IL PERCORSO
Come già detto gli obiettivi iniziali del progetto prevedano:
- Creare una professionalità che potesse dare pari opportunità a donne e uomini.
- Proporre una figura professionale che riunisse in un unico professionista del settore conoscenze e competenze legate alla storia dell'arte e all'elettrotecnica in modo da coniugare abilità provenienti da diversi settori della conoscenza;
- Dare delle opportunità di formazione continua a chi è già impegnato nel settore, offrendo un "più" di formazione rispetto alle abilità acquisite, in modo empirico, direttamente nel mondo del lavoro;
- Realizzare una ricerca degli effetti prodotti dai diversi tipi di illuminazione sui materiali con i quali sono realizzate le opere d'arte o sui reperti archeologici, in modo da utilizzare le acquisizioni ricevute in funzione della nuova figura di esperto che si intende realizzare ed individuare corretta metodologia di scelta di soluzioni illuminotecniche ottimali.
- Individuare protocollo operativo e programmi per futuro corso di formazione professionale rivolto a giovani donne e uomini provenienti dalla scuola secondaria o da settori produttivi coerenti con il progetto.
- Creare i presupposti per immettere sul mercato del lavoro e proporre sia ad aziende di produzione che a Enti pubblici o privati una figura con competenze specifiche nel settore della illuminazione e conservazione di beni artistici e culturali.
Tutti gli obbiettivi sono stati raggiunti anche se per alcuni il risultato è da considerarsi parziale. In particolare sono da considerarsi non esaustivi i risultati della ricerca sugli effetti prodotti da diversi tipi di illuminazione artificiale e non completa la conseguente individuazione delle soluzioni illuminotecniche ottimali. Ciò è dovuto al fatto che, come spesso accade, i risultati delle verifiche sperimentali (vedasi relazione del Dott. Picollo) hanno evidenziato comportamenti inattesi da parte dei materiali sotto esame, consigliando approfondimenti e prolungamenti del periodo di prova. Si aggiunga che la caratteristica transnazionale del progetto, pur rappresentando, indubbiamente, positiva spinta al confronto, ha introdotto difficoltà operative per le quali i partner non erano probabilmente né predisposti né attrezzati.
La differenza di lingua e di consuetudini, soprattutto amministrative, hanno drenato una consistente quota parte dell'energia disponibile per il superamento di problemi che poco avevano a che fare con gli obiettivi scientifici del progetto.