiche comuni su area vasta, svolge, altresì,
un ruolo assai rilevante per quanto concerne le più importanti scelte
di pianificazione di competenza della Provincia di Bologna.
L'art. 7 comma 5 dell'A.C.M., prevede che, al fine di
promuovere l'effettivo coordinamento delle politiche di area vasta, la
Provincia di Bologna si impegna ad acquisire il parere preventivo della
conferenza metropolitana sulle proprie scelte di pianificazione e programmazione,
in riferimento a:
3. Dall'accordo volontario alla città metropolitana
L'azione volontaria degli enti locali ha portato, altresì,
alla presentazione da parte della Giunta regionale di un progetto di legge
regionale "delimitazione territoriale dell'area metropolitana di Bologna
e attribuzione di funzioni" (pubblicato in B.U.R. n. 329 del 1° luglio
1994), approvato il 2 marzo 1995 dal Consiglio regionale (L.R. 12 aprile
1995, n. 33) (23).
Il legislatore regionale con tale provvedimento ha pensato
ad un ente di area vasta che sin dal suo nascere abbia le potenzialità
di un Governo complessivo dell'area metropolitana.
Infatti la Città metropolitana eserciterà
sin dall'atto dell'insediamento dei propri organi le funzioni attribuite
e delegate alla Provincia da leggi statali e regionali, oltre un nucleo
ulteriori di funzioni che sono state individuate sulla base dell'esperienza
volontaria dell'accordo. Inoltre la Città metropolitana è
titolare di importanti compiti di gestione di servizi pubblici in materia
di: realizzazione e gestione di reti di trasporto di interesse metropolitano;
smaltimento dei rifiuti; raccolta, distribuzione e depurazione delle acque,
solo per citarne alcuni. A tal fine è fondamentale sottolineare
che è previsto il trasferimento in capo all'ente di area vasta,
oltre che delle quote di partecipazione detenute dalla Provincia, anche
delle quote detenute dal Comune di Bologna in aziende e società
di gestione dei servizi pubblici locali, in maniera tale che sia garantita
alla Città metropolitana la maggioranza della partecipazione complessivamente
spettante agli enti locali territoriali.
Per le altre funzioni sovracomunali, individuate all'ari.
19 della legge n. 142 del 1990, sono fissati dei termini entro i quali
definire ulteriori compiti dell'ente di area vasta. Tali scadenze rappresentano
dei momenti di verifica del reale funzionamento sia della Città
metropolitana sia dell'accordo volontario. Si viene così a prospettare
un ente di area vasta che va legittimandosi attraverso il suo concreto
funzionamento, da verificarsi sul doppio binario dell'esperienza istituzionale
e dell'esperienza volontaria (24).
Una considerazione finale si impone e concerne il vero
e proprio cambia mento di "mentalità" effettuato dagli enti partecipanti
all'accordo. Infatti la estrema capacità decisionale ed operativa
mostrata dagli organismi dell'A.C.M. può essere spiegata solo come
una presa d'atto della necessità di scelte di Governo realmente
efficaci, rese possibili solo da una nuova coscienza che antepone i reali
bisogni e le concrete esigenze di tutta la collettività metropolitana
alle pretese localistiche. Se ciò risulta vero si può certamente
affermare ci si sta avviando verso un reale Governo mosso da logiche metropolitane,
in uno sviluppo armonico dei rapporti tra le vane comunità locali.
NOTE
(1) È la voce di L. VANDELLI, Il Progetto Città
Metropolitana di Bologna, in AA.VV., Governare le Città,
l'Accordo per la Città metropolitana di Bologna, Bologna, Il
Mulino, 1994, p. 77
(2) Era stato assai vivo nel corso degli anni 70 e '80
il dibattito sul ruolo da assegnare alla Provincia. Solo con la legge n.
142/90 si è avuto un chiaro segnale dal legislatore statale di potenziamento
delle funzioni dell'ente intermedio (artt. 14 e 151.142/90) ponendo freno
a quelle tendenze che volevano il superamento di tale ente locale o con
la sua soppressione o con una sua trasformazione radicale.
(3) Per una analisi sulla allocazione delle funzioni
nell'area metropolitana P. GIARDA, Riflessioni sulla città metropolitana,
in Economia pubblica, 1992, n. 11, pp. 519-522- R. CAMAGNI,
-M.C. GIBELLI, Funzioni delle aree metropolitane: organizzazione a rete
dei centri urbani ,in Economia pubblica, 1992, n.11. pp. 529-539;
per una analisi su singoli settori: F. BIONDI - R. GRACILI, Aree metropolitane.
Il coordinamento della pianificazione territoriale- M. CAMMELLI, Iservizi
pubblici nelle grandi aree urbane, in AA.VV. Le Città metropolitane
Incontri di diritto amministrativo. Italia-Spagna, Bologna, 1994, II Mulino,
pp. 81-86.
(4) B. GIORDANO, Il Punto. Perché l'area metropolitana
non decolla, in Italia Oggi 1991, n. 80 pp. 1-2; S. AMOROSINO,
La
Costituzione delle Città metropolitane in Italia- un percorso giuridico
ad ostacoli, in T.A.R., 1991, n. 9, parte II, pp. 329-337.
(5) Per una analisi dettagliata del procedimento per
la Costituzione della Città metropolitana tra gli altri: M. PALLOTTINO,
La
legge n. 142 del 1990 sulle autonomie locali e le procedure per la nascita
della città metropolitana, in Rivista amministrativa della repubblica
Italiana, 1991, pp. 1449-1452;. G. BALSAMO,Disciplina
delle aree metropolitane, in Nuova Rassegna, 1991, n. 11-12, pp.
1156-1165; M.G. PAZZAGLI, Intorno alla città metropolitana,
in Nuova Rassegna, 1993, n. 11, pp. 1099-1121.
(6) I tempi per la elaborazione e la sottoscrizione dell'accordo
da parte degli enti locali dell'area bolognese sono stati assai rapidi.
Il 23 settembre 1993 è stata presentata una prima bozza dell'Accordo
elaborata dal Comune e dalla Provincia di Bologna, alla presenza del presidente
della Regione Emilia-Romagna, del presidente della Provincia e di 43 sindaci,
oltre che dei presidenti dei Consigli di quartiere del Comune capoluogo.
A tale presentazione sono seguiti numerosi incontri, tra amministratori
e funzionari dei Comuni e della Provincia, dai quali sono emerse posizioni
largamente favorevoli all'iniziativa e contributi rilevanti per meglio
definire i contenuti dell'intesa. Significativo è stato l'apporto
dei quartieri del Comune di Bologna che hanno assunto posizioni estremamente
positive sul nuovo disegno istituzionale locale. Alla data della sua formale
sottoscrizione, il 14 febbraio 1994, i Comuni aderenti risultavano 36.
È da sottolineare che da tale data altri Comuni hanno portato la
loro adesione, e al momento attuale i Comuni che hanno sottoscritto l'accordo
sono 50. L'A.C.M. è parte di un disegno istituzionale più.
complessivo: il progetto per la Città metropolitana di Bologna.
Per una analisi dei tratti salienti del progetto Città metropolitana
vedi: L. VANDELLI, Il caso di Bologna, in AA.VV., Le Città
metropolitane, incontri di diritto amministrativo, Italia-Spagna, Bologna,
II
Mulino, 1994, pp. 187-191 e L. VANDELLI, II progetto Città
metropolitana in AA.VV., Governare.... opera cit., pp. 77-83;
vedi anche: P. URBANI., Aree metropolitane, in S. CASSESE (diretto
da), Annuario 1994 delle autonomie locali, pp. 41-42; G. SCIULLO,
Dallearee
agli assetti metropolitani, il difficile cammino della riforma, in
Regione e Governo locale, 1993, n. 5, p. 915; J. M. ALEGRE AVILA,
El
fenomeno metropolitano: el proyecto de ciudad metropolitana de Bolonia,
in Revista de Estudios de la Administracion local y autonomica,
1993, pp. 571-582; L. VANDELLI, La città metropolitana un anno
dopo, in Metronomie, 1995, n. 2/3, Clueb ed., Bologna, pp. 221-226.
(7) Negli anni settanta nell'area bolognese si erano
avute interessanti forme di collaborazione tra gli enti locali che avevano
interessato i Comuni della prima cintura intorno Bologna. Si segnalò,
per la sua particolare importanza, la predisposizione di un Piano urbanistico
intercomunale (P.U.I.), che doveva indicare direttive ai Piani regolatori
generali dei singoli Comuni. Tale esperienza non condusse, in realtà,
a risultati decisivi sul governo del territorio.
È interessante ricordare che la prima proposta
della Giunta regionale nel 1991, di delimitazione territoriale dell'area
metropolitana bolognese ricomprendeva i soli Comuni facenti parte del P.U.I.
Su tale proposta furono sentiti, ai sensi dell'ari. 17 della legge n. 142,
i Comuni della Provincia. Ma tale proposta non riscosse il gradimento degli
enti locali bolognesi e specialmente dei Comuni ricompresi nell'area metropolitana
cosi individuata.
(8) Per una analisi delle altre realtà locali
indicate dalla legge n. 142 quali sedi di autorità metropolitane,
vedi: G. PETROVICH, La definizione dell'area metropolitana veneta: alcune
ragioni di un esito rinviato, in // diritto della Regione, 1993,
pp. 351-361; G. FALCON, Le città metropolitane della I. 142/1990:
il caso Venezia, in Le Regioni, 1994, pp. 36 ss.; E. FERRARI,
L'area metropolitana milanese a tre anni dalla I. 142/1990. in Le
Regioni,
1994, pp. 22 ss.; F. MERLONI, Roma: tra aspirazioni metropolitane e
ruolo di capitale, in Le Regioni, 1994, pp. 7 ss.
(9) In tal senso deve essere data una corretta lettura
dell'ari. 6, co. 5 dell'A.CM, dove viene previsto il meccanismo di voto
nell'organismo che è al vertice delle strutture dell'accordo, la
conferenza metropolitana. Infatti al di là del dato puramente numerico
che privilegia il Comune capoluogo, appare evidente che un tale processo
di integrazione basato sul consenso dei soggetti interessati mal sopporterebbe
decisioni del massimo organismo dell'A.C.M., non adottate con il consenso
di tutte le amministrazioni locali interessate. Tale considerazione è
altresì avallata dal reale funzionamento della conferenza metropolitana
che nei suoi lavori ha sempre votato all'unanimità le proprie deliberazioni.
(10) L. VANDELLI, Il Caso di Bologna, opera cit. ....
pp. 190-191.
(11) È da sottolineare che sino ad oggi la quasi
totalità dei Comuni che hanno sottoscritto l'A.C.M. hanno aderito
a tutte le clausole previste dall'intesa.
(12) Per un'analisi dei contenuti dell'A.C.M. in materia
di pianificazione territoriale, vedi: G. CAMPOS VENUTI, in AA.VV. Governare...
opera cit., pp. 99-102.
(13) L'osservatorio sullo stato dei progetti di investimento
nell'area bolognese è oramai alla sua seconda edizione, presentata
nella conferenza metropolitana del 1° luglio 1994.
Tale pubblicazione, attualmente curata dal Comune e dalla
Provincia di Bologna, fornisce dati ed informazioni sul reperimento e la
pianificazione delle risorse, sulle forme di finanziamento, sull'avanzamento
e sullo stato attuale dei progetti relativi a mobilità, ambiente,
istruzione, sanità e cultura con particolare riferimento alle grandi
infrastrutture economiche e di servizio.
(14) N. GRECO, Governo delle città,
politiche urbane e tutela dell'ambiente: prospettive di due leggi parallele,
in Economia pubblica, 1992, n. 3, pp. 91-98: M.R. GOZZUTO
QUADRI, Tutela dell'ambiente e pianificazione provinciale,
in Rivista giuridica dell'edilizia, 1994, n. 2, pp. 41-49.
(15) II progetto di maggiore interesse in materia sanitaria
è quello che riguarda la creazione di un Centro unificato di prenotazione
per visite sanitarie ed esami clinici di livello metropolitano, sul modello
del servizio Cup-Card operante per il Comune di Bologna. Per la realizzazione
di tale servizio sono necessarie successive convenzioni oltre che fra gli
enti locali e le UU.SS.LL. anche con gli Istituti Ortopedici Rizzoli cui
è affidata la direzione del servizio in collaborazione con le UU.SS.LL..
interessate (art. 18).
(16) M. PELLOSO, / servizi pubblici locali nelle aree
metropolitane, in Economia pubblica, 1992, n. 11, pp. 555-564;
M. CAMMELLI, I servizi pubblici nelle grandi aree urbane,
in AA.VV., Le Città metropolitane, incontri di diritto amministrativo,
Italia-Spagna, Bologna, II Mulino ed., 1994, pp. 81-85.
(17) L. CORTESE, Profili territoriali di un'ipotesi
di gestione per le aree metropolitane dei servizi sanitari, in ANCI,
1991, n. 6, pp. 51-58; W. BALDASSARI, Riorganizzazione della rete ospedaliera
nell'area metropolitana bolognese, in ANCI Emilia-Romagna, 1992,
n. 9, pp. 7-8.
(18) Questa iniziativa dell'A.C.M. sta già avendo
una prima sperimentazione, che vede protagonisti il Comune di Bologna e
quello di Casalecchio di Reno. Tra i due enti è stata stipulata
una convenzione, nel febbraio del 1994, in base alla quale si ha una prima
forma di integrazione tra i servizi informatici dei due Comuni. Tale iniziativa
rappresenta un primo progetto applicativo dell'A.C.M.; ulteriori estensioni
di tale servizio si avranno progressivamente ed in base a specifiche convenzioni
(art. 36 c. 4).
(19) Ai suoi lavori partecipano i presidenti dei Consigli
di quartiere del Comune di Bologna, il presidente della Regione, Emilia-Romagna,
nella veste di invitato permanente, e possono partecipare di volta in volta
rappresentanti di altri soggetti istituzionali in via permanente (se stabilito
nel regolamento dei lavori della conferenza) o su specifico invito (art.
5). È da sottolineare la opportunità della partecipazione
ai lavori della conferenza metropolitana dei presidenti dei Consigli di
quartiere. Infatti nel futuro assetto dell'area metropolitana gli attuali
quartieri saranno trasformati in Comuni metropolitani e sin da ora risulta
necessaria la loro partecipazione .ai lavori di quello che sarà
il futuro "consiglio metropolitano".
(20) Nella prima riunione della conferenza metropolitana,
tenutasi il 24 marzo scorso, 1995, su proposta del presidente della Provincia,
è stato eletto all'unanimità il sindaco coordinatore del
Comune di Bologna.
(21) II Consiglio comunale di Imola ha deliberato di
partecipare ai lavori degli organismi istituti dall'accordo in qualità
di osservatore, mostrando notevole interesse verso questa iniziativa.
(22) In particolare essa, nell'ambito delle aree organiche
di intervento, adotta le proprie determinazioni (art. 7 co. 4) al fine
di:
RESOCONTO DEGLI
INTERVENTI AL CONVEGNO NAZIONALE
LE
AREE METROPOLITANE: ESPERIENZE EUROPEE, PROSPETTIVE DI ATTUAZIONE IN ITALIA
COM-PA FIERA DI
BOLOGNA
-BOLOGNA 20-21-22
SETTEMBRE 2000-
Dopo il Convegno del giugno scorso sulle Province, riprende, con questo secondo appuntamento, il confronto sulla trasformazione dei sistemi di Governo Locale innescata dal processo di decentramento amministrativo e dalla legislazione in materia di ordinamento degli Enti Locali. Superata una prima boa relativa alla definizione del nuovo ruolo delle Province, si vuole ora portare l’attenzione sulle Aree Metropolitane per completare il quadro della riflessione:
COORDINA - FRANCESCO MERLONI Università di Perugia
RELATORI
FRANCESCO MERLONI : Denuncia lo stop al processo di costituzione dei governi metropolitani affermando che, eccettuato il caso di Bologna, ben poco si è fatto in Italia in tema di aree e città metropolitane. Ben diverso il contributo degli altri paesi, europei e non, ove si registrano, non solo esperienze di lunga dotazione, ma anche continui tentativi di riprendere a fini innovativi quanto è già stato costruito, come una sorta di approfondimento di un’esperienza già maturata suscettibile di miglioramenti o trasformazioni. Sotto questo aspetto giudica interessante l’esperienza di Londra che verrà illustrata da M.P.Kleinman della London Scholl of Economics. Ricorda che a fine anno è stata prevista l’organizzazione da parte dell’Università di Roma di un convegno internazionale sulle tematiche dei governi metropolitani che sarà più innanzi illustrato dal Prof. D’Albergo. La progettazione che sta dietro la L. 142/90, con le ipotesi di costituzione di una città metropolitana, corrisponde ad un sistema o filosofia politica, un sistema di rapporti superati dai nuovi modelli istituzionali, in particolare dall’elezione diretta del Sindaco e del Presidente della regione. Sostanzialmente la L. 142/90 era figlia di un sistema nel quale erano i partiti politici ad accordarsi su una soluzione. Inoltre si poteva ragionare su quale fosse la migliore soluzione istituzionale senza il timore che il sistema politico ne avesse a soffrire sostanziali e profonde modifiche. C’erano insomma le premesse per consentire al sistema politico di adattarsi ed adeguarsi alle mutate esigenze. Il ceto politico poteva spostarsi dalla propria presenza a livello di comune capoluogo verso la città metropolitana e la provincia poteva a sua volta acquistare una dimensione di governo metropolitano. Dalla L. 81/93 che ha sancito l’elezione diretta del Sindaco ad oggi il sistema politico non è più basato su un accordo, anche di tipo trasversale, tra partiti che alternandosi al governo dei vari enti locali concordano tra di loro un’ipotesi istituzionale condivisa (quale è quella della città metropolitana). I temi del c.d. "governo metropolitano" sono oggetto di una forte competizione politica. Ciascuno dei protagonisti delle diverse aree politiche territoriali è portatore di un suo disegno istituzionale. A Roma la cosa è particolarmente evidente nel confronto tra soluzioni politiche avanzate dal Sindaco della città e dal Presidente della regione. Lo stesso modello si ripete nelle realtà amministrative locali ove i veri protagonisti sono gli eletti ed in particolare i capi degli esecutivi. Sono loro che, nel caso in cui ci sia coincidenza od uniformità di maggioranza politica spesso pongono sul tema del governo metropolitano soluzioni alternative che sovente hanno natura conflittuale. Dobbiamo partire da questi dati di fatto e vedere come nella nuova situazione, le spinte, che non cessano, verso la creazione di istanze di livello adeguato per la soluzione delle problematiche metropolitane, possano trovare risposta nella nuova dimensione politica ove fare grandi riforme appare molto difficile. Ascolteremo dal Ministro Bassanini qual’ è la posizione del Governo a fronte di tali problematiche. Il tema delle aree metropolitane non può in questo momento essere svincolato dal più generale problema della riforma federale dello Stato. Registriamo un forte contrasto tra la situazione italiana (ove pare che gli studiosi ipotizzino circa 14 diversi modelli metropolitani) e le soluzioni praticate altrove in Europa. In teoria tutte le soluzioni possono essere raggruppate in due insiemi: le soluzioni convenzionali o funzionali e le soluzioni strutturali. Le prime si fondono su accordi tra i governi locali esistenti e tendono a non modificare l’assetto privilegiando l’aspetto organizzativo per dare risposte ai vari problemi metropolitani (accordi, convenzioni, programmi comuni, soluzioni di natura associativa ecc.). Le seconde si sostanziano nella proposizione in genere del Comune capoluogo, di un modello di città metropolitana che nella maggior parte dei casi si tramuterà in una forzosa aggregazione di piccole entità amministrative.
L’intervento di F. Merloni si interrompe a seguito dell’ingresso del Ministero F. Bassanini il cui intervento, tuttavia, avendo contenuti diversi dal tema trattato nel convegno viene riportato solo per sommi capi.(continua)
F. BASSANINI : Ritiene
che le riforme federaliste rappresentino un processo comunque irreversibile
trattandosi di un processo di riforma amministrativa di natura consensuale.
Ricorda le tappe fondamentali della modernizzazione del sistema amministrativo.
Performance oriented
– Le amministrazioni locali quali strumenti di misurazione della qualità
dei servizi. Riforma del lavoro e della contrattualizzazione. La progressiva
informatizzazione aiuterà il processo di federalismo gestionale
dei servizi. Un problema non indifferente è posto dalla dimensione
dei Comuni per i quali è auspicabile una sempre più ampia
(già in piccola parte attuata) aggregazione forzosa per l’esercizio
coordinato di funzioni. Circa le aree e città metropolitane ritiene
che il problema sia quello di trovare una forma di organizzazione tra
le funzioni comunali e quelle provinciali. La L. 265/99 prende atto del
fallimento, dopo un decennio dell’idea di calare dall’alto un modello metropolitano
da adottare a realtà metropolitane diverse. Auspica che si arrivi
ad alcune realizzazioni che assumeranno una sorta di ruolo guida.
FRANCESCO MERLONI (continua) : La situazione dell’Italia rispetto all’Europa è di elevata arretratezza per due ordini di motivi. In primo luogo l’esperienza maturata dopo il varo della L. 142/90, se si eccettuano le realizzazioni della Provincia di Bologna, è di tipo teorico basandosi solo su elaborazioni concettuali senza mai giungere ad una concreta attuazione. Al contrario in Europa vi sono esperienze che durano da oltre un quarto di secolo e che sono in continuo divenire per corrispondere meglio alle mutate condizioni delle società e della politica. In secondo luogo di fronte ad un territorio frammentato in una miriade di piccoli comuni resta tuttora difficile mettere in discussione l’entità territoriale. Ciò ha conseguenze del tutto evidenti nel processo di costituzione di un’area metropolitana ove l’autorità di ogni ente dovrebbe cedere una parte della propria sovranità e non solo territoriale.
Segue l’intervento di BERNARD JOUVE dell’Ecole Nazionale des Travaux Publics de l’Etat che illustra le caratteristiche e le problematiche della Communité Urbane di Lione.
Segue relazione di
Tomas Font dell’Università di Barcellona (si veda relazione sui
caratteri generali delle Aree Metropolitane in Spagna).
Il relatore illustra
in premessa per sommi capi le vicende che hanno portato alla costituzione
dell’Area metropolitana di Barcellona e le problematiche scaturenti dall’attuale
momento istituzionale e politico ove si registra un regresso del sistema
metropolitano ed un generale ripensamento sulle funzioni di governo metropolitano
e più in generale del ruolo amministrativo dello Stato. Ne consegue
una intrinseca debolezza del sistema metropolitano esistente, con lo Stato
che recupera così importanti funzioni di pianificazione.
Nell’anno 1998 la
città di Barcellona si dota di una legge speciale la c.d. "Carta
Municipal" che giunge ad ignorare la realtà metropolitana incentrandosi
solo su Barcellona capitale e creando otto livelli intermedi di governo
tra Regione e Capoluogo. Ne nasce una conflittualità in tema di
governo del territorio ove sovente giunge ad intervenire lo Stato. Nel
frattempo muta il quadro politico: le sinistre governano a Barcellona,
il centro destra ha in mano la Regione. Si giunge ad un accordo, peraltro
da verificare ed attuare per riformare i livelli e le funzioni metropolitane,
mettendosi a punto criteri per la creazione di un nuovo livello metropolitano.
Si prospetta l’ipotesi di ridurre le province attribuendone le funzioni
ad un governo metropolitano. L’attuale realtà metropolitana è
dunque in continuo divenire senza però giungere ad un sostanziale
piano di riordino istituzionale con la riduzione dei livelli di governo
intermedi e del fenomeno della parcellizzazione comunale.
Segue l’intervento di MARK P. KLEINMAN della London School of Economics
TIBERIO RABBONI - Vice
Presidente e Assessore alla Pianificazione Territoriale della Provincia
di Bologna
Incentra il proprio
intervento su tre tematiche:
F. ANDERLINI (Settore studi e programmazione della Provincia di Bologna) : Incentra il proprio intervento sull’analisi della situazione di stallo che caratterizza oggi il processo politico di riforma istituzionale e metropolitana. Tra gli elementi di analisi spicca la constatazione che la nuova legge elettorale per i Comuni (post 142/90) ha cambiato per così dire le carte in tavola. Si è pensato fin da subito che una legittimazione così forte dei Sindaci sulla base dell’elezione diretta avrebbe creato non poche difficoltà ad un processo politico che invece non poteva che avere un carattere concertato complesso, dove cruciale è la funzione della mediazione politica e dove è decisivo avere dei margini di elasticità per poter assecondare il processo sia nei mutamenti istituzionali che lo riguardano sia nelle problematiche di riallocazione della classe politica e di ridefinizione dei ruoli della classe amministrante locale che il processo comporta. Occorre aggiungere che con l’introduzione dell’elezione diretta di Sindaci e dei Presidenti regionali il processo si è ulteriormente aggravato. Le difficoltà inevitabilmente si moltiplicheranno anche perché tra gli attori istituzionali quello regionale è sempre stato quello più reticente se non ostile verso il tema metropolitano. Si può anche argomentare a contrariis nel senso che era ben possibile che Sindaci autorevoli avrebbero potuto svolgere una funzione di leadership favorendo il processo metropolitano anziché frenarlo. Sappiamo anche come agli inizi degli anni ’90 nella crisi generale del sistema politico la ricostruzione del profilo e dell’autorità e della legittimazione dei Sindaci è stato una dei fatti più innovativi ed eclatanti. Nonostante la limitatezza dei poteri di cui disponevano i sindaci dei comuni metropolitani più importanti potevano comunque svolgere un ruolo di traino del processo politico di riforme. A questo punto ci domandiamo perché il processo politico di riforma che appare così condiviso da tutti gli attori istituzionali, politici ed economici a livello locale si è arenato. Perché pur con l’ampiezza di poteri riconosciuti dalla L. 265/99 ai Comuni per avviare la riforma metropolitana e l’esperienza decennale acquisita, nessun soggetto intende muoversi e prendere l’iniziativa? Tutti sono d’accordo nel ritenere, anche la classe politica e dirigente, che queste riforme servono per potenziare sul territorio la competizione globale; tutti condividono questi assunti. Ritengo che la difficoltà di avviare il processo di riforma metropolitano stia proprio in questo assunto, perché è un assunto che necessita di una legittimazione simbolica che impedisce di fatto di compiere dei passi in avanti, quasi fosse un fattore inibente, una zeppa. Riporta ad esempio la vicenda di Castel San Pietro che è un comune dell’Imolese, da sempre storicamente legato a Bologna più che ad Imola, con un’espansione demografica in atto dovuta all’arrivo massiccio di abitanti di Bologna che ha finito per trasformare il piccolo comune in una sorta di suburbio bolognese in cui la popolazione "indigente" è percentualmente divenuta minoritaria. In una pubblica assemblea porre il semplice quesito se diventare comune metropolitano bolognese o far parte della nuova provincia imolese determinò una forte reazione dei cosiddetti "custodi dell’identità locale" (parroci, professori di liceo, storici locali autori di pregevolissimi volumi di storia, tradizioni, valori locali, erudizione). La potenza che viene esercitata da questi soggetti o anche semplicemente la potenza simbolica esercitata dai reperti di storia locale è incredibile. Perché dopo un quadriennio di lavoro sul discorso metropolitano caratterizzato da una proficua metodologia concertativa e da apprezzabili risultati, nell’ultima compagna elettorale nessuno ha pensato di discutere sull’argomento della città metropolitana speculando sui possibili sviluppi della tematica? Le cause dell’impasse sono molteplici. E’ sicuramente mancata una funzione dirigente nella classe politica amministrante attuale che con forti leadership portasse in avanti il processo metropolitano. Vizi del progetto, forti interessi avversi e superficialità nell’azione politico-amministrativa hanno sicuramente inciso negativamente. Ritengo tuttavia che non ci si sia sforzati abbastanza nella coltivazione della c.d. "cultura del consenso" in quando l’ottenimento del consenso attraverso lo sviluppo di tutto l’armamentario ideologico-culturale-simbolico necessario è indispensabile nei processi di riforma e a maggior ragione in quello metropolitano in cui i particolarismi locali e individuali sono componenti imprescindibili. Occorre entrare nella dimensione locale rinnovando il principale ostacolo di natura ideologica alla ripresa e allo sviluppo del processo metropolitano.
ERNESTO D’ALBERGO (
Università degli Studi di Roma –La Sapienza): Analizza, prendendo
spunto dal caso" Roma" le cause dello stallo decisione nel processo costitutivo
della Città metropolitana.
Individua una "variabile
politica" rappresentata dall’assenza di risorse politiche e al contrario
dalla presenza costante di azioni istituzionali provenienti "dal basso".
In sintesi mentre prima vigeva un tipo di concertazione ad alto livello
politico/partitico ora con l’attuale sistema normativo sono le locali realtà
istituzionali che tentano di promuovere il processo metropolitano proponendo
schemi strutturali accompagnati da piccole politiche amministrative. E’
proprio il caso del comune di Roma che ha rafforzato le circoscrizioni
per costruire altrettanti comuni metropolitani. Si ricordi che la Regione
Lazio nella prima proposta aveva situato con atto legislativo ad hoc la
città metropolitana nell’intera Provincia di Roma.
Offre una propria
interpretazione delle cause dello "stallo decisionale":
Segue dibattito pomeridiano introdotto da un intervento di Vittorio Prodi - Presidente della Provincia di Bologna
Partecipano al dibattito:
Conduce
FRANCESCO MERLONI
Conclusioni
VITTORIO PRODI
MARTA VINCENTI : Richiama l’esperienza del 1991 allorquando dimezzando la Provincia di Genova si delimitò l’area metropolitana ligure. Ne seguì unicamente un dibattito locale, dai toni aspri, che non approdò a niente circa la costituzione di una città metropolitana. Ritiene che l’attuale processo metropolitano abbia caratteristiche di volontarietà, Avere definito Genova città metropolitana fa riferimento all’idea della Genova dal massiccio sviluppo industriale e con i piani regolatori degli anni ‘80 che prevedevano attorno alla città una organizzazione delle reti, della mobilità, dello sviluppo economico e demografico di entità diversa dall’attuale. Oggi è una realtà che può proiettarsi in una dimensione metropolitana soltanto se accetta di essere per il futuro una cosa diversa dall’attuale, passando attraverso le alleanze territoriali, mai indolori, che non possono essere le stesse a seconda del modello di sviluppo che si sceglie. Se questa città pensa come un terminale di un territorio più ampio nel quale va a concretizzarsi una regione logistica integrata che trova riferimento nell’esistenza di un porto mediterraneo, si potrebbe pensare di mettere insieme le tre Province di Genova, Savona ed Alessandria e guardare così anche al corridoio Genova-Milano. Non dissimilmente dovrebbero fare le tre realtà metropolitane del Mediterraneo nord occidentale verso cui la Comunità Europea dovrebbe svolgere azioni politiche più chiare e univoche. Si può anche scegliere l’altra strada di mantenere l’esistente dando luogo ad una serie di accordi di differenziazione produttiva che non comportano alleanze territoriali o dimensioni sovraregionali. Per fare questa scelta bisogna avere in mente un’articolazione degli investimenti e delle priorità che non possono essere tenute insieme tutte. Occorre fare delle scelte. Sta prendendo piede questa idea della città metropolitana intesa come città-stato ove non c’è concertazione. Forse la specificità dell’esempio genovese con un territorio stretto fra mare e monti e tanti piccolissimi comuni d’intorno è di per sé contrastante con una concezione dinamica di costruzione della città metropolitana: Si pensi ai circa 20 comuni della Provincia di Alessandria che hanno dato la propria disponibilità al progetto dell’area Genova-Savona-Alessandria dopo aver saputo del contenuto delle intese raggiunte fra le Camere di Commercio, le associazioni degli industriali, le altre realtà amministrative socio-economiche.
ROBERTO CAMAGNI : I problemi delle città grandi e medio-grandi di Europa sono i medesimi e non esistono soluzioni preconfezionate. Esiste purtroppo un molto diverso livello di coscienza e di buona volontà. Uno dei problemi più grossi è come mantenere la specificità e l’identità delle varie realtà territoriali superando contemporaneamente l’insufficienza della dimensione comunale. Le tematiche della pianificazione e della sostenibilità non possono essere affrontate che in scala sovracomunale. La gestione dei servizi di rete deve essere concepita in termini metropolitani. i problemi di coesione sociale (es. immigrazione) devono avere riscontri metropolitani. Si rischiano forti conflittualità se l’integrazione non si realizza su scala vasta. Siamo entrati in una fase di stanchezza anche nel resto d’Europa. Le politiche urbane sono ferme da circa due anni in tutta Europa. In Italia il Dipartimento per le aree urbane sotto il governo Prodi ha chiuso i battenti. Attualmente tutti affermano la necessità di costituire organismi metropolitani attraverso un voto diretto. Ma per arrivare a questo occorre ricostruire una volontà politica e culturale mirata all’obiettivo. Ricorrere ad esempio ad un referendum, ossia ad un meccanismo elettorale che attiva un voto diretto dei cittadini è pericoloso. Spesso il risultato negativo è dovuto alla cattiva formulazione dei quesiti referendari, perché si parla di soppressione del comune centrale. A Rotterdam, dopo aver lavorato per quindici anni ad un progetto metropolitano, si è andati al referendum e la cittadinanza ha detto no. Come possiamo allora creare "una cultura dell’appartenenza metropolitana" che non c’è? Ad esempio creando autorevoli forme di cooperazione, ma l’autorevolezza necessita di legittimazione: è un cane che si morde la coda. Occorre allora seguire la strada più lunga attraverso forme di aggregazione, di incentivazione, di concertazione a partire dai livelli amministrativi minori, di creazione di leadership, costruzione della cittadinanza metropolitana. La L. 265/99 è sicuramente migliore della L. 142/90. Ma non è sufficiente. Forse sarebbe stato necessario uno sforzo maggiore del nostro legislatore come è avvenuto in Francia dove a livello centrale si è provveduto ad emanare leggi di incentivazione alle aggregazioni e di superamento delle piccole realtà amministrative. Ad esempio misure fiscali favorevoli o finanziamenti dei progetti di cooperazione ed aggregazione. In Francia il meccanismo di raggruppamento virtuoso dei comuni ha avuto successo. La L. 265/99 è a ben guardare carente: ad esempio non fa riferimento alle risorse ed al soggetto gerente.