| Nella seconda metà degli anni Quaranta dell'800, mentre
Firenze era coinvolta come il resto della penisola italiana nel
processo risorgimentale, l'amministrazione comunale
e l'ingegnere di circondario si
dedicarono alla riparazione dei danni dell'alluvione del 1844,
cercando di impedire il ripetersi di simili disastri. Prima di
tutto, furono restaurate e rialzate le spallette, facendo però
attenzione alle "amenità del passeggio e alla visuale delle case". A
tale scopo, il gonfaloniere propose nel dicembre
1845 di costruire un marciapiede "rilevante sul piano attuale della
strada e aggettante sopra mensole di pietra o di ferro fuso dalla
parte del fiume" per il tratto dal Ponte Vecchio al ponte alla
Carraia. A ciò si sarebbe aggiunto il "taglio delle fabbriche", per
rendere più rettilineo il nuovo marciapiede. La spesa prevista era
però troppo elevata e ci si limitò a restaurare e rialzare le
spallette ove necessario, rialzando il piano stradale. Per prevenire
successive inondazioni furono inoltre chiuse le comunicazioni tra
l'Arno e le case dei privati situate lungo il suo corso, diminuendo
gli sbocchi delle fogne, munendole nel frattempo di cateratte. Tutto
ciò richiedeva la costruzione di un grande emissario "scaricatore
delle acque impure al di sotto della città". Oltre a costruire delle
cateratte alle porte alla Croce e S. Niccolò, restaurando le mura
che formavano un argine al fiume, fu realizzato lo scalo alla gora
dei mulini dei Renai, per tirare a riva velocemente le barche in
caso di pericolo. L'ingegnere di circondario preparò un
registro per segnare ogni giorno l'altezza delle acque dell'Arno, le
condizioni atmosferiche ed altre informazioni utili a studiare e a
controllare lo stato del fiume. |
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Relazione
dell'ingegnere di circondario
del 31 ottobre 1846 in merito al
registro da compilarsi per il controllo dell'Arno,
e riproduzione del fac-simile
( ASCFi, Gonfaloniere, 525, c. 416
m. ) |
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Stampa
dell'alluvione del 1864
( ASCFi, AMFCE, 2329
(cass. 60, ins. M) ) |
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