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ESPOSIZIONE LAVORATIVA AD OZONO
NEL PERIODO ESTIVO

a cura di Luigi Carpentiero - Dipartimento di Prevenzione - Azienda USL 10


Premessa

Affrontare il problema del rischio da esposizione ad ozono troposferico in periodo estivo oltre che dal punto di vista della cittadinanza in generale anche da quello dell'esposizione lavorativa è senza dubbio importante e doveroso. Se è vero infatti che i maggiori rischi per la salute riguardano le fasce di età (bambini, anziani) non lavorative, mentre nell'individuo adulto normale tale rischio è attenuato dalle maggiori capacità di adattamento, non va però sottovalutato che anche tra gli adulti esistono fasce a rischio, o per le cattive condizioni di salute, in particolare per affezioni dell'apparato respiratorio (flogosi croniche delle mucose delle prime vie aeree, BPCO, asma bronchiale allergica etc.) o perché effettuano lavorazioni particolarmente faticose all'aperto, o per ambedue i motivi.

E' compito pertanto del medico e in particolare del medico del lavoro (medico competente secondo la definizione che ne dà la legislazione vigente) non trascurare l'esposizione ad inquinanti da smog dei lavoratori che operano per tutto il tempo di lavoro o per gran parte di esso all'aperto.

Valutazione del rischio

Attualmente sono scarse le esperienze riportate in letteratura riguardo a valutazioni dell'esposizione di lavoratori ad ozono troposferico, in ambienti di lavoro non confinati; l'approccio al problema è estremamente recente e tuttora in fase di studio.

Le categorie di lavoratori riportate in allegato rappresentano un primo sommario elenco di esposti, certi o probabili, al rischio ozono in periodo estivo.

La valutazione del rischio, effettuata dal datore di lavoro, come previsto dal DLgs 626/94, tramite il Servizio di Prevenzione e Protezione Aziendale, con la partecipazione del Medico Competente, se presente, sentito il parere dei Rappresentanti per la Sicurezza dei Lavoratori delle aziende interessate, potrà permettere di individuare i lavoratori più esposti.

E' opportuno comunque che la valutazione del rischio ozono troposferico per i lavoratori venga effettuata tenendo conto di alcuni fattori quali:

E' pertanto importante che i medici competenti nel breve periodo individuino nelle aziende in cui hanno ricevuto l'incarico di eseguire la sorveglianza sanitaria sugli addetti, le mansioni a più alto rischio di esposizione a ozono troposferico in periodo estivo, stimolando le altre figure aziendali a farsi carico del problema, fornendo loro le necessarie informazioni sui rischi per la salute.

L'entità del rischio dovrà essere sempre comunque rapportata alle condizioni di salute dei lavoratori, in quanto misure più restrittive rispetto ai valori limite, soprattutto ai fini dell'idoneità al lavoro, dovranno essere adottate per quegli addetti che sono affetti da patologie medio-gravi, in particolare dell'apparato respiratorio.

Il medico dovrà avere particolari riguardi per alcune situazioni a maggior rischio in quanto l'esposizione ad ozono può sommarsi, con effetto sinergico, a quella ad altri fattori di rischio derivanti dal ciclo di lavorazione, come è il caso ad esempio dell'edilizia.

Raccomandazioni

E' fondamentale che dalla individuazione degli esposti a rischio e dall'entità dell'esposizione scaturisca un piano di soluzioni tecniche ed organizzative.

Si riportano di seguito alcune proposte di massima circa possibili soluzioni:

  1. Assicurare la presenza di punti di ricovero in cui i lavoratori possano stazionare nella fascia di ore più calde (laddove possibile, per esempio in cantieri edili grandi, cabine termoisolate con ricambio d'aria); garantire in ogni caso almeno delle strutture ombreggianti;
  2. Anticipare nei limiti del possibile l'orario di inizio dell'attività lavorativa al mattino, almeno nei mesi di luglio e agosto, ampliando l'intervallo mensa o in alternativa prevedendo per i mesi estivi un articolazione dell'orario su 6 anzichè su 5 giorni (7-13);
  3. Evitare che le lavorazioni più faticose vengano eseguite nella fascia oraria 13-17;
  4. Fatta salva la necessità di garantire servizi di interesse pubblico immediato (Interventi di VV.FF., Ambulanze, Interventi di emergenza su impianti etc), è necessario prevedere la possibilità di sospensione delle attività lavorative all'aperto in caso di raggiungimento della soglia di allarme, il cui valore è 360 µg/m3;
  5. Allontanare i lavoratori a maggior rischio respiratorio (bronchitici cronici, asmatici etc), previo parere del medico competente, per valori superiori alla soglia di attenzione (180 µm3).



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