LAMPADE A SCARICA


Per le lampade a scarica il discorso è fondamentalmente diverso:
In un tubo di vetro o di quarzo ai capi del quale sono posti due elettrodi, viene praticato il vuoto e poi introdotta una piccola quantità di gas o di vapori metallici.
Se applichiamo agli elettrodi una differenza di potenziale sufficientemente elevata, parte degli atomi che costituiscono il gas o il vapore si scindono in elettroni (cariche negative) ed in ioni (cariche positive).
Gli elettroni si spostano velocemente verso l'elettrodo positivo e gli ioni verso l'elettrodo negativo, ma non tutti gli atomi a tali condizioni si dissociano: allorché gli elettroni liberi urtano con gli atomi non ancora dissociati, dalla collisione si liberano altri elettroni che in parte tornano ad associarsi agli atomi da cui sono stati allontanati.
L'energia che questi ultimi cedono nel tornare nell'orbita del proprio atomo dà luogo al fenomeno della "Luminescenza"; proprietà dei gas di emettere luce se eccitati da cariche elettriche


Figura 3.2

L'arco elettrico che tra gli elettrodi fornisce le radiazioni ultraviolette da convertire poi, grazie ai vapori metallici contenuti nell'ampolla o alle polveri fluorescenti di rivestimento, in luce visibile, richiede per l'innesco una differenza di potenziale sufficientemente elevata, maggiore di quella di rete. Subito dopo però la corrente lungo l'arco elettrico appena instauratosi, grazie alla veloce ionizzazione dell'atmosfera in cui avviene, aumenta secondo un andamento che possiamo ritenere esponenziale, perciò in queste condizioni la corrente d'arco se non venisse opportunamente limitata dall'esterno tenderebbe ad assumere valori tali da causare la distruzione della lampada stessa. A tali limitazioni occorre quindi provvedere mediante apparecchiature esterne (alimentatore o reattore elettromagnetico).