GLI EFFETTI DELL'OZONO SULLA SALUTE UMANA
a cura di
Elisabetta Chellini - U.O. Epidemiologia Settore Occupazionale C.S.P.O., Azienda USL 10
Emanuela Barletta - Istituto di Patologia Generale, Università di Firenze
Lucia Chetoni - Dipartimento di Sanità Pubblica, Epidemiologia e Chimica Analitica Ambientale, Università di Firenze
1 - Meccanismo di azione dell'ozono
I principali effetti dell'O3 si evidenziano a carico delle vie respiratorie dove si ha l'induzione di una risposta infiammatoria ed alterazioni della permeabilità sia degli epiteli di rivestimento che degli endoteli vascolari. L'insieme di queste alterazioni determina una riduzione della funzione polmonare, comparsa di iper-reattività bronchiale fino alla possibile insorgenza di edema polmonare. L'induzione di una risposta infiammatoria in seguito ad esposizione ad O3 è indicata da vari studi sperimentali. Dopo esposizione ad O3 è stata dimostrata la presenza nel liquido di lavaggio nasale e bronchiale sia di elevate quantità di granulociti neutrofili che di vari mediatori della flogosi come prostaglandine ed interleuchine (prostaglandina-E2 ed interleuchina-6).
In particolare, si ritiene che tale gas inquinante induca una risposta flogistica attraverso i tre seguenti meccanismi:
a) modificazione della permeabilità cellulare per fenomeni di perossidazione dei lipidi di membrana;
b) alterazioni della permeabilità delle vie respiratorie per azione distruttiva diretta sui componenti citoscheletrici cellulari;
c) rilascio da parte delle cellule epiteliali ed endoteliali del microcircolo alveolare di vari mediatori pro-infiammatori (citochine, fibronectina, fattore attivante le piastrine, vari metaboliti dell'acido arachidonico).
Alcuni Autori, tuttavia, ritengono che le concentrazioni di ozono che si raggiungono, dopo inalazione, a livello delle vie aeree inferiori non siano sufficienti per indurre di per se stesse un danno diretto sulle mucose respiratorie. In tal caso è stato ipotizzato che a basse concentrazioni l'ozono potrebbe modificare, per fenomeni di ossidazione, i componenti molecolari del sottile strato di muco che riveste le vie respiratorie con conseguenti alterazioni della sua viscosità (modificazioni qualitative delle glicoproteine del muco, fenomeni di ipersecrezione delle muco-proteine, ipertrofia ed iperplasia delle cellule e delle ghiandole mucipare) e formazione di composti tossici secondari dotati di attività pro-infiammatoria.
2 - Effetti principali indagati :
Aumento della mortalità
Dati inconclusivi per la difficoltà di separare l'effetto dell'ozono da quello degli altri inquinanti.
Maggiore frequenza di crisi asmatiche
Effetto evidenziato in vari studi; appare potenziato dalla esposizione concomitante ad altri inquinanti atmosferici.
Maggiore incidenza di malattie respiratorie
I dati sono insufficienti a stabilire un nesso causale tra l'ozono e le malattie dell'apparato respiratorio.
Peggioramento delle condizioni cliniche di soggetti affetti da malattie croniche respiratorie (quali asma e bronco-pneumopatie cronico-ostruttive)
Vi sono sufficienti evidenze scientifiche che l'ozono, come altri inquinanti atmosferici, è in grado di aggravare tali malattie. In particolare è stato evidenziato: una maggiore frequenza di ricoveri per asma e BCPO; l'aumento di visite mediche ospedaliere per asma e malattie respiratorie; la riduzione degli indici di funzionalità respiratoria; la comparsa di sintomi respiratori in seguito a episodi di inquinamento da ozono; altri sintomi quali cefalea e disturbi del sonno.
3 - Alcuni provvedimenti da attuare a livello individuale.
Fra i principali provvedimenti che il personale sanitario può intraprendere sulla popolazione a cui si rivolge la propria attività professionale si ricorderà soprattutto un'opera di educazione sanitaria tesa a ridurre al massimo il rischio di esposizione ad ozono soprattutto per quelle categorie di popolazione particolarmente suscettibili: bambini, anziani, soggetti asmatici.
Appare necessario educare i propri assistiti a limitare il più possibile nei mesi estivi la permanenza all'aria aperta soprattutto nelle ore in cui più elevate sono le concentrazioni di ozono. Inoltre è necessario ridurre durante tale periodo l'attività fisica (ad esempio passeggiate in bicicletta, gare, attività sportive in genere) che provoca un aumento dell'impegno respiratorio e quindi dell'esposizione individuale. Sarà bene suggerire a questo proposito di svolgere tali attività sportive ed anche ricreative o nelle primissime ore della giornata (ad esempio non oltre le ore 10 del mattino) oppure nel tardo pomeriggio o alla sera (dopo le ore 18). Tali raccomandazioni dovranno essere rivolte con particolare riguardo a quelle categorie di soggetti che risultano più sensibili rispetto agli effetti dell'ozono ovvero ai bambini, agli anziani e a tutti coloro che sono affetti da patologie croniche dell'apparato respiratorio (ad esempio asmatici), ai quali può essere consigliato di transitare all'aperto solo nelle zone meno inquinate.
Alcuni suggerimenti dietetici si basano infine sul presupposto che l'esposizione ad ozono riduca le concentrazioni di sostanze antiossidanti sia a livello del muco delle vie respiratorie che a livello plasmatico. La presenza di questi antiossidanti rappresenta uno dei principali meccanismi di difesa del nostro organismo nei confronti dell'azione lesiva di sostanze ossidanti come l'ozono. Potrebbe essere utile integrare la dieta, soprattutto nei mesi estivi, con alimenti ricchi di acido ascorbico o vitamina C (agrumi, ribes, fragole, frutta in genere, pomodori, peperoni, varie verdure fresche, patate), di vitamina E o tocoferolo, che costituisce la prima linea di difesa contro la perossidazione dei lipidi di membrana (germogli di grano, semi di girasole, olio di soia o di mais crudi, olio di fegato di merluzzo). Il selenio, rappresentando un componente integrale dell'attività dell'enzima glutatione perossidasi implicato nella riduzione dell'acqua ossigenata ad acqua, oltre a rappresentare una seconda linea di difesa contro la formazione di perossidi prima che questi danneggino le membrane cellulari, favorisce l'assorbimento intestinale di vitamina E. Pertanto è raccomandabile integrare la dieta anche con questo oligoelemento, che si ritrova soprattutto nel pesce e nella crusca.
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