Oltre all'alimentazione elettrica, l'apparecchio provvede a proteggere la sorgente da eventuali danneggiamenti dovuti alla collisione con corpi estranei, e, per gli usi in esterno, alla lenta azione corrosiva dello stillicidio, della ruggine, o all'aggressione di composti chimici aeriformi. Le particelle solide o liquide disperse nell'atmosfera sono ulteriori agenti di insudiciamento e di degrado.
Occorre anche impedire che, attraverso contatti accidentali o per la semplice presenza di una fonte di energia nell'ambiente, l'utente possa essere vittima di ustioni o di folgorazioni. La funzione protettiva svolta dall'apparecchio deve essere perciò interpretata in due modi: da un lato esso preserva nel tempo l'integrità della sorgente, delle relative apparecchiature accessorie di alimentazione e dei cablaggi; da un altro lato ad esso è affidato il compito di tutelare l'incolumità fisica di coloro che entrano in contatto con le sue parti consapevolmente o involontariamente, per cause accidentali.
Riguardo al primo tipo di protezione si è adottato, per convenzione internazionale, un criterio di valutazione che si avvale di diciture e di simboli o segni grafici da stampigliare sul corpo esterno dell'apparecchio, facilmente individuabili, riconoscibili e leggibili da parte dell'utente.
Per esprimere il grado di protezione si usa la sigla IP (da International Protection) seguita da due cifre caratteristiche: la prima indica il grado di protezione dai contatti accidentali delle parti elettriche e dalla penetrazione dei corpi solidi estranei, la seconda il grado di protezione dalla penetrazione delle sostanze liquide.
Le norme promulgate in Italia dal CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano), sono state elaborate dalla International Electrotechnical Commission (IEC) e in seguito approvate dalla International Commission on Rule for the Approval oJ Electrical Equipement (CEEel) in sede europea.




Nelle tabelle 5.3, 5.4, 5.5, 5.6 sono raccolti i segni grafici, i gradi di protezione e le specifiche di prova.
Ad esempio, un apparecchio contrassegnato con la sigla IP 31 è fornito di un involucro che non consente il passaggio di un filo di acciaio del diametro minimo di 2,5 mm e che è protetto contro la caduta verticale di liquidi sotto forma di gocce.
Per quanto attiene alla protezione delle scariche elettriche per contatti accidentali, occorre distinguere il contatto diretto da quello indiretto: il primo è il contatto con parti dell'apparecchio che sono normalmente sotto tensione, come l'attacco della lampada; il secondo riguarda invece i contatti accidentali con parti che di norma fungono da involucro protettivo ed isolante dei componenti elettrici.
Il contatto di tipo indiretto è evidentemente il più insidioso perché l'utente non è in condizioni di prevedere, o di controllare preventivamente, la presenza di tensione verso terra in elementi con cui è usuale venire a contatto.
Gli isolamenti degli apparecchi si distinguono in:
Le norme CEI codificano quattro classi di protezione per gli apparecchi elettrici:
L'appartenenza ad una classe è certificata da un contrassegno applicato all'esterno dell'apparecchio recante il marchio CEI, oppure il marchio IMQ (rilasciato dall'Istituto Italiano del Marchio di Qualità) (Tabella 5.3) Il simbolo CEI è adottato direttamente dalla casa costruttrice quando si ritiene che l'apparecchio risponda alle norme tecniche. Il CEI si riserva il diritto di controllare l'effettiva osservanza, ma ciò non avviene in modo sistematico, pertanto ci si basa prevalentemente sulla fiducia e sulla buona fede del fabbricante.
Diverso è il caso del Marchio di Qualità, rilasciato da un ente che, per costituzione ed attività, si affianca ad analoghi organismi operanti nei paesi europei e negli USA.
Il fabbricante può far uso del Marchio solo previa concessione rilasciata dall'IMQ. Il rilascio di tale concessione è preceduto da una serie di accertamenti sulle strutture produttive, di controlli, di verifiche e di collaudi sul prototipo dell'apparecchio da produrre messo a disposizione dalla casa costruttrice, infine di controlli sulla corrispondenza del prodotto finale immesso sul mercato al prototipo esaminato.
Oltre all'IMQ sono stati autorizzati dalla Legge n. 791 del 18/10/1977 a rilasciare certificazioni probanti la rispondenza alle norme CEI:
L'Istituto Elettrotecnico Galileo Ferraris di Torino,
Il Centro Elettrotecnico Sperimentale Italiano (CESI) di Milano.
Si ricorda che in Italia la legge che sancisce le regole per la produzione di materiali, apparecchiature ed impianti elettrici è la n. 186 del 1/03/1968. Gli articoli che la compongono sono i seguenti:
Il rispetto delle norme CEI costituisce dunque una condizione sufficiente ma non necessaria per costruire un apparecchio di illuminazione a regola d'arte, secondo quanto prescritto dalla Legge n. 186.
Non essendo obbligatorio seguire le norme CEI si ammette che tecnologie e prodotti nuovi possano garantire ugualmente la sicurezza, anche se non ancora normalizzati.
La presunzione di regola d'arte a favore del CEI non esclude che un grado più elevato di qualità si ottenga con un prodotto che, proprio a causa del carattere innovativo, possa essere confrontato con le prescrizioni del CEI pur non trovando in esse puntuale rispondenze.
